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A Francoforte con Matteo Codignola

1 luglio 2021
A Francoforte con Matteo Codignola

Abbiamo letto l’esilarante “romanzo editoriale” edito da Adelphi. E lo presentiamo in streaming

Diffidate di chi vi dice peste e corna dell’editoria. In pratica, diffidate di tutti quelli che in editoria ci lavorano. Tutto ciò che vi raccontano è vero, e persino peggio, ma… Ma resta il fatto che tra tutte le attività umane che non richiedano prestanza fisica, genio artistico, doti intellettuali superiori alla media, lavorare in editoria è tra le cose più belle che possano capitare.

Prendiamo l’imperdibile Cose da fare a Francoforte quando sei morto, romanzo oggettivamente on the road pubblicato da Adelphi e scritto da uno che l’editoria la fa tutti i giorni e in tutte le forme, come editor, come art director, come traduttore, come autore… Matteo Codignola, raffinato scrittore, espertissimo di tennis (per dire, il suo Vite brevi di tennisti eminenti ha travolto anche chi al solo sentir nominare il nobile sport si addormenta secco), voce italiana di Mordecai Richler.

Potevamo perdere l’occasione? Ovviamente no. Presenteremo Cose da fare a Francoforte quando sei morto assieme a Matteo Codignola giovedì 8 luglio alle 18.00 sul sito e sulle pagine Facebook e YouTube di PDE, di Adelphi, e di tutte le tante librerie che stanno aderendo. 

Clicca sul banner per le info sull’evento

In questo aureo volume, Matteo Codignola ci porta fin dentro il cuore, perlomeno simbolico, dell’editoria mondiale: la Buchmesse, e lo fa con una scrittura dove humor ed eleganza se la giocano alla pari, al punto di incontro tra il dandismo paradossale di Max Beerbohm e l’enfasi degradante del Paolo Villaggio di Fantozzi.

Andare a Francoforte, per una significativa e internazionale minoranza di persone, significa infatti andare alla Fiera del Libro. La Buchmesse, per l’appunto. Ognuno ci va come può, perlopiù in aereo. Matteo Codignola a Francoforte ci va in macchina. Per evitare i colleghi delle altre case editrici, gli agenti, i giornalisti, tutti in partenza da Linate nello stesso momento con lo stesso volo. E ci va in compagnia di Basso, fotografo specializzato in ritratti di scrittori, che sembra uscito da un film di Buster Keaton, capace di suscitare incidenti catastrofici quanto esilaranti. 

Poi, una volta entrati in Fiera, senza mai perdere d’occhio il diabolico Basso, ci precipita in quel mondo di esaltazione e avvilimento, fatica e cazzeggio, cialtroneria e genio che è l’editoria: agenti farlocchi e concorrenti collusi, autori sperduti e manoscritti sospetti. In compagnia di Simonetta, la collega “dei diritti”, il nostro “aff.mo” ci accompagna per il caos fieristico rimbalzando dal rimbombante Agents Centre, altrimenti detto “area gabbiette” o “discomfort zone”, agli ambiti e sofferti cocktail seral-notturni al Frankfurter Hof, tra cene etniche con sorpresa e trattative sul nulla. Lo sgabuzzino dei cappotti al fondo dello stand della propria casa editrice si staglia come agognato angolo di pace e ristoro.

Matteo Codignola © Basso Cannarsa

Tra un canto d’amore per gli autogrill svizzeri (per un preciso autogrill svizzero: il miglior cordon bleu d’Europa) e la suspense per la ricerca del fantomatico “libro della Fiera”, alimentata da passaparola che si autoconfermano, acquistando di passaggio in passaggio connotazioni vieppiù surreali, il divagante protagonista narratore apre infinite parentesi, scorci di vita editoriale, ritratti di colleghi a dir poco gogoliani: chi potrà più dimenticare il germanista, il sinologo, la francesistica? Come non affezionarsi al Non Morto Doglioli, il grigio agente letterario di cui un giorno fu annunciata la morte, ma l’anno successivo ricomparve, come da sempre, nei corridoi dell’Agents Centre. Come non amare Basso, che oltretutto esiste, già amatissimo da editori e uffici stampa, autori e giornalisti? Molte facce di scrittori che vedete su giornali, copertine di libri, siti web, sono scatti suoi. 

Matteo Codignola racconta con allegro catastrofismo l’editoria e i suoi protagonisti-vittime. È tutto vero, gli aneddoti e le persone, i luoghi i modi e i tempi, le assurdità e gli orrori. Resta il fatto che il mondo continua a sognare quell’infinito Frankfurter Hof planetario che chiamiamo editoria. E Cose da fare a Francoforte quando si è morti aggiunge il suo divertito mattone all’edificazione del tempio.