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Dario Argento allo specchio

10 giugno 2022
Dario Argento allo specchio

Grazie a Silvana Editoriale, che pubblica il catalogo, abbiamo visitato Dario Argento – The Exhibit, la prima mostra monografica sul maestro dell’horror

Di Cristina Resa

«Mi piace credere che i miei film possano conquistare un grande spazio nella memoria dei miei spettatori, diventando anche dopo la visione un tutt’uno con la loro vita. Credo che questa mostra possa rendere ancora più realizzabile, luminoso e concreto questo mio desiderio», scrive Dario Argento nell’introduzione della monografia edita da Silvana Editoriale che accompagna la mostra Dario Argento – The Exhibit, visitabile al​​ Museo Nazionale del Cinema di Torino dal 6 aprile 2022 al 16 gennaio 2023.

Non si tratta solo di ripercorrere la carriera – dagli esordi con L’uccello dalle piume di cristallo nel 1970, fino all’ultimo film uscito quest’anno, Occhiali neri – di uno degli autori più rilevanti nella storia del cinema di genere, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ma di mostrare quanto il suo lavoro sia diventato parte integrante del nostro immaginario. Soprattutto, di indagarne i motivi partendo da due piani: quello dell’analisi critica e quello dell’esperienza (sia dell’autore che del suo pubblico). Dunque, sia la mostra che il catalogo, lavorano su questi due livelli, che in qualche modo si intersecano. D’altronde, il cinema di Argento negli anni si è imposto sia nel discorso cinefilo che in quello accademico proprio per la potenza lisergica e anarchica capace di spingere ai limiti l’esperienza visiva e uditiva.

Curata dal Direttore del Museo del Cinema Domenico De Gaetano e dal critico Marcello Garofalo, che si sono occupati anche del catalogo, l’esposizione si propone di riflettere sull’immaginario visivo del regista romano ed esplorare tutti i “territori perturbanti”, come scrivono curatori, “che Argento ha creato tenendo conto di fatti, luoghi, segni linguistici che riportano a zone contraddistinte da un patrimonio culturale vasto, meritevole di essere messo in luce”.

Grazie a Silvana Editoriale, abbiamo avuto l’opportunità di visitare la mostra, della quale vi mostriamo qui sotto alcuni scatti. Si viene così accolti da un gigantesco coltello infilzato nel pavimento, immerso in una pozza di sangue, che riflette come uno specchio il suggestivo ambiente circostante e che costituisce l’immagine simbolo di Dario Argento – The Exhibit.

 

Quattro passi nell’orrore

Il progetto espositivo propone un discorso visivo sull’immaginario che il regista romano ha portato sullo schermo nel corso del proprio impegno cinquantennale, e si sviluppa come un percorso cronologico che prende forma anche a livello spaziale, sfruttando la rampa che porta alla cima della Mole Antonelliana, generalmente destinata ad accogliere le mostre temporanee del Museo. E in questo spazio sono raccolte parole, immagini e oggetti.

Le parole, che campeggiano sui cartelli esplicativi dedicati a ogni film, sono spesso dello stesso Argento, i memorabilia – 44 oggetti di scena, 12 preziosi manifesti e locandine originali, bozzetti scenografici, creature meccaniche, fotografie inedite e molto altro – provengono invece dal Museo Nazionale del Cinema, dall’Archivio Fotografico della Cineteca Nazionale e da numerose collezioni private, con importanti contributi da parte di professionisti del cinema quali Sergio Stivaletti, suo collaboratore storico e leggenda nel campo degli effetti speciali, il regista e sceneggiatore Luigi Cozzi, stretto collaboratore di Argento fin dagli esordi, Franco Bellomo, Pupi Oggiano, Gabriele Farina e Carlo Rambaldi, uno dei più importanti effettisti a livello mondiale.

Tra questi materiali, potreste per esempio imbattervi nella testa del pupazzo meccanico di Rambaldi che compare in Profondo Rosso, o nel bozzetto preparatorio, realizzato da Stivaletti per Phenomena, nella maschera di Patua Brückner, o ancora nella sceneggiatura di Suspiria con note autografe di Argento, o in una nicchia che raccoglie tutte le colonne sonore dei suoi film.

