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Broken Memories di Francesca Caizzi, tra amore, magia e memoria

22 Giugno 2026
Broken Memories di Francesca Caizzi, tra amore, magia e memoria

Francesca Caizzi racconta il suo romantasy Broken Memories, che inaugura la collana Romance di Baldini+Castoldi.

Cosa resta di noi quando i ricordi si sfaldano, e quanto dell’identità sopravvive al corpo che cambia? In Broken Memories. Risveglio, il romantasy che inaugura Romance, la nuova collana di Baldini+Castoldi, Francesca Caizzi intreccia immaginario fantastico e esperienza concreta, trasformando perdita, desiderio e memoria in dispositivi narrativi.

Romance nasce da un ascolto: quello delle community online, degli spazi in cui l’amore viene raccontato, discusso e condiviso prima ancora di diventare libro. È lì che oggi il romance si muove, in una circolazione continua di storie, opinioni, affezioni e delusioni. Baldini+Castoldi sceglie di partire da questo movimento, cercando voci cresciute in rete e storie capaci di mescolare generi e immaginari senza perdere ciò che nel romance conta di più: il legame emotivo con chi legge.

Broken Memories, il primo titolo della collana, mette subito a fuoco questa direzione: personaggi attraversati dal desiderio, scelte narrative che complicano le aspettative, temi che restano dopo l’ultima pagina.

In questa intervista, Caizzi ripercorre la genesi del romanzo, dalle prime intuizioni nate quasi per gioco fino a una riscrittura più consapevole, segnata anche da esperienze personali. Ne emerge un racconto in cui l’amore non è solo motore emotivo, ma una forza ambigua che ridefinisce i personaggi e il loro modo di esistere, mentre la memoria diventa un terreno instabile su cui si costruiscono identità, legami e conflitti.

Da dove nasce l’idea della storia e dei tuoi protagonisti? C’è stato un momento preciso, un’esperienza personale o un’immagine che ha dato origine al romanzo? Quando hai capito che la storia non si sarebbe conclusa in un solo libro? È stato qualcosa che avevi previsto fin dall’inizio o i personaggi ti hanno «chiesto» di continuare il loro percorso?

Apro subito una parentesi divertente: in realtà la base di questa storia nasce da una battuta che ho fatto con il mio migliore amico. Era l’anno in cui era uscita la canzone di Emma Marrone Dimentico tutto. Io ho detto ad Alessandro: «Certo che devi essere molto sfortunato se un giorno ti alzi al mattino e non ricordi più niente, perfino quello che hai fatto il giorno prima». Poi mi sono resa conto che poteva essere uno spunto di partenza. La storia si è evoluta tantissimo dal 2014. All’epoca si usava fare quelle specie di sceneggiature con i prestavolto, tipo Telefilm Addicted. Io ero nello staff e chiesero se c’era qualcuno che avesse delle storie da raccontare. Ero ancora agli inizi: mi piaceva scrivere, ma non avevo ancora capito che sarebbe stata la mia professione, anche perché facevo tutt’altro. C’è anche una parte meno divertente, purtroppo. In quegli anni sono cominciati i problemi di memoria di mio nonno. Non era Alzheimer, ma un principio di demenza senile molto avanzata. Si ricordava tutte le cose di quando era giovane – per esempio il momento in cui aveva incontrato mia nonna – però, se gli chiedevi che cosa avesse fatto il giorno prima, non se lo ricordava. Quando ho iniziato a scrivere davvero questa storia l’ho fatto un po’ per gioco. Erano passati circa due anni e avevo iniziato a pubblicarla su Wattpad.

