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La strana storia del Dracula islandese inaugura la collana Origine di Carbonio

21 maggio 2019

Classici mai pubblicati o dimenticati: si parte con I poteri delle tenebre. Dracula, il manoscritto ritrovato

La vicenda che vi stiamo per raccontare è sicuramente bizzarra, ma decisamente vera. Riguarda il romanzo gotico più celebre della storia della letteratura, quel Dracula di Bram Stoker pubblicato nel 1897 e ispirato alla figura di Vlad III di Valacchia, detto l’Impalatore, con il quale l’autore inglese non solo creò uno dei mostri classici più noti, ma canonizzò definitivamente l’archetipo letterario del vampiro. Il Conte Dracula, il non morto per antonomasia, il più celebre di tutti i tempi.

Questa storia, però, è quella di un altro Dracula. O almeno, quello che oggi sappiamo essere un altro Dracula.

Nel 1900, infatti, lo scrittore Valdimar Ásmundsson pubblicò a puntate su «Fjallkonan», giornale da lui fondato, una traduzione in islandese di Dracula dal titolo Makt Myrkranna. Ad accompagnarla, una prefazione dello stesso Bram Stoker. Nulla di strano, potreste dire voi, se non fosse che Ásmundsson non si era limitato a tradurre Dracula. Lo aveva praticamente riscritto.

Il Dracula islandese presentava profonde modifiche nella trama, una lunghezza ridotta rispetto all’originale, ambientazioni differenti, nuovi personaggi e maggiori ammiccamenti erotico-vampireschi. Persino il protagonista, il giovane avvocato Jonathan Harker inviato in Transilvania per curare gli affari immobiliari del Conte, aveva cambiato nome in Thomas. 

Le differenze, però, non finivano qui. Anche la classica struttura aveva subito sostanziali cambiamenti rispetto al testo di Bram Stoker, con l’abbandono del modello epistolare nella seconda parte del romanzo, in cui il narratore, da interno, si trasformava in onnisciente. 

Così, per 86 anni, i lettori islandesi continuarono a leggere questa versione alternativa decisamente più pulp di Dracula, inconsapevoli di avere tra le mani un libro completamente diverso. Una rarità diffusasi poco al di fuori dell’Islanda e sfuggita per decenni persino agli studiosi di letteratura gotica più esperti. Questo fino al 1986, quando il ricercatore Hans Corneel de Roos si accorse delle discrepanze tra i due testi.

Ma quale rapporto lega Makt Myrkranna a Dracula? La prefazione fu davvero opera di Bram Stoker? Soprattutto, cosa rende questo testo unico e prezioso?

È proprio questa versione di Dracula dimenticata e ritrovata, intitolata per l’occasione I poteri delle tenebre. DRACULA, il manoscritto ritrovato, a inaugurare la nuova collana Origini di Carbonio Editore, in cui sono raccolti classici di indiscusso pregio, mai pubblicati in Italia. Opere sospese tra i generi, spiazzanti e senza tempo, in grado di spingerci a una riflessione sulla letteratura a cavallo tra passato e presente.

I poteri delle tenebre contiene non solo la traduzione italiana – di Maura Parolini e Matteo Curtoni – del testo islandese di Ásmundsson, ma anche una prefazione di Dacre Stoker, pronipote di Bram. Completano l’opera, un’introduzione di Hans Corneel de Roos, nonché un ricco apparato critico in grado di ricostruire questa appassionante avventura filologica e fornire indizi su un mistero irresistibile per tutti gli amanti della letteratura gotica.

Il libro di Ásmundsson non è il solo classico “ritrovato” pubblicato all’interno dalla collana Origine. Marie Grubbe di Jens Peter Jacobsen (tradotto da Bruno Berni), capolavoro del romanticismo danese che racconta la storia vera di una nobildonna del diciassettesimo secolo che sfidò le convenzioni sociali per avere la possibilità di inseguire i suoi desideri senza restrizioni, è già nelle librerie.

In autunno, invece, Carbonio Editore pubblicherà, sempre all’interno di Origine, La civetta cieca, un classico della letteratura persiana scritto da Sadegh Hedayat. L’edizione, la prima tradotta direttamente dal persiano, sarà a cura di Anna Vanzan, una delle più importanti iraniste d’Italia.