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Un anno senza Roberto Calasso, un giorno senza Pietro Citati

28 luglio 2022
Un anno senza Roberto Calasso, un giorno senza Pietro Citati

Nell’anniversario della morte dell’editore milanese se ne è andato un altro protagonista del catalogo Adelphi

Un anno fa moriva Roberto Calasso, e noi lo ricordavamo QUI.

Un anno è passato, Adelphi ha continuato il suo cammino, proseguendo sulle orme di chi per tanti anni l’aveva diretta dandole la sua personale, inconfondibile “impronta” e affrontando da subito le sfide e le chiamate dei tempi presenti. Prova ne sia l’enorme successo che ha accompagnato la pubblicazione di Stalingrado, di Vasilij Grossman, capolavoro dimenticato e “primo capitolo” concluso da quell’altro incommensurabile classico che è Vita e destino. Pensiamo ai libri di Anna Politkovskaja, a partire proprio da La Russia di Putin, rinati ai vertici delle classifiche in edizione economica, irrinunciabili, cruciali guide alla Russia neoimperiale nei mesi dell’aggressione all’Ucraina. Pensiamo al lavoro di scavo nelle carte di Calasso stesso, da Bobi e Memé Scianca, usciti in libreria il giorno dopo la scomparsa del loro autore, a Ciò che si trova solo in Baudelaire e a Sotto gli occhi dell’Agnello. Pensiamo ai titoli che in quest’anno hanno alimentato la Biblioteca, la Piccola Biblioteca e Fabula, ai testi che hanno arricchito la Biblioteca Scientifica e Animalia, quei miracoli di parole e immagini che sono i libri di Imago e quegli infinitesimali scrigni di meraviglie raccolti nei Microgrammi.

Intanto questa notte se ne è andato uno dei nomi che hanno contribuito a rendere unico e inconfondibile il catalogo Adelphi, quel gran cerimoniere del gusto letterario che era Pietro Citati, maestro di biografie come quelle dedicate a Goethe e a Tolstoj, a Mansfield e a Proust per non parlare di Scott e Zelda o di Alessandro Magno, saggista sopraffino e divagante tra letteratura e storia e quotidianità, lettore inesausto di classici e di mistici, e a testimoniarlo restano i titoli delle sue raccolte di scritti, nate negli anni in Adelphi o ad Adelphi approdate da antichi cataloghi, da Il tè del cappellaio matto a La primavera di Cosroe, da La mente colorata a L’armonia del mondo.

Tra simbolo e coincidenza, la morte di Pietro Citati a un anno esatto da quella di Roberto Calasso e, volendo, a poco più di due da quella di un altro adelphiano e citatiano come Alberto Arbasino, segna il passare di un tempo irripetibile della cultura italiana. Adelphi continuerà a cambiare e a rimanere se stessa, a rimanere se stessa perché saprà cambiare. L’impronta dell’editore resterà a sigillo di una storia e di uno stile, assieme ai suoi libri e da oggi a quelli di Pietro Citati.