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Il pane perduto di Edith Bruck

14 aprile 2021

Denso, veloce ed epico, il romanzo memoir di Edith Bruck nella dozzina dello Strega e sugli schermi di PDESocialClub

Come si fa a rinchiudere una vita in 126 pagine? Bisogna essere Edith Bruck, avere la sua forza narrativa e forse avere adottato una lingua non sua come l’italiano, lei ungherese di nascita, che le permetta di porre la giusta distanza tra la scrittura, la memoria, e la rovente grana dei fatti.

Così si riesce a scrivere un libro denso e insieme veloce e ampio come Il pane perduto, pubblicato da La nave di Teseo ed entrato a vele spiegate nella dozzina del Premio Strega 2021, che presenteremo con l’autrice a dialogo con Pierluigi Battista. L’appuntamento è per giovedì 22 aprile alle 18.00, in diretta streaming per PDESocialClub sulle pagine Facebook di La nave di Teseo, PDE e delle tante librerie che stanno accettando di condividere la presentazione. Come sempre, l’incontro si potrà seguire anche dalla home page del nostro sito e sul nostro canale YouTube.

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Così si riesce a raccontare l’infanzia felice, l’addensarsi dell’ombra – prima l’affermarsi del nazionalismo, poi l’alleanza con il tremendo vicino nazista, poi il conclamato antisemitismo, le leggi discriminatorie, l’inizio della persecuzione, la deportazione – e poi lo sprofondo nelle tenebre della Shoah, il lager, Auschwitz, con il suo corollario di orrore, di violenza, di fame, di morte, di tenace, caparbia volontà di sopravvivere. E ancora le marce della morte e infine la liberazione, con la fuga degli aguzzini e l’arrivo dei liberatori.

E siamo “solo” a metà del libro: con i pericoli che non finiscono neanche allora, per una ragazzina sola nel caos della Polonia e della Germania dell’immediato dopoguerra. La giovanissima Edith attraversa l’Europa e torna in Ungheria per scoprire che per lei non c’è più posto. I suoi cari sono morti o dispersi chissà dove. Gli ungheresi guardano con sospetto, paura e un aggressivo senso di colpa chi torna “da là” e i pochi scampati non hanno la possibilità di farsi carico anche di lei. Edith approda in Israele, dove sta nascendo lo stato ebraico, ma neppure lì trova pace – e come potrebbe? – e così via di nuovo, in cerca di un luogo dove poter tornare a vivere, in cerca di una stabilità che le sembra negata, da Atene a Istanbul da Napoli finalmente a Roma e all’incontro risolutivo.

Ma questo il lettore se lo dovrà scoprire da solo al termine del lungo viaggio picaresco in compagnia di Edith. Migliaia di giorni, migliaia di chilometri, centinaia di incontri miracolosamente condensati in poco più di cento pagine che hanno il respiro dell’epica ma la scarna precisione di una degna conterranea di Agota Kristof.

Edith Bruck, “Il pane perduto”, La nave di Teseo