Pubblicato da HarperCollins Italia, Antiniska Pozzi ci parla del suo romanzo d’esordio ambientato nella periferia nord di Milano.
Periferia nord di Milano, fine anni ’70: qui nasce Anna, protagonista di Tanto domani muori, romanzo d’esordio di Antiniska Pozzi, giornalista, traduttrice e docente, che ha lavorato in ambito teatrale e pubblicato raccolte di poesia. Una voce abituata alla precisione del verso, e si sente. «È un romanzo di formazione» ci dice l’autrice, che abbiamo incontrato in occasione dell’uscita del libro, pubblicato da HarperCollins Italia.
Anna cresce in una famiglia operaia, attraversa scuola, liceo e il trauma di una morte bianca, un incidente sul lavoro che uccide il padre, ritrovandosi nel presente bloccata tra due mondi senza appartenere pienamente a nessuno. Pozzi racconta una storia che ha aspettato a lungo di trovare una forma: «Credo che le storie che parlano di tutti noi possano trovare accoglienza e dare non solo emozioni ma anche una possibilità di riflessione sul reale che ci circonda».
La periferia non è solo sfondo ma protagonista silenziosa: i quartieri di Quarto Oggiaro, Comasina e Affori diventano una mappa affettiva e sociale, fatta di casermoni, circoli, dialetti e vite che si sfiorano senza mai riuscire a cambiarsi davvero. È una Milano lontana dal centro, restituita con uno sguardo insieme lucido e affettuoso, che non romanticizza la fatica ma non la riduce nemmeno a pura denuncia.
Il titolo viene da un murales su via Comasina, tra Quarto Oggiaro e Affori: «Casa, auto, lavoro, tanto domani muori». Un monito brutale che l’autrice ha incrociato spesso negli anni e che sintetizza la riflessione centrale del romanzo sul rapporto tra lavoro e vita e libertà. È proprio questa tensione tra il peso del quotidiano e la necessità di interrogarsi il cuore di ciò che Pozzi vuole condividere: «Le persone che leggeranno questo libro non devono avere paura di farsi domande su se stesse, sulla realtà, sulla società che le circonda, e di trasformare quelle emozioni in un’occasione di riflessione».
Tanto domani muori si inserisce in una tradizione di narrativa italiana che guarda alla classe operaia senza nostalgia e senza distanza, con la consapevolezza di chi quella periferia l’ha vissuta e poi attraversata. Un romanzo che chiede, senza sconti, da dove veniamo e cosa ci portiamo dietro.
Potete vedere e ascoltare l’intervista completa nel video qui sopra e su tutti i nostri canali social.
