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Rotta verso elèuthera

20 gennaio 2022
Rotta verso elèuthera

A 35 anni dalla fondazione della casa editrice anarchica, parliamo con Rossella Di Leo, Andrea Breda e Sara Giulia Braun di elèuthera.

Di Cristina Resa

Elèuthera è un’isola, ma anche un’utopia. Un luogo della mente verso cui impostare una rotta. Così è stato nel 1986, quando Amedeo Bertolo e Rossella Di Leo, provenienti dall’esperienza dei Gruppi anarchici federati e dell’editrice Antistato, fondarono la casa editrice elèuthera. 

Questo viaggio è iniziato così trentacinque anni fa, dunque, ma in maniera inusuale. Elèuthera era, ed è ancora, una realtà cooperativa, anarchica e a suo modo sperimentale, molto lontana da quello che generalmente si intende per casa editrice, promotrice di un progetto culturale libertario attraverso cui portare avanti una critica radicale verso il potere e il principio d’autorità. «Pirati, forse, più che marinai, in questa navigazione a vista verso l’isola che (ancora) non c’è, abbiamo imparato a seguire le regole che le rotte commerciali impongono» scrivono di loro.

Trentacinque anni di elèuthera, quindi, hanno significato trentacinque anni di pubblicazioni dedicate all’approfondimento degli argomenti più disparati, dal pensiero teorico politico anarchico ai temi dell’ecologia, dell’ambiente, dell’antropologia e della sociologia, sia in forma di saggio che narrativa. Dunque, un catalogo estremamente ricco e variegato che, per rimanere nella calzante allegoria marittima, costituisce una mappa capace di condurci verso una riflessione collettiva di certo più consapevole.

Abbiamo colto l’occasione del trentacinquesimo anniversario per ripercorrere la storia della casa editrice insieme a Rossella Di Leo, Andrea Breda e Sara Giulia Braun, le tre persone che animano questo collettivo editoriale e, allo stesso tempo, politico. 

Uno scorcio della redazione. Al centro il galeone pirata di elèuthera che incarna lo spirito e il motto informale della casa editrice: Navigare a vista! Opera realizzata da Elis Fraccaro.

La casa editrice elèuthera si definisce “progetto culturale libertario”, annunciando sin da subito i suoi fondamenti ideali, che affondano nella lunga e nobile tradizione anarchica. Cosa è successo in questi trentacinque anni?

Rossella Di Leo: Non c’è dubbio che elèuthera abbia un profilo culturale ben definito che è quello libertario, ma al tempo stesso la nostra non è mai stata, né vorrebbe essere, una casa editrice di partito, come si diceva “una volta”. Dietro la nostra attività ci sono certamente dei valori e dei metodi libertari. Tuttavia, non abbiamo un approccio ideologico nella scelta della nostra produzione editoriale. D’altronde, eterodossi come siamo, sarebbe una caratteristica che ci andrebbe davvero stretta. 

Quello che però ci contraddistingue è lo sguardo anarchico che noi rivolgiamo verso il mondo. E questo si ricollega a quanto ha scritto l’antropologo americano James C. Scott, che ha parlato di uno “sguardo obliquo” dell’anarchismo. Si tratta di uno sguardo che, partendo da varie angolazioni diverse, consente di arrivare a prospettive differenti: di vedere scenari che non sono evidenti nella percezione comune e mainstream.

È questo il nostro approccio politico all’attività editoriale. Credo che il catalogo della casa editrice testimoni abbastanza fedelmente questa scelta. Quindi abbiamo una collana che chiamiamo confidenzialmente “etichetta nera”, che riprende la tradizione anarchica, ma nella misura in cui questa è interessante e valida per la contemporaneità. A noi interessano le riflessioni e le sperimentazioni portate dalla cultura libertaria nelle sue svariate massime forme, qui e ora. D’altronde, anche i nostri lettori ci spingono in questa direzione.

