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Letture per il Giorno della Memoria

27 gennaio 2022
Letture per il Giorno della Memoria

Perché è responsabilità di tutti noi preservare il ricordo

Nella tradizione ebraica si usa deporre sulle tombe, al posto di fiori, dei piccoli sassi per dimostrare che qualcuno ha visitato il luogo di riposo di un defunto, anche sconosciuto. Si tratta di un’antica usanza che risale a tempi antichissimi, quando le sepolture erano costituite da tumuli coperti di sassi impilati, che venivano via via sostituiti per garantire la loro durata nel tempo e preservarne la memoria.

Per la stessa ragione, cioè alimentare costantemente il ricordo e non permettere che venga sgretolato dal passare del tempo, ogni anni, il 27 gennaio, è stato istituito il Giorno della Memoria.

Proprio il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando circa 7000 sopravvissuti. È questa la data scelta per commemorare le vittime della Shoah. Per non dimenticare le conseguenze di una follia collettiva e riconoscere i segni, nel presente, di quella che Hannah Arendt chiamava, semplicemente, “banalità del male”.

Oggi che rimangono in vita sempre meno testimoni oculari di quell’orrore, è responsabilità di tutti noi preservare il ricordo di un passato che deve servire da monito, perché non succeda mai più. Possiamo affidare testimonianze ai libri, per fissarle nel tempo, quasi fossero piccole pietre al posto dei fiori. Per il Giorno della Memoria, quindi, abbiamo deciso di consigliarvi alcuni volumi appena usciti e per tutte le età.

Edith Bruck, Lettera alla madre, La nave di Teseo

«Vorrei parlare con mia madre oggi, domani e per sempre» scrive Edith Bruck. Scritto all’indomani della morte di Primo Levi, Lettera alla madre, pubblicato da La nave di Teseo, è un “dialogo in forma di soliloquio” potente e doloroso in cui la scrittrice nata in Ungheria e naturalizzata italiana non tratta solo temi centrali nella sua opera, come quello del trauma vissuto in prima persona nei campi di concentramento dell’Europa Centrale, che persiste ancora in lei come un demone che non può essere esorcizzato, ma affida alle pagine di questo memoir  una riflessione su cosa significhi avere la responsabilità di essere testimone. Ne deriva un confronto con la fede ebraica e la madre che ne incarnava tutta la forza, in cui vengono rievocati fantasmi dal passato. Si tratta, dunque, del libro più intimo e doloroso di una straordinaria testimone dell’Olocausto.

Elena Bissaca, Chiedimi dove andiamo, Manni Editore

Come raccontare ai giovani la Shoah? L’istituzione ufficiale del Giorno della Memoria nel 2000, in Italia come in Europa, ha contribuito ad affermare la centralità della Shoah come rappresentazione di un passato sul quale fondare l’identità comune. Si tratta di una scelta importante, ma con il passare del tempo si corre forse il rischio che questa ricorrenza venga svuotata del suo significato profondo e che “andare ad Auschwitz” si trasformi in turismo dell’orrore. Come si possono utilizzare le numerose iniziative che mirano a conservare e trasmettere il passato, in particolare alle giovani generazioni, interrogandosi sul loro senso e sulla loro efficacia? Partendo dall’esperienza ventennale dei “Treni della memoria”, quelli che accompagnano le scolaresche a fare visita ai campi di concentramento, Elena Bissaca, fondatrice e vicepresidente dell’Associazione Deina, si interroga sul significato, sui modi di preservare e trasmettere la memoria ai ragazzi. Da questa riflessione nasce Chiedimi dove andiamo, pubblicato da Manni Editore.

Lidia Maksymowicz con Paolo Rodari, La bambina che non sapeva odiare, Solferino

«Quando vado da Mengele vengo addormentata, per cui quando esco non ricordo esattamente cosa sia accaduto. Mi sveglio ed è il mio corpo a parlare e a raccontarmi». Lidia Maksymowicz,  aveva tre anni quando è entrata assieme a sua madre nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Vissuta per tredici mesi nella baracca dei bambini, fu una delle piccole “cavie” degli esperimenti medici e di eugenetica di Josef Mengele. Per quanto sia difficile ricordare quegli orrori, oggi Lidia Maksymowicz continua a farlo. È infatti un’attivista, testimone in Italia con La Memoria Viva, in Polonia con il Museo Galicja a Cracovia e il Museo di Auschwitz-Birkenau. In La bambina che non sapeva odiare, scritto insieme al vaticanista Paolo Rodari e pubblicato da Solferino, con la prefazione di Papa Francesco, racconta la sua storia da un punto di vista inedito: quello, appunto, di una bambina alle prese con un orrore impossibile da comprendere. «Regna sempre uno strano silenzio. Non ci sono pianti, né capricci. Non c’è nulla. Siamo bambini senza voce» scrive l’autrice, che con questo libro prova a ritrovare quella voce.

Michael Gruenbaum e Todd Hasak-Lowy, Il sole splende ancora, Lapis

È il 1939. Michael Gruenbaum, detto Misha, ha 8 anni quando la sua infanzia viene sconvolta dall’occupazione nazista di Praga e l’arrivo delle leggi razziali. Alle pagine di Il sole splende ancora, pubblicato da Lapis, affida la sua storia. Dapprima, con la famiglia, viene obbligato a trasferirsi nel ghetto. In seguito viene portato nel campo di Terezín. E qui rimane solo, separato dagli affetti familiari. Tuttavia, nella Stanza 7 dell’edificio L417, si trova a dover affrontare la fame e la disperazione con altri 40 bambini per due anni e mezzo. Così, trova dei nuovi amici, anzi fratelli, che lo aiuteranno a sopravvivere. Si fanno chiamare Nesharim, («aquile» in ebraico) e si sostengono a vicenda in una straordinaria storia di coraggio, per salvarsi tutti insieme: «Non lasceremo che nulla ci separi dalla nostra umanità». E proprio questa esperienza è raccontata con una sorta di ingenuità e inconsapevolezza giovanile che ha aiutato Mischa a rimanere vivo e integro. Il sole splende ancora è un romanzo per ragazzi  toccante e coinvolgente, la cui lettura è consigliata dagli 11 anni.