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Parigi, a noi due! L’Anonimo di Viet Thanh Nguyen approda nella Ville Lumiére

5 marzo 2021
Parigi, a noi due! L’Anonimo di Viet Thanh Nguyen approda nella Ville Lumiére

Torna la spia dalle mille anime di Viet Thanh Nguyen ed è subito piacere della lettura. Ne parliamo qui e ne parleremo in streaming con lui

Una spia. Un agente addestrato a vivere sotto copertura, a praticare il doppio gioco, a diventare il nemico per poter vivere in mezzo a lui, invisibile e insospettabile. Questo è il personaggio cui Viet Thanh Nguyen ha deciso di affidare la sua vertiginosa riflessione sulla condizione umana, sulla speculare natura di imperialismo e comunismo, sui complicati, inestricabili rapporti tra colonizzatori e colonizzati, sulla violenza come orrore e come norma.

Di tutto questo e del suo nuovo romanzo Il militante (Neri Pozza) Viet Thanh Nguyen discuterà assieme a Melania Mazzucco nel corso della diretta in streaming che abbiamo organizzato per mercoledì 10 marzo alle 18.00. Come sempre sulle pagine Facebook di Neri Pozza, di PDE e delle librerie indipendenti che aderiscono a PDESocialClub.

Il memorabile esordio, Il simpatizzante, aveva portato Nguyen al Premio Pulitzer nel 2016 e a un notevole successo di pubblico e di critica. In quel primo episodio della saga, il suo anonimo agente nord-vietnamita, infiltrato nella CIA, aveva ricevuto l’ordine di mantenere la copertura e fuggire in America con l’ultimo volo in partenza da Saigon. La consegna: tenere sotto controllo gli ex militari del Sud espatriati negli USA e decisi a costituire un esercito patriottico da rimandare oltre il Pacifico e così liberare il Viet-Nam dal regime comunista. Doppia identità, doppia appartenenza, sentimenti ambivalenti nei confronti dei superiori in patria e dei cospiratori in esilio, amori impossibili e un rapporto a dir poco complicato con la cultura ospite dell’Impero americano costituivano gli indubbi elementi di fascino del libro.

LINK DELL’EVENTO


 

Con Il militante, sempre pubblicato da Neri Pozza, lo scatto è decisivo: l’anonimo è tornato in Viet-Nam, e dopo un periodo di “rieducazione” per ripulirlo degli inevitabili sedimenti imperialistici viene caricato su un barcone di profughi e spedito un’altra volta in Occidente. Destinazione, questa volta, l’origine di tutti i mali dell’Indocina, il civilissimo, coltissimo ex impero, la Francia, Parigi. E lì niente generali in cerca di riscatto, ma una comunità di espatriati spezzata in due, o forse in tre: le associazioni ufficiali non così lontane dal regime di Hanoi, i profughi di recente arrivo, ferocemente anticomunisti, e il sottomondo delle gang dedite a spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione, estorsioni, saggiamente prive di ideologia e concentrate sulla loro personale accumulazione primitiva di capitale.

Sempre più dubbioso rispetto alla sua fede comunista, ma non per questo meno convinto della necessità della rivoluzione, il nostro si ritrova a far carriera come spacciatore di hashish per conto di un Boss tanto pragmatico quanto ambizioso. E, bontà delle merci affidategli, imparerà a barcamenarsi nel mondo degli intellettuali parigini, tutti naturalmente gauchistes, tutti altrettanto ovviamente privilegiati per censo, posizione sociale, cultura, tra editor francovietnamite di gran classe e inarrivabile esprit, psicologi maoisti, politici socialisti che ancora rimpiangono i sampietrini del maggio ‘68. La situazione ideale perché la funambolica scrittura di Viet Thanh Nguyen possa dare il meglio di sé, esprimendo appieno una carica satirica e un gusto per il comico che solo a tratti si intuiva nel suo primo romanzo.

Tra una citazione di Frantz Fanon e una di Aimé Cèsaire – in bocca al buttafuori senegalese di un bordello vietnamita di lusso – la scoperta di Gramsci e molti reverenti pensieri alla coppia Sartre-Camus, Viet Thanh Nguyen ci regala un romanzo in cui Luigi Pirandello va a braccetto con John le Carré e Raymond Queneau se la gioca con il Quentin Tarantino de Le iene: niente è mai come sembra, tutto è peggio di come appare, ogni volto è una matrioska che ne contiene almeno altri due.

Insomma, un enorme divertimento sia sul piano del romanzo d’azione che su quello della parodia intellettuale, e insieme un “manufatto” capace di coniugare vertiginose strutture narrative e abissali considerazioni sulla natura del potere e del contropotere, del dolore  della capacità di sopportazione degli esseri umani, sull’orrore che è il prodotto primo delle ideologie.