Questo ci ha portato a costruire il catalogo su alcune tematiche e su alcuni autori. Gli argomenti che danno maggiori risultati in libreria sono quelli che, per esempio, hanno a che fare con l’educazione o l’urbanistica e riflessione sugli spazi. Libri che parlano di come si vive oggi. Gli autori sono quelli che ci danno gli strumenti per comprendere la contemporaneità.  Per esempio, l’ecologo Murray Bookchin, l’economista Serge Latouche o ancora David Graeber, antropologo molto presente nel nostro catalogo, purtroppo scomparso un anno fa. Nel 2019 abbiamo, per l’appunto, pubblicato uno dei suoi ultimi libri, L’utopia pirata di Libertalia, e abbiamo un altro libro in pubblicazione nel 2022. 

Una domanda che sembra una curiosità, invece è abbastanza calzante per raccontare lo spirito della casa editrice: Elèuthera è un’isola nell’arcipelago delle Bahamas, situata 80 km a est di Nassau. Perché l’avete scelta per il logo? 

Andrea Breda: Dietro questa isola dei Caraibi si nasconde una vera e propria storia. Riguarda un centinaio di eretici inglesi, che nel 1648 fuggirono dalle persecuzioni religiose e si imbarcarono alla ricerca di libertà e di un mondo migliore. Dopo aver attraversato l’Atlantico, questi eretici che già ai tempi erano conosciuti come “eleutheriani” approdarono su un’isola delle Bahamas che chiamarono Elèuthera, che in greco antico significa «libera». Qui fondarono una comunità di liberi e uguali. Di fatto, anche se per poco tempo, questa è stata la prima Libera Repubblica del Nuovo Mondo. Da qui l’ispirazione per il nme della casa editrice. Trentacinque anni fa, anche noi siamo salpati verso un’isola dell’utopia, seguendo una rotta che non era stata segnata su nessuna carta. Da allora abbiamo navigato a vista, in mare aperto. Questa ispirazione è rappresentata proprio nel logo che rappresenta l’isola ed è stato realizzato dall’artista romano Carlo Montesi. 

Luglio 2017. Riunione del comitato redazionale di elèuthera.

Possiamo dire che i fondamenti anarchici dell’impresa si traducono, da un lato, in una precisa linea editoriale e dall’altro in una peculiarità organizzativa? Come si struttura elèuthera?

Andrea Breda: elèuthera è una piccola cooperativa ed è orgogliosa della sua dimensione artigiana. Questa è una dimensione che è sempre stata fondamentale e ben presente per noi, sia per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro quotidiano, sia per quanto riguarda la ricerca della qualità in tutto quello che facciamo, dall’editing dei libri alla grafica, in tutti i momenti della lavorazione di un libro. È così anche nel rapporto con gli autori, che spesso sono amici prima ancora che dei colleghi. Il nostro lavoro interno, poi, è organizzato in maniera orizzontale: il che vuol dire che tutti facciamo parte della redazione, che per noi è un luogo sacro dove discutiamo dei libri e nell’ambito del quale sviluppiamo il programma editoriale. Inoltre, il lavoro di ufficio è distribuito fra tutti quanti, a seconda delle competenze e delle energie che ci sono a disposizione. Nessuno si occupa in maniera esclusiva di qualcosa e le decisioni sono condivise fra tutti quanti.

E come opera sul mercato del libro? 

Rossella Di Leo: Nel 1986, quando abbiamo fondato elèuthera, venivamo da un’esperienza di editoria militante, che era tipica degli anni Settanta. Tuttavia, con elèuthera abbiamo scelto di essere presenti in libreria e, dunque, nel mercato. Non c’è dubbio che la stessa idea di mercato presupponga un rapporto di forze sbilanciato, perciò è chiaro che, volenti o nolenti, abbiamo dovuto accettare una serie di regole. Ma non tutte. Per esempio, abbiamo deciso di adottare un atteggiamento anti-marketing. 

Dunque, abbiamo sempre cercato di stare con un piede dentro il mercato librario e con un piede fuori. Questa scelta ci pone certamente in una posizione di equilibrio instabile che dobbiamo continuamente ricalibrare. Tuttavia, riteniamo che proprio in questa continua instabilità di equilibrio abbiamo trovato la nostra peculiarità. In particolare, non abbiamo mai abbandonato i circuiti alternativi, come associazioni e librerie indipendenti, un arcipelago di esperienze che si pongono a lato del mercato, da mantenere vitali, soprattutto in situazioni di incertezza come quelle che stiamo vivendo, perché sono delle fucine di creatività. 

