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Voglia di libri

Mario Andreose

Il genere contemporaneo più vicino alla favola è la memorialistica editoriale.  Gli ingredienti ci sono tutti: una perduta età dell’oro, un mondo ancora capace di magia, di avventura e di eroismi, fate e cavalieri, e qualche necessario orco, castelli incantati, magari progettati da Oscar Niemeyer, e antri oscuri dove la luce fatica a farsi strada, assorbita dai dorsi di innumeri volumi (e altrettanti classificatori). E poco conta che a ben vedere si tratti di storie di aziende e di carriere, di uffici e di commerci, di bilanci e fatturati, di acquisizioni e trattative. Il libro e il fare libri sono, giustamente, così intessuti di mistero e grazia, trattano materie cosi volatili e cruciali come il sapere e la bellezza,  il dolore e il riscatto, le storie e la Storia, il fare e il sognare, che tutti, i lettori, ma persino chi ci lavora, e addirittura chi neanche legge un libro, ne sono per sempre affascinati.

Se poi, a raccontare le storie dei libri e di chi li fa, è un signore gentile ed elegante, sornione e appassionato, coltissimo e curioso come Mario Andreose, dalla prosa altrettanto gentile ed elegante, allora il gioco è fatto. Non ci sarà lettore che chiusa l’ultima pagina di Voglia di libri (è uscito giusto in questi giorni da La nave di Teseo), non ne voglia ancora e ancora di avventurosi soggiorni francofortesi, di disfide tra editor pronti a tutto per un possibile best seller, di incantesimi per stregare un autore e portarselo via, o tenerselo stretto, di viaggi picareschi in giro per il mondo con la compagnia di giro onnilingue e cosmopolita di colleghi e agenti, giornalisti e uffici stampa, con un interminabile corredo di aneddoti e disavventure, agognati trionfi e frequenti, rovinosi e dolorosi fallimenti.

Mario Andreose racconta di un’editoria che in buona misura non c’è più: ma è giusto così. La bella editoria, come tante cose, è sempre quella che hanno visto quelli di poco più anziani di noi. Se no, che età dell’oro sarebbe. C’è un capitolo che è il cuore del libro, in cui Andreose racconta il suo meraviglioso cursus editoriale. L’arrivo a Milano, lui veneziano, nel 1959, l’ingresso al Saggiatore, la casa editrice fondata giusto un anno prima dal figlio ribelle e tormentato di Arnoldo Mondadori, Alberto, la carriera interna fino alla direzione editoriale, il tracollo della casa editrice, tra conti che non tornano e contestazioni sessantottine. E poi il passaggio a Mondadori, a Verona, a inventarsi un settore ragazzi e le coedizioni internazionali, e poi l’ingresso alla Fabbri che raccoglieva anche marchi come Bompiani, Sonzogno e Etas Kompass, e anche lì, conti che non tornano, strutture da svecchiare, cataloghi da reinventare con in più la necessaria armonizzazione di marchi diversi, e poi l’ingresso del gruppo Fabbri in Rizzoli, con gli Agnelli e l’avventura di palazzo Grassi… una corsa indiavolata attraverso i decenni raccontata in meno di quaranta pagine. Chi li scrive più romanzi del genere?

Dicevamo che Mario Andreose racconta un’editoria che non c’è più. Sì e no. La quaranta pagine del capitolo (non lo avevamo detto, ma si intitola “Avventure editoriali”) finiscono ovviamente con l’acquisizione di Rizzoli da parte di Mondadori e con la decisione di un gruppo di editoriali e autori di non seguire “la casa” tra le fauci dell’antico, eterno duellante. Nasce così La nave di Teseo, e assieme a Umberto Eco, a Elisabetta Sgarbi, a Eugenio Lio, a Piergaetano Marchetti e a tanti autori, italiani e stranieri, c’è pure lui, Mario Andreose, con il ruolo di presidente. Poche persone, grandi ambizioni, stile battagliero, molta esperienza, nessuna paura: per quanto così saldamente radicata nel presente, La nave di Teseo sembra davvero uscita da qualche antica chanson de geste editoriale.

Voglia di libri continua poi con due capitoli godibilissimi, “Ritratti” di autori, conosciuti personalmente o solo attraverso i titoli “lavorati” nel corso dei decenni, si tratti di T.S. Eliot o Woody Allen, Alberto Moravia o Pier Vittorio Tondelli, Joseph Heller o l’amico di sempre, Umberto Eco, e una “Bottega editoriale” che racconta di editori come Livio Garzanti e Inge Feltrinelli, di editoriali come il grande Giancarlo Bonacina e il fascinoso Nani Filippini, di cosa significa tradurre Il nome della rosa o ritradurre l’Ulisse.

Chiunque ci lavori, lo sa, la vita in editoria può essere grama, si lavora tantissimo, a parità di ruolo si guadagna perlopiù meno che altrove, i momenti di noia e frustrazione sono, come sempre nella realtà, prevalenti, e l’ansia si sparge a piene mani. Tutto questo si intuisce anche dal libro di Mario Andreose, che, sgombriamo da eventuali equivoci, non indora alcuna pillola e non soavizza nulla nel racconto delle sue esperienze. Ma chiunque lavori in editoria lo potrà confermare: nessuno che lavori in editoria farebbe mai il cambio con qualcos’altro. Non si evade dal regno fatato.

Voglia di libri

Mario Andreose
La nave di Teseo
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Genere:
Critica letteraria
Listino:
€ 18.00
Collana:
I fari
Data Uscita:
11/11/2020
Pagine:
240
Lingua:
Italiano
EAN:
9788834604342