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Rubbettino, 50 anni di storia

25 novembre 2022
Rubbettino, 50 anni di storia

La casa editrice calabrese compie mezzo secolo di attività: abbiamo intervistato l’editore Florindo Rubbettino.

Il 2022 è l’anno del cinquantenario per la casa editrice fondata nel 1972 a Soveria Mannelli, in Calabria, da Rosario Rubbettino e oggi condotta dal figlio Florindo. In principio era una tipografia affiancata da una piccola casa editrice, poi Rubbettino si è trasformata negli anni, fino a imporsi nei campi di economia, politica e scienze sociali, ma senza trascurare, soprattutto negli ultimi anni, un’interessante produzione letteraria. Abbiamo chiesto di raccontarci questa storia lunga mezzo secolo all’editore stesso, Florindo Rubbettino.

Quali sono state le linee evolutive della sigla Rubbettino in questi lunghi 50 anni?

È un po’ una di quelle tante storie italiane di impresa, fatte di persone, legate a una “visione” e al territorio. Rubbettino cresce seguendo un percorso costante negli anni, individuando innanzitutto delle linee attraverso cui costruire e rafforzare il proprio catalogo. Alcune di queste sono certamente più identitarie: penso alla storia, all’economia, ma anche alla geopolitica, allo studio della società. L’idea è sempre quella di costruire percorsi che possano dare ai lettori bussole per orientarsi, provando a includere voci nuove, a bucare quelle bolle, che sono tipiche della società digitale odierna, ma che in realtà sono state sempre presenti nel dibattito culturale ed editoriale ben prima che la società digitale arrivasse. Mi riferisco al fatto che molto spesso le idee dissonanti, in un certo senso “eretiche”, non sono mai state diffuse nel dibattito pubblico italiano.

Rubbettino ha cercato di percorrere anche queste strade. Nella saggistica, con alcuni alcuni temi di riferimento, come lo studio della società aperta del mondo occidentale, oppure la cultura della legalità. E ancora, il racconto di quel grande motore italiano che è l’impresa diffusa e policentrica, che rappresenta uno dei grandi punti di forza del nostro Paese. A noi piace raccontare storie di questo tipo. Un esempio? I Florio. Storia di una dinastia imprenditoriale, uno dei nostri bestseller.

Florindo Rubbettino

Prestiamo anche grande attenzione al panorama internazionale, con importanti traduzioni di opere di studiosi e pensatori autorevoli. Da un po’ di anni abbiamo deciso di aprire alla narrativa, con un percorso di ricerca attento, che ci sta dando grandi soddisfazioni: abbiamo riproposto o riscoperto voci importanti, uscite in maniera a volte inspiegabile dal dibattito letterario.

In questi mesi rimetteremo in libreria L’assedio di Rocco Carbone (figura al centro di Due vite di Emanuele Trevi, vincitore del Premio Strega, ndr) , ma lo abbiamo fatto con Tiro al piccione di Giose Rimanelli o Gente con me di Syria Poletti, autrice argentina tra le più autorevoli della letteratura internazionale. Naturalmente, questo percorso è orientato anche alla ricerca di nuove voci. Ne abbiamo scoperte alcune che hanno avuto successo a livello internazionale, come Fabio Andina, autore di Uscirne fuori, Sei tu, Ticino? e La pozza del Felice.

A differenza di altre realtà europee, l’Italia ci ha abituati a collegare le sigle editoriali nazionali a una pluralità di città diffuse in tutto il territorio. Pensiamo a Milano, che ovviamente fa la parte del leone, ma anche la capitale Roma, e poi Napoli, Torino, Firenze, Bologna, Bari, Palermo. Tutte città protagoniste di importanti storie editoriali. Rubbettino parte e rimane legata, anche in questo caso distinguendosi e confermando nello stesso tempo una tradizione, a un minuscolo centro della Calabria come Soveria Mannelli. Come si può interpretare questa scelta? 

