Indietro

Quell’amore da cui tutto ha inizio

25 marzo 2022
Quell’amore da cui tutto ha inizio

Cara Wall, autrice di Amatissimi, ospite di #PDESocialClub giovedì 31 marzo alle 18.00. Intanto vi parliamo del libro!

La protagonista del nuovo appuntamento di #PDESocialClub sarà Cara Wall, talentuosa giovane autrice che firma il suo esordio con Amatissimi, appena pubblicato da Fazi Editore. Wall sarà in conversazione con Marta Perego  giovedì 31 marzo alle 18.00. L’incontro si potrà seguire sulle pagine Facebook di Fazi Editore PDE e delle tante librerie che aderiscono a #PDESocialClub, ma anche sulla homepage del nostro sito e sul nostro canale YouTube. Intanto, ve lo racconta per noi Giulia Passarini.

________________________________________________________________________

di Giulia Passarini

«Charles, James, Nan e Lily avevano visto la chiesa per la prima volta durante la tempestosa fine dell’inverno del 1963, quando i rami e gli edifici si stagliavano netti contro la neve grigia della città»

A New York, e più precisamente all’incrocio fra la Quinta Avenue e la Dodicesima Strada, sorge la First Presbyterian Church, una storica chiesa nel cuore del Greenwich Village: è un edificio imponente di mattoni scuri, in diverse gradazioni di marrone, costruito in stile neogotico e con un ampio campanile quadrato che si staglia verso il cielo. Costituitasi nel 1716 su Wall Street, la comunità di fedeli ha trovato sede nell’attuale collocazione a partire dal 1846 ed è diventata nel secolo successivo un esempio di congregazione con lo sguardo rivolto al futuro, sostenendo le più diverse cause progressiste e ospitando dagli anni ’50 del Novecento una scuola all’avanguardia per l’educazione speciale nella prima infanzia.

Solenne e maestosa, la chiesa è circondata dal verde degli alberi e ormai perfettamente incastonata nelle strade del Village.
A poca distanza dalla Old First, spostandoci su Broadway, troviamo invece la Grace Church: fondata ed eretta all’incirca negli stessi anni ’40 dell’Ottocento, ispirata al neogotico francese, a stemperarne l’aspetto austero sono gli alberi di magnolia che sbocciano in fiori durante tutta la stagione primaverile.È proprio unendo questi due edifici e la loro storia che Cara Wall costruisce l’immaginaria – ma soltanto in parte – Terza Chiesa Presbiteriana, luogo e ambientazione principale del suo romanzo.

Pubblicato negli Stati Uniti nel 2019 per Simon & Schuster, The Dearly Beloved è il primo romanzo di Cara Wall e arriva oggi in Italia grazie a Fazi Editore con il titolo Amatissimi (traduzione di Silvia Castoldi). Sulla copertina dell’edizione italiana c’è un quadro di Hopper, Room in New York: un uomo e una donna all’interno di una stanza, insieme ma apparentemente lontani e soli, occupati e assorti ognuno in un’attività che lo allontana dall’altra, illuminati però dal calore della luce che si posa su entrambi, allo stesso modo, unendoli. Una scelta che trovo perfetta per un romanzo che riesce nell’incredibile impresa di mostrarci come la natura dei legami sia talvolta qualcosa di più definito da un raggio di luce che da una stretta di mano.

Amore come impegno

Amatissimi è la storia di due coppie, o di un quartetto: Charles e Lily, James e Nan. Charles, destinato a ricalcare le orme paterne come professore ad Harvard, all’università incontra invece improvvisamente e in maniera inaspettata i due amori cui dedicherà l’intera esistenza: Dio e Lily.

Lily, davanti al dolore della perdita dei genitori in gioventù, trova un’unica soluzione che le consenta di accettare la mancanza di senso talvolta così presente nella vita, e da sempre basa le proprie giornate su quell’unico conforto: negare l’esistenza di Dio.

James, proveniente da una famiglia semplice, vede nella Chiesa non tanto un riscatto personale quanto la possibilità di ingaggiare e sostenere battaglie in favore dei più deboli.

E infine Nan: Nan la figlia di un pastore, Nan la musicista, Nan la cui vita già prima di incontrare James era costruita e basata soltanto su tre cose: la famiglia, la musica, Dio.

I quattro uniscono le loro vite nel momento in cui Charles e James, entrambi ministri del culto, vengono chiamati per un ministero congiunto in una delle più antiche comunità del centro di New York: la Terza Chiesa Presbiteriana del Greenwich Village.

Saranno proprio le differenze, le incomprensioni, le sfide a cementare nel corso di un’intera vita passata insieme il legame inscindibile fra quattro persone che a dispetto di qualsiasi razionalità si troveranno a essere una lo specchio per l’altra, e a rinsaldare i rapporti proprio in forza di un sentimento che affianca lo scambio dialettico e infine lo supera. Quella di Amatissimi è una storia che racconta di come l’amore diventi impegno, e di come l’impegno rinnovi costantemente, ogni giorno, il ricordo di quell’amore da cui tutto ebbe inizio.

