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Alla scoperta di Georges de La Tour

7 febbraio 2020

Una mostra imperdibile su un grande pittore riscoperto solo nel Novecento.  Grazie a Skira, abbiamo avuto l’opportunità di documentare l’allestimento a Palazzo Reale

La cosa che colpisce, entrando in ognuna delle sale di Palazzo Reale che da oggi accolgono le opere di Georges de La Tour, è la luce che affiora dall’oscurità. 

Una luce calda e avvolgente che sembra provenire dai dipinti stessi. Dalle fiamme delle candele e dalle lampade talvolta adagiate sui mobili, talvolta sollevate dai personaggi dipinti con rigoroso naturalismo, che illuminano figure assorte, silenziose, commoventi nelle scene notturne. Ma anche la luminosità più brillante e diffusa delle scene diurne, che sottolinea ogni ruga, cicatrice, afflizione di quei volti estremamente reali.

Si chiama proprio Georges de La Tour: l’Europa della luce, la prima esposizione italiana dedicata al pittore seicentesco, riscoperto dalla critica storico-artistica solo nel Novecento. Un vero e proprio evento, promosso e prodotto dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira e visitabile a Palazzo Reale dal 7 febbraio al 7 giugno 2020

Curata da Francesca Cappelletti, professoressa ordinaria dell’Università di Ferrara, Georges de La Tour: l’Europa della luce vanta un comitato scientifico composto da Pierre Rosenberg (già direttore del Louvre), Gail Feigenbaum (direttrice, Getty Research Institute), Annick Lemoine (direttore, Musée Cognacq-Jay), Andres Ubeda (vice direttore, Museo del Prado). 

Proprio grazie a Skira, abbiamo avuto l’occasione di visitarla in anteprima, durante la fase di montaggio, e documentare questo affascinante, quanto delicato, momento dell’allestimento

Una mostra unica

Non è la prima volta che l’arte di La Tour, pittore barocco accostato spesso a Caravaggio per l’uso del chiaroscuri, arriva a Milano. Nel 2011 due opere, “L’Adorazione dei pastori” e “San Giuseppe falegname”, vennero esposte a Palazzo Marino, suscitando un grande interesse da parte del pubblico. 

Oggi Georges de La Tour torna in città, questa volta a Palazzo Reale, con la prima mostra italiana a lui dedicata, che raccoglie ben 15 delle circa 40 opere certamente attribuite al Maestro e conservate in tutto il mondo.  Il percorso espositivo dà inoltre la possibilità di riflettere sul lavoro di La Tour attraverso il confronto con altri grandi Maestri del suo tempo.

Con un grande impegno,  MondoMostre Skira ha coinvolto nel progetto 28 prestatori da tre diversi continenti. Tra questi, anche alcune delle più importanti istituzioni internazionali, come la National Gallery of Art di Washington D.C., il J. Paul Getty Museum di Los Angeles, il Musée des Beaux-Arts di Nantes, il Musée départemental Georges de La Tour di Vic-sur-Seille, la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca Vaticana e molte altre.

La riscoperta di Georges de La Tour

Georges de La Tour (Vic-sur-Seille,1593– Lunéville, 1652) è stato un enigma per anni. Artista molto apprezzato in Francia tra i contemporanei, tanto da essere nominato, nel 1639, pittore del re Luigi XIII, di lui si perdono totalmente le tracce durante il XVIII e XIX secolo. 

Il suo nome sembra riaffiorare dalle nebbie del tempo solo nel 1915, con la pubblicazione di un articolo dello storico dell’arte Hermann Voss sulla sua opera. Da quel momento, ogni studio sul pittore francese diventa una scoperta. 

Roberto Longhi, nel suo saggio sui  caravaggeschi francesi del 1935, scrive: «È un pittore sorprendente. Non abbiamo strumenti per misurare il genio; ma sento che il talento del De la Tour spezzerebbe più di un manometro. È un peccato che non abbiamo nulla di suo in Italia». 

