Alcuni dei suoi libri sono pubblicati in Italia da La nave di Teseo, La Tartaruga e Donzelli.
È Anne Carson la vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2026. L’autrice canadese è stata premiata «per la sua opera audace e inventiva che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha creato nuove forme per la letteratura contemporanea». Al centro del riconoscimento ci sono dunque l’inventiva della sua opera, il dialogo con la tradizione classica e la creazione di nuove forme letterarie.
Nata a Toronto nel 1950, Carson ha affiancato per tutta la sua carriera la scrittura alla traduzione e all’insegnamento universitario. La sua formazione classica attraversa l’intera opera: le parole e la loro etimologia sono il punto di partenza di un lavoro in cui la precisione filologica incontra il desiderio di creare nuovi significati. Nella presentazione del Comitato Nobel, questa capacità di mettere in relazione epoche e voci diverse emerge come uno dei tratti distintivi della sua scrittura.
Il rapporto con la tradizione classica prende una forma particolarmente riconoscibile in Autobiografia del rosso, pubblicato in Italia da La nave di Teseo. Qui Gerione, il mostro alato dei frammenti del poeta greco Stesicoro, diventa un quattordicenne impacciato, dalla pelle vermiglia e con un paio di ali ingombranti. In un mondo di stazioni del pullman e vulcani, l’incontro con Eracle lo conduce attraverso il desiderio, la gelosia e il dolore dell’amore: il mito si trasforma così in un romanzo di formazione in versi, che mette al centro la vulnerabilità di chi cerca il proprio posto nel mondo. È lo stesso personaggio a tornare in Red Doc>, in uscita il 24 novembre 2026. Ora ribattezzato «G», Gerione attraversa l’età adulta in un intreccio di poesia, teatro e narrazione, sospeso tra il desiderio di volare e il bisogno di famiglia e di casa.




Il desiderio e le contraddizioni dei legami attraversano anche La bellezza del marito. Un saggio romanzato in 29 tanghi, pubblicato da La Tartaruga, in cui Carson racconta l’inizio e la fine di un matrimonio. Seduzione, infatuazione e tradimento scandiscono una relazione dalla quale la protagonista fatica a separarsi, attratta dalla bellezza del marito anche quando l’amore diventa doloroso. I miti classici, John Keats e l’ironia del tango accompagnano questo movimento, in cui non è sempre possibile capire chi trattiene l’altro e chi è pronto ad andarsene.
La difficoltà di trattenere chi amiamo trova un’altra forma in Antropologia dell’acqua. Riflessioni sulla natura liquida del linguaggio, pubblicato da Donzelli nell’edizione italiana curata da Antonella Anedda, Elisa Biagini ed Emmanuela Tandello. Tra saggi, diari, appunti di viaggio e racconti, l’acqua diventa il filo di una riflessione sulle parole, sull’amore e sulla perdita: ciò che scorre e si dissolve, senza che possiamo fermarlo.
La presentazione del Comitato Nobel ricorda inoltre le collaborazioni di Carson nell’ambito delle arti visive, della danza, dell’opera e del teatro, che estendono la sua ricerca oltre la pagina. Un dialogo che, nella sua scrittura, diventa un modo per trasformarle e per trovare nuove possibilità di raccontare l’esperienza contemporanea.