Fiera del libro indipendente di Roma Più libri più liberi, 2005. Lo stand di elèuthera presidiato da Amedeo Bertolo, Rossella Di Leo e Fabio Iacopucci, collaboratore romano della casa editrice.

Parlare ai giovani, parlare al circuito di riferimento, allargare il cerchio dell’attenzione. Tre sfide parimenti importanti e non necessariamente sovrapponibili. E allora quale futuro vedete per elèuthera?

Sara Giulia Braun: elèuthera ha sempre avuto una tipologia di lettori molto variegata sia per età che per interessi. Questo è dato sicuramente da un catalogo molto ricco e diversificato, che presenta temi e livelli di approfondimento differenti. Per questo riusciamo ad arrivare a un pubblico diversificato, che va dal lettore in senso generico fino a un lettore accademico. Abbiamo continuato a portare avanti questa tipologia di sperimentazione: negli ultimi anni abbiamo attivato il progetto “Lezioni di anarchia”, nato in collaborazione con Edicola 518 e destinato a un pubblico più ampio. Avevamo organizzato delle lezioni in piazza a Perugia, che sono poi sbarcate in libreria, diventando una pubblicazione che non possiamo definire né un libro né una rivista, ma un “quaderno” molto curato a livello grafico e pensato per un pubblico giovane, che ancora sapeva poco sul pensiero anarchico. Contemporaneamente, siamo orgogliosi di aver pubblicato alcuni testi fondamentali, per esempio un caposaldo dell’antropologia culturale come L’economia dell’età della pietra di Marshall Sahlins. Continuando a parlare di testi di livello accademico, abbiamo pubblicato anche titoli sperimentali come La concezione anarchica del vivente di Jean-Jacques Kupiec, testo che dà una nuova e affascinante lettura del mondo della genetica.

Ovviamente, rispetto ai trentacinque anni di storia del catalogo, abbiamo dovuto cambiare le nostre modalità di comunicazione. Quindi, negli ultimi anni, ci siamo approcciati anche al mondo dei social network. Tuttavia, come diceva Rossella, anche in questo caso abbiamo cercato di tenere un po’ un piede dentro e uno fuori da questo mondo. Abbiamo deciso di utilizzare i social network più mainstream come Facebook, Instagram, Twitter e YouTube, ma anche di sperimentare con nuove tipologie. Il nostro pubblico, infatti, ha in parte deciso di non stare su questi social quindi abbiamo aperto altri canali di comunicazione, quali Telegram e Mastodon, una piattaforma social totalmente indipendente. 

Un’altra differenza nella nostra gestione del social media è sicuramente quella di portare avanti una comunicazione molto approfondita e ricca. Ci siamo accorti che il nostro pubblico cerca concetti, non gli basta trovare una rassegna stampa. Infine, anche la veste grafica ha aiutato ad avvicinare un pubblico nuovo e più giovane. In realtà, questa cura ha sempre contraddistinto la storia di elèuthera: già vent’anni fa Ferro Piludu (grafico, illustratore e anarchico, fondatore del Gruppo Artigiano Ricerche Visive, studio di riferimento per quasi trent’anni ma anche crocevia per la vita culturale, ndr) ha proposto delle copertine tagliate verticalmente a metà. Era un progetto grafico innovativo per l’epoca, che negli ultimi cinque anni abbiamo aggiornato insieme a Riccardo Falcinelli (grafico e teorico del design, ndr), molto apprezzato sia dagli operatori che dai lettori. Tutto questo lavoro ci ha permesso di avvicinarci a un pubblico diverso e ci ha aiutato a comunicare molto meglio i nostri libri, le nostre scelte editoriali e in generale il nostro lavoro.

Salone del libro di Torino, 1995. Da sinistra si riconoscono di spalle Marc Augé, insieme alla traduttrice, Amedeo Bertolo, Rossella Di Leo e Franco La Cecla. Sullo sfondo si intravede sulla destra un Re Ubu appositamente disegnato da Enrico Baj per l’allestimento dello stand.

Non solo saggi. Elèuthera pubblica anche narrativa, ma sempre in linea con i vostri fondamenti di base. Ce ne potete parlare?

