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Skira e Chargeurs insieme per ripopolare le mostre

5 dicembre 2022
Skira e Chargeurs insieme per ripopolare le mostre

Come si sta muovendo il comparto di mostre ed editoria d’arte oggi, dopo la forte crisi legata alla pandemia? Ne parliamo con Massimo Vitta Zelman, Presidente di Skira.

Attraversato il terribile periodo della pandemia, che ha messo in seria difficoltà chi organizza mostre e le case editrici di libri collegati alle mostre e agli eventi museali, il mondo lentamente è ripartito. Musei e gallerie sono tornati a popolarsi, introducendo qualche novità interessante e proponendo addirittura qualche sorpresa. Per esempio, possiamo ricordare il notevole successo di una mostra per nulla scontata come Joaquín Sorolla – Pittore di luce a Palazzo Reale, Milano, conclusasi lo scorso giugno, il cui catalogo è stato pubblicato da Skira. O ancora, grandi eventi di cui Skira ha curato sia l’organizzazione, sia l’edizione del catalogo, come la raffinatissima esposizione di fotografie di Richard Avedon, Relationships, inaugurata in pompa magna a Palazzo Reale a settembre, durante la Fashion Week.

Ne abbiamo parlato con il Presidente della casa editrice Skira, Massimo Vitta Zelman, chiedendogli come si sta muovendo l’intero comparto di mostre ed editoria d’arte.

Massimo Vitta Zelman

Cosa ci può dire di questo progressivo ritorno alla normalità?

Il 2020 e il 2021 sono stati anni tragici non soltanto per il comparto delle mostre, ma per tutto il turismo artistico, inclusi i musei e i luoghi d’arte. E se il governo è stato relativamente generoso con i produttori di mostre, attraverso ristori che hanno ripianato le gravi difficoltà, non lo è stato invece con gli editori d’arte, considerando la grave situazione dell’ultimo biennio. Detto questo, si sta effettivamente ripartendo. Nel primo semestre del 2022 abbiamo riscontrato ancora un ritardo rispetto alle normali affluenze e alle normali risposte.

Per esempio, la nostra grande mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento Veneziano a Palazzo Reale, nell’esatto periodo e nell’esatto spazio in cui nel 2019 avevamo allestito la mostra su Antonello da Messina, ha registrato il 40% di visitatori in meno. E questo è stato determinato da una serie di fattori: ancora non partecipavano le scuole, per ragioni abbastanza comprensibili, vista le difficoltà legate alla pandemia, e per lo stesso motivo si registravano meno visite di gruppi, che normalmente alimentano le mostre nei giorni feriali.

C’è poi stata una lunghissima estate, cominciata a marzo e finita a ottobre, che ha portato molti a prediligere weekend all’aria aperta, piuttosto che gli spazi interni dei musei. Detto questo, si sta ripartendo. La mostra Joaquín Sorolla – Pittore di luce è un caso emblematico, perché si rivolge a un pubblico qualificato. Si tratta di un pittore poco o per niente conosciuto in Italia, pur essendo l’impressionista spagnolo per definizione e particolarmente amato in Francia. Nel nostro paese il pubblico qualificato lo ha sostanzialmente scoperto in occasione della mostra milanese, è partito un grande passaparola e gli esiti che abbiamo riscontrato, per esempio, sulla vendita del catalogo, sono stati felicemente  anomali rispetto a quelli degli ultimi anni.

Scatto da lla mostra di Richard Avedon, Relationships

Insomma, soprattutto nel caso delle mostre più popolari, è avvertibile ancora un certo ritardo rispetto ai numeri usuali. Raggiungere il punto di pareggio, dovendo finanziare interamente ogni singolo euro per ogni singolo aspetto della manifestazione, come avvenuto negli ultimi anni per le grandi mostre d’arte,  pone oggi, evidentemente, alcuni problemi in più,  che ci obbligano a cercare un più saldo sostegno nel dialogo con le istituzioni, che sono la nostra controparte pubblica, e in quello  con gli sponsor. In questo senso, l’esposizione di fotografie di Richard Avedon ha potuto contare su un  rapporto con il Comune di Milano leggermente più favorevole e su un forte appoggio dello sponsor Versace, che ci ha aiutati sia a far crescere l’evento nel mondo della moda, sia a tenere il punto di pareggio a livelli più sostenibili.

