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I libri non bruciano. Al massimo brucia la carta

7 novembre 2019

Centocelle: data alle fiamme per la seconda volta la libreria La pecora elettrica. La marcia dei lettori.

Roma, Centocelle, quartiere problematico tra criminalità organizzata, degrado e una forte e organizzata presenza neofascista. Però non è che a Centocelle siano tutti gangster, fascisti o vittime silenti. Ci sono tanti che vivono, pensano e agiscono per “abolire lo stato di cose presente”, come diceva un filosofo tedesco più di un secolo e mezzo fa.

Tant’è che proprio a Centocelle apre la libreria “La pecora elettrica”: un’insegna che è già un programma, con quel bel riferimento al romanzo di Philip K. Dick da cui è stato tratto l’epocale film Blade Runner. E sotto l’insegna libri, tanti libri accuratamente selezionati, sedie e microfono per le presentazioni, un piccolo spazio bar, tavoli per il coworking. Nel giro di poco la libreria diventa un presidio di cultura e socialità nel quartiere, un luogo dove andare e dove stare, dove parlare e discutere. Una vetrina illuminata, che illumina le vie del quartiere e le idee di chi al buio non intende rassegnarsi. Ma una presenza intollerabile per chi nel buio, delle vie e delle idee, vive e prospera.

Per questo La pecora elettrica è stata bruciata per la seconda volta nel giro di pochi mesi. La prima volta era successo, e la data è significativa, il 25 aprile. Questa volta la sera prima della riapertura, dopo mesi di lavoro per ricostruirla.

Chi ha dato fuoco a La pecora elettrica? I fascisti? I mafiosi? I mafiosi fascisti? Saranno, speriamo, gli inquirenti a dare il più velocemente possibile una risposta. Poco cambia. Aprire una libreria a Centocelle è di per sé un atto politico. Dare fuoco a una libreria, a Centocelle come in qualsiasi altro luogo, è di per sé un atto politico. Chiunque sia ad attivare l’innesco.

Ieri a Centocelle si è svolta un’impressionante manifestazione di solidarietà, a tutti gli effetti una marcia dei lettori con la partecipazione di migliaia di cittadini del quartiere e di tutta Roma. Una risposta politica a un atto di per sé politico. E il segnale che i seminatori d’odio e i coltivatori di ignoranza e pregiudizio non hanno ancora vinto, non vinceranno.

Ora i soci de La pecora elettrica si rimetteranno al lavoro per ricostruire, per la terza volta, la loro libreria. Cercheremo di non lasciarli soli.