E proprio alcune delle citazioni dello storico dell’arte italiano sono state scelte per accompagnare il visitatore nel percorso curato da Francesca Cappelletti, costruito sul contrasto tra il realismo delle opere “diurne” e la luminosità misteriosa delle opere “notturne”. 

«Oltre a essere l’artista delle notti, o l’artista della realtà, una realtà che se osservata da vicino mostra tutta la sua ambiguità – afferma la prof.ssa Cappelletti –  La Tour è l’artista delle variazioni minime, della sfumatura, dell’inafferrabile differenza fra una composizione e l’altra, a volte diverse solo per i toni cromatici, a volte per sottili slittamenti di significato». 

Sebbene sia passato un secolo dalla riscoperta, La Tour conserva ancora i suoi misteri. Non sappiamo, infatti, dove si sia formato o se abbia incontrato Caravaggio. Non conosciamo nemmeno l’origine e la destinazione dei quadri. Inoltre, a tutt’oggi esistono solo tre tele datate. Due di queste, Il denaro versato di Leopoli (dove le cifre 1625-1627 sono di incerta lettura) e La negazione di Pietro di Nantes (1650), sono in mostra a Palazzo Reale. 

Le opere in mostra e il catalogo di Skira

La cosa che più colpisce a un primo sguardo d’insieme, dicevamo in apertura, è la luce. Ma una volta che ci si avvicina alle opere esposte a Palazzo Reale, è difficile non rimanere affascinati dal linguaggio estremamente personale di un pittore capace di raccontare sia il sacro che il profano, coniugando con grande equilibrio i due temi

«Le immagini di La Tour – spiega la curatrice – sono assolutamente coinvolgenti,  spingono ad aguzzare la vista per scoprire cosa si celi nelle tenebre, dove la luce della candela non riesce ad arrivare; o sono quadri che ci mostrano più di quello che vorremmo vedere – la disperazione e la miseria della vita, che giganteggia vicino a noi. Osservando i suoi quadri lo spettatore è coinvolto al pari del pittore nella stessa impresa; non riesce a distogliere lo sguardo dall’opera, fino a essere catturato dal suo autore: questo uno dei segreti del suo ascendente».  

Così, dall’intensità emotiva della Maddalena penitente (National Gallery of Art di Washington D.C., 1635-1640 circa), capolavoro simbolo dell’esposizione, si passa al crudo realismo di La rissa tra musici mendicanti (J. Paul Getty Museum, 1625-1630 circa). Dalla tragicità di Giobbe deriso dalla moglie (Epinal, Musée départemental d’Art ancien e contemporain, 1650 circa), si arriva alla vivacità di I giocatori di dadi (Stockton-on-Tees, Preston Park Museum & Grounds). In La Negazione di Pietro (Nantes, Musée des Beaux-Arts, 1650), invece, La Tour arriva a fondere l’episodio religioso con il motivo profano della partita a dadi tra le guardie citata dai testi evangelici. 

Completano il percorso espositivo una ventina di opere di artisti coevi, tra i quali Paulus Bor, Jan Lievens, Trophime Bigot, Frans Hals, Jan van Bijlert, Gerrit Van Honthorst conosciuto in Italia come Gherardo delle Notti, Adam de Coster, Carlo Saraceni. 

Le riproduzioni fotografiche di tutte le opere esposte sono, naturalmente, incluse nel sontuoso catalogo di Georges de La Tour: l’Europa della luce, pubblicato da Skira. 

Lo splendido volume presenta schede di approfondimento critico e bibliografico su ognuno dei dipinti e una raccolta di saggi di Francesca Cappelletti, Pierre Rosenberg, Jean-Pierre Cuzin, Gail Feigenbaum, Dimitri Salmon, Gianni Papi, Rossella Vodret con Giorgio Leone, Matteo Mancinelli, Manfredi Merluzzi.

George de La Tour. L'Europa della Luce, Skira
Il catalogo George de La Tour. L’Europa della Luce, Skira