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Conservare, innovare, programmare: parla Giovanni Francesio, direttore editoriale di Neri Pozza

20 marzo 2024 | cristina
Conservare, innovare, programmare: parla Giovanni Francesio, direttore editoriale di Neri Pozza

A sei mesi dal suo arrivo, intervistiamo Giovanni Francesio su passato, presente e futuro di Neri Pozza.

di Cristina Resa

Sono passati sei mesi dall’arrivo di Giovanni Francesio alla guida di Neri Pozza. Sei mesi sono il tempo giusto per prendere piena consapevolezza della macchina editoriale e delle sue caratteristiche e avviare un nuovo corso. Ne parliamo proprio con il direttore editoriale di Neri Pozza, Giovanni Francesio.

Lei arriva da un grande gruppo come Mondadori: prima la direzione editoriale di Piemme, poi Sperling & Kupfer e Frassinelli, infine la narrativa italiana di Arnoldo Mondadori Editore. Cosa ha trovato in Neri Pozza? Cosa significa misurarsi con una realtà più piccola?

Neri Pozza non è così piccola come si potrebbe pensare: ha una quota di mercato di tutto rispetto ed è uno dei quindici editori italiani all’interno di uno scenario concorrenziale omogeneo, offrendo una vasta gamma di generi, dalla narrativa letteraria alla saggistica storica, alla filosofia, il tutto declinato con una cifra identitaria molto efficace. Questa è stata una delle prime sorprese positive, tra le tante, che ho trovato entrando in Neri Pozza. Rispetto al mio passato, per citare indegnamente Virginia Woolf, ho dovuto operare un profondo cambiamento di prospettiva. Quando ero in Mondadori e nei quasi vent’anni che ho passato nel gruppo, in particolare negli ultimi cinque, in cui mi sono occupato di narrativa italiana, il mio sforzo è sempre stato quello di lavorare dentro il grande editore con la logica del piccolo. Questo significa non fare attenzione solo alle grandi operazioni, ai grandi autori, agli aspetti economici, ma cercare di seguire ogni singolo libro con l’attenzione e la cura che normalmente mette un piccolo editore. Quando sono arrivato qui, ho trovato un gruppo di persone di livello professionale e personale talmente alto da farmi pensare «forse non hanno bisogno di un direttore editoriale». Poi ho trovato il mio spazio di utilità, il senso del ruolo, proprio ribaltando la logica di prima, cioè applicando alcuni aspetti che ho interiorizzato in tutti gli anni passati dentro il più grande gruppo editoriale italiano a una casa editrice di dimensioni medie e che aveva un modo di lavorare diverso.

Mi sono allora dedicato alla programmazione: io ho nel DNA la programmazione editoriale sul medio-lungo periodo, il modello americano. Inoltre, credo sia fondamentale tenere conto del risultato complessivo, realizzare un programma che valorizzi l’uscita di ogni singolo libro, ma anche decidere quali siano i libri su cui investire di più, perché ogni titolo deve essere gestito diversamente. Altri aspetti importanti sono la costruzione del lancio e la gestione del ricchissimo catalogo della casa editrice. In questo momento, sto passando una discreta parte del mio tempo a mettere in ordine questo meraviglioso catalogo, per fare in modo che i libri arrivino più facilmente ai loro lettori. Infine, ed è forse la cosa che mi gratifica di più in questa nuova esperienza, c’è il fatto che io, dentro il gruppo Mondadori, ho avuto diversi ruoli, non ho sempre ricoperto la posizione di direttore editoriale e questa mi sembra una bellissima occasione per mettere insieme tutte le esperienze del passato e cercare di metterle a frutto tutte insieme contemporaneamente.

Quindi il lavoro sarà in continuità rispetto al corso precedente?

La continuità è assoluta, anche perché le case editrici sono fatte da tutte le persone che ci sono dentro, non solo da una. Ho sempre pensato che sia meglio valorizzare quello che si trova. C’è bisogno assoluto di andare avanti con continuità. Come ho detto prima, la casa editrice è ricchissima di cose belle, e per fortuna altre arriveranno. Quello che cerco di fare è mettere la mia esperienza, in particolare gestionale, al servizio dei bei libri che la casa editrice ha pubblicato e pubblicherà.