Negli anni, acquisendo maggiore esperienza, ho fatto tesoro di tutto quello che ho vissuto: avere avuto mio nonno in casa dopo la morte di mia nonna, il suo progressivo perdere i ricordi recenti mentre continuava a conservare il suo passato, e anche la mia condizione fisica, che mi ha portato, da un giorno all’altro, a essere sempre più invalida a causa della fibromialgia. Tutto questo mi ha fatto capire che la prima stesura di Broken Memories non aveva la profondità che volevo, non aveva tutto quello che volevo raccontasse. All’inizio era previsto un volume autoconclusivo, ma quando sono arrivata a un certo punto della storia mi sono resa conto che dentro c’erano così tante tematiche e domande importanti: puoi considerarti reale se non hai ricordi? Se non provi emozioni? È quello che succede ai Brumivori, e sono cose che ti fanno subito empatizzare. Anche Emma empatizza, perché si trova in una situazione molto simile alla loro: sono creature che vanno a caccia di ricordi, senza rendersi conto di averli; Emma va a caccia di ricordi perché non li può più memorizzare.

A un certo punto della storia, mentre ero circa a metà della stesura – con i protagonisti che non avevano ancora preso parte al loro primo combattimento, a Venezia – sentivo che i miei personaggi avevano davvero tanto da dire, così come anche i nemici. Mi sono resa conto che ci sarebbe stato bisogno di un secondo volume: avevo bisogno che tutti i personaggi facessero i loro primi passi per poi risultare più consapevoli in un secondo libro. Raccontare la storia con il finale che avevo in mente fin dall’inizio non avrebbe reso giustizia al romanzo: sarebbe stato tutto troppo facile e semplice, mentre tutto nella storia richiedeva maggiore profondità – non solo i sentimenti, ma proprio tutto l’impianto. Un po’ di cose del secondo volume penso di averle già sviluppate; le altre sicuramente me le diranno i miei personaggi [ride].

Nel tuo romanzo l’amore è il centro della storia: che tipo di amore volevi raccontare? Quello idealizzato, quello imperfetto o quello che cambia le persone? I protagonisti del tuo libro hanno sicuramente un percorso emotivo articolato: quanto di loro è nato dall’immaginazione e quanto invece deriva da esperienze precedenti o dall’osservazione della realtà?

Innanzitutto mi piace che i personaggi siano mossi dai loro sentimenti, perché in fin dei conti sono i sentimenti a renderci umani. Allo stesso tempo questo è il grande contrasto con i Brumivori, che non sono mossi dai sentimenti ma solo dagli istinti. Credo che ogni personaggio incarni un tipo di amore diverso: quello idealizzato che ci costruiamo nella mente quando siamo ragazzi, ma che quasi sempre non è la storia che ti aspetti; e, allo stesso tempo, quel tipo di amore che fa cambiare le persone. Edoardo compie un percorso che è quello che ci si aspetta spesso da un personaggio moralmente «grigio»: all’inizio appare come qualcuno che nasconde molte cose, ma poi apre il suo cuore. Ho voluto giocare molto anche su questo aspetto, sulle aspettative, perché ci sono delle cose che io stessa, da lettrice, voglio che succedano nei romanzi. Ho cercato di esplorare un po’ tutti gli aspetti dell’amore: le prime esperienze, le prime relazioni, ma anche il fatto che ci sono persone che non hanno mai voluto amare. Edoardo, per esempio, ha sempre considerato i sentimenti una debolezza, perché è stato cresciuto con questo imperativo. Poi però tutto si ribalta: l’amore, l’amicizia e i sentimenti in generale possono diventare una forza molto potente.

Ed è qualcosa che non riguarda solo l’amore romantico, ma anche la fraternità e l’amicizia: penso al legame di Edoardo con Jacopo e a quello con Ivano, il fratello di Edoardo, un legame che riesce a diventare più forte persino dopo i tragici avvenimenti della fine di Broken Memories (non faccio spoiler!). Spero di essere riuscita a rendere veri i sentimenti dei personaggi, perché penso che sia il modo migliore per far entrare il lettore in sintonia con il romanzo e con la sua storia, anche dal punto di vista dell’immedesimazione. Molto di quello che scrivo deriva sicuramente dalle mie esperienze personali – comprese le storie che non ho vissuto in prima persona ma che mi sono state raccontate – ma anche da tutto ciò che leggo, guardo e ascolto. Parto da questo, ma poi preferisco immergermi nei personaggi e chiedermi che cosa farebbero loro in quella determinata circostanza. Mi chiedo cosa farebbe quel personaggio, con il suo background, e non una persona in generale. Chi scrive arriva a un punto in cui prende consapevolezza delle direzioni che vogliono percorrere i suoi personaggi. All’inizio è sicuramente difficile, ma piano piano sono loro a prendere in mano la situazione e sanno come muoversi.