Cara Wall

Come si formano legami

«Per l’intera durata del loro matrimonio, si era chiesto se Lily avesse da offrirgli tanto quanto gli offriva Dio. E adesso, a quanto sembrava, gli stava offrendo di più».

La struttura del libro ricalca in qualche modo la formazione del legame fra i protagonisti, ma forse più in generale di tutti i rapporti umani: nella prima parte le storie di Charles, di James, di Nan e di Lily procedono infatti a capitoli alternati, focalizzati su ciascuno di loro, entità separate che si formano attraverso un’infanzia e un’adolescenza proprie, lontani gli uni dagli altri. Col procedere delle pagine, man mano che i personaggi si incontrano, anche la narrazione si unisce fino a diventare pian piano una sola.

E in effetti, cosa unisce se non i legami con le altre persone? Lo spazio narrativo creato da Cara Wall riesce a darci esattamente la misura di come si salda un rapporto fra quelle che fino a poco prima erano quattro esistenze separate. Un po’ come prendere un’unica strada. Nella scrittura. E così nella vita. 

«Era quella la differenza tra loro due, l’architettura fondamentale che Nan non era mai riuscita a espugnare. Lei era cedevole, Lily inflessibile. Lei oscillava, Lily era un filo a piombo. Perfino in quel momento Nan si rendeva conto che si stava guardando attorno, in cerca di un rinvio; Lily avrebbe già capito che avevano raggiunto un epilogo».

I quattro protagonisti di questo libro non potrebbero essere più diversi e, a prima vista, peggio assortiti.
Charles è un uomo dalla fede solida, forte, rivolta all’interno; James è un uomo pratico, la cui posizione di pastore si riempie di significato nella lotta in favore del prossimo. In una scena molto bella e colma di significato, i due uomini si apprestano a salire per la prima volta sul pulpito: Charles, saliti i gradini che lo separano dall’estremità, con l’occhio all’enorme navata vuota, si sente dapprima avvolto e poi protetto dalla vastità – effettiva e spirituale – del luogo; James, al contrario, avverte una sensazione di inquietudine e paura, quasi che il banco lo imprigionasse, lui che ha sempre fatto delle azioni più concrete e rivolte all’esterno il proprio modo di porsi nel mondo.
Allo stesso modo anche Lily e Nan sono due donne dai caratteri opposti: Lily, indipendente, testarda, scostante e fiera, elettrizzata dalla grande città e dalla possibilità di scomparirvi; Nan, protesa verso gli altri, sempre un passo verso la speranza, bisognosa di radici e del sostegno chiuso di una piccola comunità.
Eppure, man mano che passano gli anni, tutti e quattro trovano il modo di creare un legame sempre più saldo, prendendo talvolta la forma degli altri e lasciando loro un po’ della propria. 

Un romanzo sulla spiritualità

Amatissimi non è soltanto la storia di quattro persone, di due matrimoni, di una vita insieme. È un romanzo che tratta in maniera profonda e articolata l’amore, la fede, il rapporto dell’uomo con Dio. È un romanzo sulla spiritualità, molto più che sulla religione. È una storia che indaga le relazioni, il modo di rapportarci agli altri. Come si può creare un gruppo in così stretta connessione e vicinanza quando le singole persone sono così diverse tra di loro? Come si può amare allo stesso tempo Dio e una donna che ne nega l’esistenza? Quanti e quali sono i modi per guidare una comunità di persone? È necessaria la fede, e quanto salda, e in chi o in che cosa?

La cosa più sorprendente di questo romanzo non, ovviamente, è la risposta alle domande qui sopra. È, piuttosto, il dispiegarsi delle possibilità.

È che le cose succedono, nonostante tutto.
È iniziare a fidarsi anche di chi non corrisponde in maniera esatta ai nostri punti di riferimento.
È trovare nuovi modi per adattare i modelli preposti a noi stessi.
È capire che la guida di una comunità può avere la forma della fede e dell’amore ben saldi ma anche quella dell’aiuto al prossimo sorretto da una spiritualità vacillante. 

«Questo libro meraviglioso ha tutto ciò che è più difficile da trovare in letteratura: matrimoni felici sostenuti da un amore duraturo, amicizie consolidate che reggono di fronte alle sfide, esplorazioni sfumate della fede religiosa, personaggi che si sforzano di fare del bene agli altri mentre combattono i propri demoni».
(Matthew Thomas)

Il prologo e l’epilogo di questo libro iniziano con lo stesso avvenimento, quasi con le stesse parole, nello stesso giorno: il giorno in cui morì Charles Barrett. All’inizio non li conosciamo, e crediamo che tutto sia perduto; arrivati alla fine sappiamo tutto di loro, e ci è chiaro che quel vincolo indissolubile, creato nel corso di una vita, ogni giorno, con molta cura, è ciò che permette a chi rimane di non sentirsi mai lasciato solo, alla deriva.