L’allestimento punta l’attenzione anche sui luoghi e in particolare sul rapporto strettissimo tra Dario Argento e la città di Torino, dove ha sede il Museo Nazionale del Cinema. Dalla casa dell’enigmista di Il gatto a nove code alla Piazza C.L.N., dove venne ricostruito il Blu Bar, ispirato al dipinto I nottambuli di Edward Hopper, a Villa Scott di Profondo Rosso, passando per il Giardino Lamarmora di 4 mosche di Velluto Grigio: sono tanti gli esempi che dimostrano quanto per Argento il capoluogo piemontese rappresenti un ideale estetico, “il luogo dove i miei incubi stanno meglio”, come dice lui stesso.

La monografia di Silvana Editoriale

Se da un lato abbiamo quindi l’esperienza museale diretta, che punta l’attenzione sulle immagini, le parole del regista, i materiali di scena, dall’altra abbiamo l’analisi critica, che trova il suo naturale compimento nel ricco libro-catalogo di Silvana Editoriale. Se il percorso della mostra presenta una scansione cronologica, la monografia si snoda attraverso le grandi tematiche, grazie a una serie di saggi critici che indagano la poetica e l’immaginario di Dario Argento, ripercorrendo l’intera filmografia del regista.

Dopo un’introduzione dei curatori, il primo capitolo si apre con un testo celebrativo del talento di Argento scritto da Mick Garris, regista e produttore noto per aver ideato la serie TV Masters of Horror. Segue Domenico De Gaetano, con una riflessione sulla “poetica del delirio visivo”. Marcello Garofalo affronta il tema centrale dello specchio e dello sguardo e Stefano Della Casa indaga sui luoghi e sulla geografia immaginaria dei suoi film. Piera Detassis si sofferma sull’analisi delle figure femminili, protagoniste e antagoniste, ma in ogni caso sempre perno della narrazione, mentre Roberto Pugliese punta l’attenzione sull’importanza strutturale della colonna sonora dei suoi film. Infine, Alan Jones riflette sull’impatto internazionale del cinema di Argento, mentre Domenico Monetti evidenzia e discute gli elementi formali che lo rendono tanto riconoscibile e rilevante.

Il secondo capitolo è dedicato alla riflessione sui film e sul loro universo creativo, ed è composto da una serie di schede che ripropongono il percorso stesso della mostra allestita alla Mole Antonelliana. Il terzo capitolo, invece, punta l’attenzione su un’idea di cinema come attività collettiva, accogliendo le testimonianze dei collaboratori e le dichiarazioni di grandi registi e attori che hanno condiviso la lunga carriera di Argento: l’attrice e sceneggiatrice Stefania Casini, il fotografo di scena Franco Bellomo, il regista Luigi Cozzi, il compositore e fondatore dei Goblin Claudio Simonetti, l’effetista Sergio Stivaletti, il direttore della fotografia Luciano Tovoli, lo scenografo e costumista Antonello Geleng, lo sceneggiatore Gabriele Farina e Stefano Oggiano, co-ideatore del Dario Argento Tour Locations Torino.

Completano la monografia alcune dichiarazioni di personalità di fama internazionale come Quentin Tarantino, William Friedkin, Mick Garris, Nicolas Winding Refn, Jessica Harper, Tim Burton, Asia Argento, Guillermo del Toro, Vittorio Storaro, una sezione dedicata ai fotogrammi tematici, una dettagliata biografia e, soprattutto, un’intervista esclusiva a Dario Argento realizzata dagli stessi curatori, Domenico De Gaetano e Marcello Garofalo.

Il volume, che presenta alcune foto di materiali inediti, punta a essere uno strumento complementare per godere appieno dell’esperienza di Dario Argento – The Exhibit, capace di parlare sia agli appassionati sia a un pubblico meno esperto.