A quale tipo di lettore consiglieresti questo libro? Chi pensi possa innamorarsi di più della tua storia? Cosa speri che rimanga nei loro cuori e nelle loro menti?

Credo gli insulti nei miei confronti dopo il finale «criminale» che li aspetta [ride]. Dico spesso, con chi ha collaborato con me alla stesura, che una volta letto il finale chiunque potrebbe venirmi a cercare per menarmi! Scherzi a parte, spero che i lettori possano commuoversi, iniziare a fare teorie per il secondo volume, emozionarsi e affezionarsi ai personaggi. Mi piacerebbe che potessero tifare per uno o per l’altro, rendersi conto di ogni loro sfumatura. Spero che possa essere una storia per cui valga la pena prendere il telefono, scrivere alla migliore amica o al migliore amico e dire: «Ho letto questo libro, ti devo raccontare! Devi leggerlo anche tu». Se qualcuno, con il proprio libro, riesce ad arrivare a questo, significa che è arrivato al cuore dei lettori – ed è quello che più di tutto io mi auguro. Consiglierei Broken Memories a chi ama e legge romantasy: a chi ama determinati trope come l’enemy to lovers, l’ambiguità dei personaggi moralmente «grigi», il triangolo amoroso, le scene spicy. Il fatto che sia una storia ambientata in Italia – cosa abbastanza rara per un romantasy – potrebbe essere un ulteriore punto di forza. In generale, lo consiglierei a chi ama innamorarsi delle storie.

Qual è stata la parte più difficile della scrittura del tuo primo libro: costruire la trama, rendere credibili i sentimenti o trovare la tua voce narrativa?

La parte più difficile nel mio lavoro è riuscire a non essere sommersa dalle cose che mi vengono in testa. Non è difficile scrivere per me – salute a parte, che spesso mi impedisce fisicamente di farlo. Nel momento in cui mi immergo completamente nel mondo che ho creato, nei personaggi e in tutto il resto, sono dentro la storia a tutto tondo. Spesso è anche difficile uscirne. Mi capita di essere talmente immersa che mi sveglio mentre sto sognando una determinata scena, oppure poco prima di addormentarmi sento la voce dei personaggi che mi dicono come agirebbero o cosa direbbero in una determinata situazione. Questo, per me, è scrivere: essere quasi un mero strumento nel momento in cui la storia si autodetermina e i personaggi decidono in autonomia come muoversi. Ed è una cosa che mi piace tantissimo. Non è difficile creare per me; al contrario, è difficile riuscire a stare al passo con tutto. Una cosa divertente che mi capita con qualsiasi storia è che nella mia testa sento di avere una sorta di ragnatela: mentre scrivo devo ricordarmi di tutti i collegamenti, di tutte le frasi, di tutte le situazioni. Ogni tanto mi viene da controllare qualcosa perché ho in mente un richiamo da inserire. Forse perché sono completamente immersa nella scrittura, la mia mente diventa totalmente orientata solo a quello. All’inizio, soprattutto, è complicato tenere le redini della storia; poi, più avanti, è più facile lasciarle andare e sai che la rotta è quella.

Essere un’autrice significa anche affrontare molte prime volte: qual è stato il momento più emozionante di questo percorso?

Sai che non lo so? [ride] So solo che mi emoziono tantissimo scrivendo. Basta che qualcuno mi dia la possibilità di scrivere, parlare di una storia e inventare, e io sono felice così. Mi emoziono anche solo a pensare a quello che potrei scrivere oggi o domani. Basta davvero questo.