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Francesco Guccini è il tempo

7 aprile 2021

Daria Addabbo e Gino Castaldo ripercorrono i luoghi e le stagioni di Francesco Guccini in un libro fotografico: ne parliamo in diretta streaming il 15 aprile

«Guccini è il tempo. È la sua vera ossessione, la grammatica che detta implacabile lo sviluppo dei suoi versi. È il sottotesto poetico della sua intera storia. Non c’è strada che tenga, non c’è osteria, non c’è bottiglia o amico, non c’è racconto, risata e sberleffo, non c’è America né Costantinopoli, non c’è provincia, viaggio o notte buia che tenga, non c’è nulla al di fuori della beffarda cornice del tempo». 

Sono parole di Gino Castaldo, giornalista, conduttore radiofonico e critico musicale, che firma l’introduzione di Un altro giorno è andato. La stagioni di Francesco Guccini, libro fotografico della fotogiornalista Daria Addabbo, che un paio di anni fa aveva pubblicato sempre con Jaca Book uno strepitoso volume dedicato a Bruce Springsteen.

In qualche modo, la tematica del tempo è sempre presente nelle canzoni di Guccini. I suoi testi parlano di memorie, incontri, radici, storie, luoghi, filtrati dalla nostalgia, in una sorta di disgiunzione temporale. 

È proprio questo l’aspetto del lavoro del cantautore non solo celebrato, ma anche indagato in modo inedito in Un altro giorno è andato, del quale parleremo in diretta streaming il 15 aprile, insieme a Gino Castaldo, Daria Addabbo e il giornalista e saggista Franco Bergoglio. L’appuntamento è alle 18.00 sulle pagine Facebook di Jaca Book, PDE e di tutte le librerie che aderiscono a #PDESocialClub. L’incontro si potrà seguire anche dalla home page del nostro sito e sul nostro canale YouTube.

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L’oggi dove è andato l’ieri se ne andrà

Ma come è nato Un altro giorno è andato? Più di dieci anni fa, lungo la via Emilia, a Daria Addabbo venne l’idea di un viaggio fotografico alla ricerca delle immagini “descritte” nelle canzoni di Guccini. Molti dei suoi testi, infatti, tratteggiano alcune “porzioni di spazio”. Inquadrature, per chi, come Addabbo, si occupa di fotografia.

Inquadrare, d’altronde, significa essenzialmente selezionare un pezzo di racconto, metterlo dentro una cornice, renderlo una scena nel tempo e congelarlo così come appare in quel preciso momento.

È quello che ha fatto Daria Addabbo, con un progetto fotografico che si propone di aprire una riflessione sul tempo che, in continua evoluzione, modifica costantemente il mondo circostante, lasciando tracce materiali. 

«E un altro giorno è andato, la sua musica ha finito/Quanto tempo è ormai passato e passerà/Le orchestre di motori ne accompagnano i sospiri/L’oggi dove è andato l’ieri se ne andrà» canta Francesco Guccini. 

Un altro giorno è andato è, dunque, un viaggio fatto di immagini, parole e musica, alla ricerca dell’oggi, sulle tracce di quello che è stato ieri. Magari di quello che sarà domani. Perché nel guardare le bellissime fotografie di Addabbo, possiamo forse scomodare anche il concetto di hauntology di derridiana memoria, descritto da Mark Fisher come «nostalgia per il futuro perduto».

Il volume è infatti composto da immagini a tutta pagina affiancate dalla citazione di un verso di Francesco Guccini. Si tratta di istantanee in cui il passato “infesta” il presente. Di un racconto fatto di luoghi che cambiano con il susseguirsi delle stagioni – dell’anno, della Storia e della stessa esistenza – con lo sguardo rivolto verso il futuro. 

Ieri, oggi e domani, scrive Daria Addabbo stessa nel capitolo finale del volume, che si chiude con un’immagine emblematica: un uomo che emerge dalla nebbia indossando una mascherina sul volto.