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Beatles. The Zapple Diaries

22 ottobre 2019 | feltrinelli
Beatles. The Zapple Diaries

Esce da Jaca Book la storia dell’etichetta sperimentale voluta da Paul Mac Cartney, diretta, e oggi raccontata, da Barry Miles

Alzi la mano chi prima d’oggi aveva sentito parlare di Zapple. Nessuno o quasi, verrebbe da dire. Ma da oggi non abbiamo scuse, lo stupendo libro di Barry Miles Beatles. The Zapple Diaries, appena pubblicato da Jaca Book con una prefazione di Enzo Gentile, ci racconta tutto di questa eccentrica filiazione della beatlesiana Apple.

The Zapple Diaries
Ringo Starr, George Harrison e John Lennon con un fan all’esterno dei Teddington Studios, Londra 1964. (Archivio di John “Hoppy” Hopkins)

From Apple to Zapple

Ma andiamo con ordine, nel 1968 i Beatles danno vita a una propria etichetta discografica, la Apple, sita in Savile Row a Londra, destinata a pubblicare i dischi dei Fab Four e di altri, non tantissimi, musicisti, prima di finire un po’ ignominiosamente dopo tre anni di caos e sprechi. Quasi in contemporanea però, Paul McCartney, che contro ogni luogo comune è il più curioso e “sperimentale” del gruppo, concepisce l’idea di un’etichetta discografica che, ben distinta dalla più commerciale casa madre, si dedichi alla ricerca, scoperta e promozione di linguaggi e artisti innovativi, dalla musica d’avanguardia all’elettronica, alla lettura di testi poetici a opera degli autori stessi.

A dirigerla viene chiamato un giovanissimo libraio, ci piace chiamarlo così, che aveva per anni diretto la Better Books di Charing Cross Road, libreria d’avanguardia specializzata in cinema francese, poesia, arte, per poi partecipare nel 1965 alla creazione di Indica Books and Gallery, libreria e galleria d’arte di seminale importanza per la nascita dell’underground britannico, famosa anche per essere stata l’occasione di incontro tra John Lennon e Yoko Ono. Peraltro, Miles era stato anche il fondatore, nel 1966, di IT – International Times la più leggendaria rivista underground inglese, modello per tutte le pubblicazioni militanti a seguire.

A caccia di poeti

Per farla breve, Miles lavorerà con entusiasmo e dedizione al progetto Zapple, avanti e indietro per l’Oceano Atlantico, ma alla fine solo due dischi vedranno la luce: l’album assai sperimentale di John Lennon e Yoko Ono Unfinished Music No. 2: Life with the Lions e il disco di musica elettronica Electronic Sound, in cui George Harrison sperimenta le caratteristiche e potenzialità del Moog, il primo, nuovissimo sintetizzatore.

Paradossalmente, il grosso del lavoro di Miles non sarà però in ambito musicale ma letterario e in compenso non vedrà la luce, per lo meno non sotto l’etichetta Zapple: i poeti Charles Olson e Robert Creeley, il poeta e romanziere Richard Brautigan, cui Miles soffierà peraltro la fidanzata, il padre di tutti i beat Lawrence Ferlinghetti, un Charles Bukowski assai bukowskiano, vengono inseguiti, raggiunti, sedotti e registrati da Miles e il racconto di quegli incontri e del lavoro di produzione è appassionante. Come appassionante è il racconto della registrazione dei Songs of Innocence and Experience in cui Allen Ginsberg musica e canta le famose poesie del grande preromantico inglese William Blake.

Tutti questi materiali vedranno la luce lontano da Zapple, presso altre etichette discografiche, a volte ad anni di distanza dalla loro registrazione. E qualcosa andrà anche perduto per sempre, trascinato via dalla chiusura di Apple e della sua piccola e impertinente creatura.

From Zapple to Apple

Protagonista e aedo, Barry Miles racconta con impagabile verve la vicenda di Zapple e approfitta dell’occasione per raccontare anche le vicissitudini, a dir poco surreali, di Apple.

Hells Angels, con tanto di Ken Kesey e Harley Davidson, scatenati alla festa di Natale per i dipendenti: li aveva improvvidamente invitati mesi prima un distratto George Harrison a passeggio per Haight Ashbury; un branco di hippy scoppiatissimi dall’Arkansas che, superati i controlli all’ingresso si installano al quinto piano di Savile Row e da lì non si spostano più; Yoko Ono che impazza poco simpaticamente; le irruzioni della polizia, anzi di un poliziotto, il famigerato sergente Norman Pilcher, nelle case di John e di George in cerca di droga; la storia molto poco edificante della chiusura di Apple.

E poi fotografie su fotografie, documenti di tutti i tipi, ruolini di studio di registrazione, prove di copertina, comunicati stampa e locandine: una documentazione che farà la gioia tanto dei beatlesomani quanto degli appassionati della Beat Generation.

Miles si conferma il miglior testimone / protagonista di una lunghissima stagione di qua e di là dall’Atlantico. Chi avrebbe pensato a quanta storia si potesse cavare da una etichetta che ha prodotto solo due titoli!

Barry Miles, Beatles. The Zapple Diaries, Jaca Book

 

*In apertura di articolo: Barry Mles, Allen Ginsberg e il team durante la registrazione dei Canti dell’innocenza e dell’esperienza di William Blake (Barry Miles Collection)