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Letture d’estate 6: Le signore della scrittura

3 agosto 2018
Letture d'estate

Recuperi estivi. Si parte con una manciata di autrici, famosissime o quasi sconosciute quando non esordienti, tutte assai brave.

Adesso, non dite che ad agosto sarete impegnati full time in trekking estremi, traversate oceaniche e tempestose, viaggi salgariani su fiumi tropicali tra thugs e gaviali, curari e pirañas. Tra riviere e colline, mangiarini e sonnellini, il tempo per leggere non mancherà. E anche nello zaino più spartano, il posto per un paio di volumi si trova sempre. Così come sempre, persino nel mezzo di una transat o sulla via della seta, arriva il momento di volare altrove grazie alle pagine di un libro.

E allora niente di meglio che approfittare dell’unico momento dell’anno in cui non si è pressati dall’ultima novità per correre in libreria (fino a fine luglio sono tutte aperte e tantissime restano aperte persino ad agosto) e riscoprire i titoli usciti nei mesi precedenti e trascurati per i soliti motivi: distrazione, impegni, altre novità più “urgenti”, budget già prosciugati.

Sappiamo che in questo caso non c’è niente di più divertente e gratificante che andare alla ventura tra tavoli e scaffali, ma qui sotto ci permettiamo di consigliare qualche titolo dai cataloghi PDE.

Le classiche

Libri dimenticati di grandi e celebrate autrici, titoli un tempo famosissimi e tutti da riscoprire, giganti che hanno vissuto ai margini per una vita e solo ora vedono arrivare il tempo della gloria, quasi sempre postuma. Se un tempo si pensava che i lettori fossero perlopiù lettrici, oggi possiamo tranquillamente dirci che anche gran parte dei grandi scrittori sono poi scrittrici. Qui sotto tre esempi, il gioco dell’estate sarà scoprirne dieci volte tante.

Parigi 1792. Giacobini cattivissimi, tricoteuses anche più feroci, belle aristocratiche in pericolo. Fortuna che un misterioso spadaccino castiga i perfidi seguaci di Robespierre e salva nobili e nobilesse dalla ghigliottina. Lo chiamano La primula rossa ed è al centro di un celebre romanzo inizi 900. Reazionario ma avvincente, lo scrisse la Baronessa Orczy (nome completo Emma Magdalena Rosalia Maria Josefa Barbara Orczy), lo ripubblica Fazi.

Ci sono scrittori miracolosi, che riescono a raccontare storie e vite lunghe decenni in poche, pochissime pagine e a dare al loro racconto il respiro della saga. È così per Irène Némirovsky, che nel suo La commedia borghese (Passigli) narra la storia di Madeleine, prima ragazzina nella casa dei genitori, poi donna sposata e madre e infine nonna. Finché “la sera sembra calare di colpo, e tutto svanisce”. Intensità, profondità e sintesi su una storia che sembra fatta di niente.

Le inglesi intrepide a cavallo tra XIX e XX secolo affrontano le storie di famiglia con lo stesso piglio curioso e svagato con cui viaggiano per paesi disagiati e avventurosi. Prendete Rebecca West, famosa per una sua storia della Jugoslavia scritta e pubblicata negli anni Trenta, e il suo La famiglia Aubrey (Fazi): papà, mamma, una sorella maggiore, due gemelle e un fratellino minore. Poveri e simpatici, poco propensi al lavoro ma vocatissimi per ogni tipo di arte, dalla scrittura al pianoforte, con l’eccezione della bellissima primogenita Cordelia. Ce n’è per tre puntate, ma già al primo volume è amore a prima vista!

Le moderne

In attesa di diventare delle classiche, ci portano alla scoperta di storie, personaggi, sprofondi esistenziali e stilistici. Ogni grande libro è un libro contemporaneo, ma non pochi libri contemporanei sono anche dei gran libri.

Evelyn McHale è entrata nella storia della fotografia e della cultura nell’istante preciso della sua morte. Nessuno la conosceva, era una giovane donna in procinto di sposarsi nell’America dell’immediato dopoguerra. Sennonché, un giorno è salita in cima all’Empire State Building  e si è buttata di sotto. Atterrata sul tetto di una macchina, che ne assorbe il colpo, per alcuni secondi il suo cadavere manterrà un’innaturale, assurda compostezza e bellezza. Il tempo, per un fotografo di passaggio di immortalarla  e vendere lo scatto a Life Magazine. È subito copertina, e sarà leggenda, Andy Warhol, cultura popolare. Povera Evelyn, espropriata anche del suo cadavere. Ci voleva la sensibilità di una scrittrice brava come Nadia Busato e il suo Non sarò mai la brava moglie di nessuno (SEM) per restituirle la sua vita, le sue scelte, la sua morte.

D’altra parte, “uno scrittore è una voce”. Non ditelo a Letizia Muratori, una scrittrice che è tutta voce. Come se venisse di persona a casa vostra a raccontarvi, divagando, divertendosi e divertendovi, le sue storie efferate. Provare con Spifferi per credere (La nave di Teseo). In questi felicissimi racconti riesce in un miracolo ulteriore: a raccontare “l’altro” – un ricco russo, e soprattutto la sua ventenne amante ucraina, un gruppo di rifugiati africani al fondo del fondo di una provincia lombarda e alpina, uno stalker psicopatico a Roma – senza mai rinunciare alla voce della sua narratrice in primissima persona. E mettendoci pure un sacco di fantasmi.

Una sorpresa in compenso sono i racconti di Laura Morante. La conoscevamo come una delle attrici più intense e, si può dire?, belle del cinema e del teatro italiani, ma con i racconti di Brividi immorali (sempre La nave di Teseo) si rivela una strepitosa narratrice. E come nelle migliori ricette letterarie, la sorpresa, lo scarto, l’imprevisto fanno la loro irruzione nella trama del quotidiano. Basta un volto che si sposta nel semibuio di un cinema, basta il microincidente a un vasetto di yogurt, lo smarrimento di una gatta e il mondo muta, colori, rumori, vibrazioni dell’aria diventano altro, diventano musica.

Musicale è anche lo stile che la catalana Tina Vallès ha scelto per il suo celebrato e premiato romanzo La memoria dell’albero (Solferino). Brevi capitoli come frasi su una partitura per raccontare l’intenso rapporto tra Jan, ragazzino che cresce e Joan suo nonno, che piano piano se ne va, e il lento invertirsi dei ruoli. Giorno dopo giorno è Jan a prendersi cura del nonno che, giorno dopo giorno, si fa albero, memoria che deve passare, come la linfa vitale di un salice di tanti anni prima, da una generazione alla successiva.

Ancora bambini, e ancora la necessità di uno sguardo e di una voce femminile nel quarto libro della messicana Valeria Luiselli pubblicato in Italia. L’editore è La nuova frontiera e il titolo è Dimmi come va a finire. Un libro in quaranta domande. Le domande sono quelle che Luiselli pone ai bambini soli e senza documenti che incontra come interprete volontaria presso il tribunale dei minori di New York. La prima domanda è “Per quale motivo sei venuto negli Stati Uniti?”. Un libro di grande scrittura e insieme un concreto atto politico.