Oltre a programmare nuove mostre e iniziative editoriali, proprio a ridosso dell’estate  Skira ha preso un’altra decisione strategica, ossia la cessione dell’80% delle quote al gruppo francese Chargeurs, una delle maggiori imprese culturali al mondo. Cosa implicherà questo cambiamento della compagine societaria e cosa resterà immutato?

Allo stato attuale dei fatti, mantengo il 20% del capitale della società e sono stato confermato Presidente e Amministratore Delegato con poteri pressoché identici a quelli di prima, mentre mio figlio Filippo è stato nominato Direttore Generale. Questa operazione è nata e si è chiusa in un lasso di tempo straordinariamente breve rispetto ad altre analoghe, perché tutto è cominciato alla fine di maggio e abbiamo firmato il 20 luglio. Io volevo garantire a questa società un futuro solido. Ritenevo, e ne sono sempre più convinto, anche grazie a questo dialogo iniziale con Chargeurs, che la vera peculiarità di Skira rispetto al resto del mondo editoriale che opera nel settore artistico è la cosiddetta over nationality, cioè il fatto di avere una sigla che pubblica in quasi tutte le lingue del mondo: in italiano, inglese, francese, tedesco, ma anche in norvegese, quando si tratta di realizzare il grande catalogo del giubileo di Munch, e in arabo, per il volume sul Louvre Abu Dhabi.

Questa riconoscibilità internazionale della sigla si sposa in maniera straordinaria con le caratteristiche di quella parte del gruppo Chargeurs che si chiama Chargeurs Museum Studio. Si tratta di un insieme di cinque società, sei adesso, con Skira, che si rivolgono al sistema museale mondiale e che sono specializzate nella creazione di contenuti di design, di comunicazione, di gestione dell’immagine, di nuove realtà museali. Per esempio, se il sultano dell’Oman – cito dei casi specifici – vuole realizzare un museo che metta insieme le origini archeologiche del luogo e la realtà contemporanea, Chargeurs realizza un museo con queste caratteristiche.

Oppure, per venire a realtà più consolidate, se lo Smithsonian Institute vuole realizzare un progetto museale destinato alla cultura afroamericana, si rivolge a Chargeurs. Evidentemente, la possibilità di sommare a tutti i servizi che già offrivano anche il versante editoriale, cioè la realizzazione del catalogo, la promozione delle mostre e l’organizzazione o supervisione del bookshop, si rivela un arricchimento dell’offerta decisivo . A questo si lega anche la comune attenzione che abbiamo nei confronti delle nuove tecnologie e delle loro applicazioni al nostro mondo, dai virtual tour alle mostre immersive. Vedo, quindi, un saldo legame fra le strategie internazionali di Chargeurs e quello che Skira adesso potrà aggiungere come brand. Per non dire del prestigio internazionale del marchio Skira.

Scatto dalla mostra Joaquín Sorolla – Pittore di luce a Palazzo Reale

Invece, quali novità salienti ci aspettano in libreria da qui a fine anno. Quali uscite importanti per il pubblico italiano?

Il titolo forse più importante per il mercato librario è il volume unico Fotografia. Due secoli di storia e immagini, sulla storia della fotografia dalle origini alla fine del Novecento, al quale seguirà un secondo volume sull’evoluzione del mezzo fotografico nello scenario contemporaneo. Curato da Walter Guadagnini ed edito nell’ambito della nostra partnership con Intesa Sanpaolo, Fotografia. Due secoli di storia e immagini è veramente una reference straordinaria. Per quanto riguarda il mondo non specializzato, pubblicheremo un libro spettacolare sul paesaggio e i parchi in Africa.

Devo anche dire che, soprattutto per quello che riguarda certe mostre, non si parla di catalogo, ma di libro edito in occasione della mostra stessa: credo che il volume di Richard Avedon, che contiene 100 delle sue immagini più iconiche, con ritratti dei grandi della cultura, della politica, del cinema, sia a tutti gli effetti un goloso boccone che ci accompagnerà ben dentro alle vendite natalizie.

Potete ascoltare una versione audio della nostra intervista nel decimo episodio del nostro podcast magazine Indie – Libri per lettori indipendenti.