Questa situazione rispecchia la geografia del nostro Paese. L’Italia è una nazione policentrica, sebbene ovviamente abbia le sue capitali politiche o economiche. Ogni luogo ha la propria capacità di infondere nelle imprese delle energie identitarie, saperi che vengono dalla cultura del territorio. Nella storia di Rubbettino emerge appunto questa forte determinazione nel dimostrare che cultura, modernizzazione e sviluppo non devono fermarsi semplicemente nei grandi crocevia consolidati e conosciuti, perché la geografia non è un limite, è un valore e una ricchezza. Soprattutto, nell’esperienza di Rubbettino troviamo la volontà di rovesciare quel paradigma un po’ vittimistico che spesso investe i territori “fragili”. Mi riferisco al Mezzogiorno e, allo stesso modo, a tutte quelle aree non centrali e non urbane, diffuse anche al Nord, che non devono essere considerate necessariamente luoghi periferici e marginali.

Noi proviamo a interpretare il nostro ruolo superando i cliché etnografici dell’editore di periferia o di montagna. Siamo una casa editrice che vuole parlare al mondo, tracciare rotte anche a volte non battute da altri, coprire spazi non presidiati e guardare costantemente all’innovazione e al dialogo. Che vuole, appunto, creare ponti. Una delle responsabilità di un editore credo sia sempre quella di tracciare nuove rotte. Quale posto migliore per farlo, se non luoghi un po’ decentrati rispetto alle grandi aree urbane?

L’ultima domanda riguarda ovviamente questo cinquantenario. State preparando delle attività di celebrazione e riflessione? 

Uno dei filoni a cui prestiamo più attenzione è la storia contemporanea: per festeggiare i nostri primi cinquant’anni abbiamo pensato di inaugurare un progetto ambizioso quanto scientificamente fondato, ovvero raccontare in quattro libri la storia dell’Italia contemporanea, dal Risorgimento alla Repubblica. Il primo volume, Risorgimento: costituzione e indipendenza nazionale, a cura di Roberto Balzani e Carlo M. Fiorentino, è dedicato ai primi cinquant’anni del 1800. A questo seguiranno altri tre volumi, che copriranno il periodo rimanente, realizzati da storici autorevoli come Sandro Rogari, Gerardo Nicolosi, Giovanni Orsina, Giuseppe Parlato e Andrea Ciampani, che è anche il direttore scientifico di questa operazione. 

L’ambizione è quella di pubblicare una grande storia dell’Italia contemporanea aggiornata, che sia utile a generazioni di lettori diverse, sia come approfondimento, sia per la consultazione. Questo perché crediamo che la storia, in un momento complicato e ricco di sfide come quello che stiamo vivendo, sia sicuramente uno degli strumenti di cui il dibattito culturale di un paese ha indubbiamente bisogno. La prima uscita sarà a Più libri più liberi, e sarà sicuramente un’occasione per celebrare questi nostri primi cinquant’anni di attività. 

Un’altra bellissima iniziativa a cui abbiamo dato vita per il nostro cinquantennale è la creazione di un parco d’arte contemporanea denominato Carta, realizzato all’interno del grande spazio verde che circonda la casa editrice e affidato a una curatela internazionale. Il parco d’arte indagherà, attraverso una serie di opere di diversi artisti, il mondo tra l’universo vegetale e quello materiale della carta. Si tratta di un materiale che, appunto, trae origine dalla cellulosa, per poi diventare sostanzialmente “immateriale” attraverso i libri e il pensiero che essi veicolano. Abbiamo già inaugurato le prime due opere e questo spazio, negli anni, si arricchirà di altri pezzi e diventerà un luogo di interazione tra la casa editrice, la produzione di libri, il territorio e la comunità degli artisti internazionali che lo animeranno.

Potete ascoltare una versione audio della nostra intervista nell’undicesimo episodio del nostro podcast magazine Indie – Libri per lettori indipendenti.