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Tornare in libreria

24 giugno 2020

Ilaria Rossetti, la Libreria Sommaruga, la prima presentazione post Covid

Piano piano, sommessi, iniziano a tornare gli incontri in libreria. All’aperto, magari, con tutte le cautele e le profilassi del caso, ma tornano.

Il primo di cui abbiamo avuto notizia ha avuto luogo nella serata di lunedì 22 giugno a Lodi, organizzato dalla benemerita Libreria Sommaruga, Alda Carisio e Michela Sfondrini le due libraie.

Alle 21 i tavolini del Caffè Letterario di via Fanfulla si sono riempiti di lettori ed è partita la presentazione dell’intenso romanzo d’esordio di Ilaria Rossetti, Le cose da salvare, vincitore della quarta edizione del premio Neri Pozza e pubblicato, va da sé, dall’editore eponimo (ne abbiamo parlato qui).

Abbiamo chiesto alla Libreria Sommaruga di raccontarci questa nuova prima volta. Ecco com’è andata, nel racconto di Michela Sfondrini e nelle fotografie di Simona Iurlaro.

Michela, Ilaria e Alda: la Libreria Sommaruga, in una foto di Miki Golden

Alle ore 18 prove dell’impianto audio, alle 19 spostamento dei tavoli, rigorosamente da distanziare e alle 20 ci siamo ritrovati pronti ed emozionati all’idea che di lì a poco si sarebbe cominciato. Non ricominciato – perché impossibile sarebbe stato riprendere da dove siamo stati costretti a interromperci ormai quasi quattro mesi fa – ma cominciato. Come un secondo primo giorno di scuola.

Ieri Ilaria Rossetti, intervistata da Federico Gaudenzi, ha finalmente presentato il suo libro Le cose da salvare, in presenza, di fronte a un pubblico di lettori in carne e ossa: sguardi diretti, silenzio da grandi occasioni, sorrisi di riconoscimento tra persone che da settimane non si incontravano, pazienza in coda per entrare, attenzione ma non timore, mascherine come d’obbligo ma anche vestitini estivi, canottiere, Autan, voglia di una bibita o di un caffè.

Settantacinque posti a sedere, tutti occupati, tutti distanziati, da scegliere liberamente e poi… buio in cortile, parla Ilaria, parlano le sue parole, parla il libro che ci ha portato lì, finalmente, di nuovo.

È stato come andare in bicicletta senza allenamento: ci si sente un po’ straniti, in un primo momento, poi ci si ricorda cosa si deve fare e come, escono le parole, si prende il ritmo e non si pensa più. Si ascolta, si parla, si vive, prende vita il libro che in molti hanno già letto e che, ci hanno detto in molti, rileggeranno dopo ieri sera.

È il libro giusto, per contrappasso: racconta la storia di un uomo che, costretto ad abbandonare la sua casa, dopo il crollo improvviso del ponte che la sovrasta, vi si barrica e non ne esce più. A un anno di distanza dal suo gesto una giovane giornalista viene incaricata di intervistarlo, di stanarlo, in un certo senso.

Il libro giusto in un tempo, quello che ci siamo appena lasciati alle spalle, in cui siamo stati costretti a barricarci, rinchiuderci, fare i conti con le cose da salvare, e con quelle da lasciar andare.

Domande, risposte, letture a voce alta, il tempo è volato, ci si è ritrovati, ci si è riconosciuti, abbiamo capito che farlo – ritrovarci insieme, dal vivo – è stato più facile di pensare di farlo e che lo rifaremo.

Buona la prima, ora galoppiamo verso la seconda e grazie a Ilaria Rossetti, a Federico, a Dario, a Claudio, a Marta, al Caffè Letterario che è stato luogo magico per una serata speciale.

Michela 

Ilaria Rossetti, Le cose da salvare, Neri Pozza