Rossella Di Leo: La casa editrice è nata con la narrativa, per esempio pubblicando Kurt Vonnegut. Poi abbiamo smesso per lungo tempo. Ora, da cinque anni, pubblichiamo docufiction, cioè storie vere, storicamente accurate, ma raccontate in forma narrativa. Devo dire che ci stanno dando delle soddisfazioni.

Andrea Breda: E questo è un esempio di approccio sempre trasversale a una serie di questioni. Si tratta di storie che ruotano intorno a figure che, con la loro vita, incarnano un’etica particolare. Non sono persone celebri, che tutti conoscono, ma sono personaggi minori che di certo colpiscono, grazie anche agli autori come Paolo Pasi – autore di Antifascisti senza patria e Pinelli una storia – che hanno raccontato le loro storie. 

Quale futuro vedete, a quale futuro state lavorando per elèuthera?

Andrea Breda: Uno dei tratti distintivi di Elèuthera è quello di navigare a vista. “Navigare” è un termine che, come avrete capito, ci è molto caro. Da un lato ci porta da mantenere lo sguardo sempre fisso verso l’orizzonte. Allo stesso tempo, non siamo preoccupati per il futuro che ci attende. Abbiamo fiducia nel nostro intuito “marinaresco” – giusto per rimanere dentro la metafora – nella struttura agile che elèuthera ha sempre mantenuto in questi trentacinque anni. Sappiamo che queste caratteristiche ci permetteranno di affrontare tutte le difficoltà e gli imprevisti a cui potenzialmente possiamo andare incontro. Soprattutto, abbiamo scelto coscientemente e gioiosamente di approcciare con curiosità, mai con paura o incertezza, i cambiamenti, anche quando radicali o improvvisi come quelli che abbiamo attraversato nell’ultimo periodo. Come diceva spesso Amedeo, abbiamo deciso di lasciare il pessimismo per i tempi migliori. Dunque, continueremo a pubblicare libri con la determinazione e l’entusiasmo che abbiamo avuto dal primo giorno.

Sagoma di Giuseppe Pinelli donata da Enrico Baj nel 1986. La sagoma è ripresa dalla celebre opera I funerali dell’anarchico Pinelli realizzata dallo stesso Baj nel 1972.

Parlando dell’inizio del 2022, su quali autori, titoli e argomenti avete puntato? 

Andrea Breda: Nel 2022 pubblicheremo il libro di David Graeber già menzionato. Si tratta di una conversazione dell’antropologo con altri intellettuali, che si pone in linea di continuità con il catalogo, perché Graeber, con il suo sguardo obliquo e “doppio”, dell’anarchico e dell’antropologo, è un autore a noi caro, che continuiamo a riproporre. 

Sara Giulia Braun: Per parlare di libri più accessibili, a gennaio uscirà il libro di Isabelle Attard, ex deputata francese che si intitola Perché sono diventata anarchica. Si tratta di un libro breve, scritto in maniera discorsiva, in cui spiega cosa l’ha portata da parlamentare ecologista e femminista a definirsi anarchica, affiancando al racconto del percorso personale un approfondimento storico. È uno di quei libri che pensiamo adatti a un pubblico giovane per l’approccio semplice e introduttivo al pensiero anarchico. Un altro saggio estremamente interessante che abbiamo in pubblicazione, di cui non abbiamo ancora scelto il titolo, ma quello francese è Béton, riguarda la storia del cemento, di come ha cambiato il mondo, l’urbanistica interna ed esterna. Un libro che si inserisce nella nostra proposta di testi di ecologia, che utilizza un approccio storico, antropologico e filosofico.

Rossella Di Leo: Noi non puntiamo mai ai bestseller. Quindi se mi si chiede “Su cosa puntate”, io rispondo “su tutti i libri che pubblicheremo”. Perché fanno parte di un discorso che si intreccia. È possibile che alcuni libri vendano di più, perché più immediati e legati ad argomenti attuali, ma sono significativi all’interno di un contesto. Noi usiamo sempre la metafora del mosaico: ogni nostro libro non è qualcosa a sé, è parte di un disegno che stiamo creando. 

Potete ascoltare una versione audio della nostra intervista nel terzo episodio del magazine del nostro podcast Indie – Libri per lettori indipendenti.