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Premiata clinica Agatha Christie: l’intervista a Paolo Roversi

28 gennaio 2019
Addicted: intervista a Paolo Roversi

Addicted (SEM) è il nuovo thriller di Paolo Roversi. Dipendenze e oligarchi russi in un classico delitto della camera chiusa!

Prendete l’ultima edizione del DSM, scegliete sindromi e dipendenze tra le più diffuse e nefaste, montatele su uno chassis narrativo nel più puro Agatha Christie, confinate pazienti e terapeuti in un luogo chiuso pieno di telecamere alla Osterman Weekend, l’ultimo film per niente western del grande Sam Peckinpah, ma sito nel Salento più mediterraneo. Condite con orfanelli tedeschi, investitori russi, tuttofare di incerta moralità e un mistero che ritorna dopo decenni dal fondo della Foresta Nera. Et voilà, ecco a voi il nuovo irresistibile romanzo di Paolo Roversi, Addicted, appena pubblicato da SEM.

Paolo Roversi è un bravo e prolifico scrittore milanese (Addicted è il suo dodicesimo romanzo, ma poi ci sono i saggi, i racconti, un romanzo per ragazzi), ma è anche il fondatore e direttore di MilanoNera, la principale testata online dedicata a gialli, noir e thriller e il fondatore di NebbiaGialla, festival del Noir di Suzzara, che ogni febbraio raccoglie nella padanissima cittadina il meglio del brivido.

Abbiamo incontrato e intervistato Paolo Roversi. Ecco le sue risposte.

Da dove nasce l’ipotesi di Addicted?

Da una riflessione sul mondo moderno: ricerchiamo continuamente la felicità ma siamo sempre più afflitti da vizi e ossessioni, dalle addiction appunto. Da lì l’idea di scrivere un thriller che le raccontasse e, anzi, le sfruttasse per una trama adrenalinica. 

La cosa interessante di Addicted è che una storia estremamente contemporanea per ambientazione, temi, e toni si innesta su una struttura portante che deriva direttamente dai Dieci piccoli indiani di Agatha Christie.

Un classico con cui penso tutti i giallisti, prima o poi, si vogliano confrontare. Si parte col rinchiudere una serie di personaggi in un luogo senza possibilità di fuga e si mette fra loro un assassino. Le soluzioni, a quel punto, sono tante e sta all’immaginazione e alla bravura dello scrittore trovarle.

Paolo Roversi © Eleonora Boggio
Paolo Roversi © Eleonora Boggio

Come hai sviluppato questo gioco?

Ogni paziente della clinica Sunrise, la splendida masseria pugliese in cui si svolge la vicenda, è afflitto da un’addiction, una pulsione nascosta che può spingerlo al limite anche a compiere atti che nella vita normale non farebbe mai. Questa è la molla su cui si basa tutta la storia: ognuno dei presenti potrebbe trasformarsi in un assassino e il gioco, anche per il lettore, è scoprire di chi si tratti.

Per raccontare sindromi, dipendenze e ipotesi terapeutiche, hai condotto ricerche specifiche?

Sì, ho letto e studiato molto ma mi sono anche preso delle licenze narrative perché questo è un thriller con continui colpi di scena e molta suspense e il mio principale obiettivo era tenere il lettore con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.

Oltre a essere autore in proprio sei il fondatore della prima testata online italiana dedicata al noir, MilanoNera. Un bilancio di questa esperienza?

Molto positiva. MilanoNera è stata fondata nel 2006 e da allora ha continuato a sfornare interviste e recensioni di romanzi gialli e noir. Si può dire che sia diventata la wikipedia del noir e un punto di riferimento per tutti gli appassionati.

Qual è lo stato di salute del noir italiano visto attraverso l’osservatorio privilegiato di MilanoNera e del festival NebbiaGialla?

Il noir italiano e mondiale gode di ottima salute. Penso anche grazie al volano delle serie TV che spesso vengono tratte da romanzi di genere. I lettori crescono e sono sempre più attenti: al festival NebbiaGialla, giunto alla sua tredicesima edizione, quest’anno avremo trenta scrittori di cui sei stranieri, e prevediamo già il tutto esaurito.

Per chi volesse saperne di più: www.nebbiagialla.it. QUI le informazioni sulla manifestazione, che si terrà a Suzzara dal 1 al 3 febbraio 2019

Paolo Roversi, Addicted, SEM
Paolo Roversi, Addicted, SEM