E a proposito di questo, cosa stiamo per scoprire nelle prossime settimane o mesi?

Intanto siamo contentissimi dei risultati dello scorso anno: penso a Demon Copperhead di Barbara Kingsolver, o Il patto dell’acqua di Abraham Verghese e a tutta la saga di Blackwater, che ha caratterizzato il 2023. Uno dei tanti pregi di questa casa editrice è la capacità di sostenere i libri a lungo. Basti pensare a Shantaram di Gregory David Roberts, che vende 10.000 copie all’anno da tanto tempo.

Inoltre, abbiamo iniziato molto bene nel 2024, perché Gli aghi d’oro di Malcom McDowell ci ha rassicurati sul fatto che non si tratta solo della serie di Blackwater: McDowell è ormai considerato un autore. Quindi il fatto di poter continuare a pubblicarlo è una cosa che ci rende molto contenti. Siamo anche soddisfatti dell’avvio del vincitore del premio Neri Pozza 2023, Francesco Pala, che è uscito il 16 gennaio. Il suo libro, L’ultimo viaggio di Lenin, ha avuto una bellissima accoglienza della critica e anche discreti risultati commerciali nelle prime settimane.

Inoltre, abbiamo diversi titoli di grande interesse in arrivo. Abbiamo appena pubblicato un  nuovo libro di Abraham Verghese, La porta delle lacrime. Ad aprile arriveranno due uscite verso cui nutriamo forti aspettative, perché sono due grandi libri. Uno è già abbastanza noto in Italia: si tratta di Triste Tigre di Neige Sinno, che in Francia è stato il libro dell’autunno e ha vinto premi e ottenuto ottime critiche. È una felicissima acquisizione di Sabine Shultz, vicedirettrice editoriale, che ha la delega piena su tutta la parte editoriale, specie la narrativa straniera. Abbiamo forti aspettative su Un giorno nella vita di Abed Salama, libro del giornalista americano Nathan Thrall, che vive a Gerusalemme, che racconta una storia piccola dentro il conflitto israeliano palestinese e che va alle radici di quello che succede quando le tensioni esplodono. Inoltre, siamo entusiasti di presentare il nuovo romanzo di Nichols, Tu sei qui, che uscirà i primi di maggio; arriveranno i nuovi libri del premio Pulitzer Viet Thanh Nguyen e di Tracy Chevalier, autrice molto importante per la casa editrice. Importante sarà   la pubblicazione del nuovo libro di Paola Barbato (e ne approfitto per citare l’ingresso in Neri Pozza di Francesca Lang, nuova editor della narrativa italiana), che ritengo una delle più interessanti esponenti della declinazione letteraria del romanzo di genere, come anche il nuovo romanzo di Stuart Turton, l’autore de Le sette morti di Evelyn Hardcastle. Infine, mi fa piacere annunciare l’uscita di un nuovo libro di Giorgio Agamben, che cura per noi la collana “La quarta prosa” e che a maggio torna a pubblicare con la nostra casa editrice. Dunque, un programma decisamente ricco, che cercheremo di valorizzare al meglio insieme a tutto il team di lavoro, sia dal punto di vista redazionale, con Stella Boschetti, sia dal punto di vista del marketing e della comunicazione, con Francesca Colletti e i loro rispettivi gruppi.

E chiudiamo con una domanda al Francesio lettore: quali autori hanno inciso sulla sua vocazione?

Antonio Pennacchi è stato un autore significativo per me, sia da lettore e poi da suo editor. Un altro autore che ha certamente avuto un impatto su di me è David Mitchell: leggere L’atlante delle nuvole, poi vedere il film, poi rileggere il romanzo è stata un’esperienza quasi mistica, che ha cambiato il mio modo di pensare. Ce ne sono molti altri, ma questi mi hanno segnato in modo particolare.

Trovate la versione audio della nostra intervista nell’episodio 23 di INDIE – Libri per lettori indipendenti.