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Addio a Milan Kundera

12 luglio 2023 | feltrinelli
Addio a Milan Kundera

Il grande scrittore cecoslovacco e poi francese è morto a 94 anni.

A 94 anni se ne è andato Milan Kundera. A essere nati poco dopo la metà del secolo scorso la sequenza delle morti di grandi fa davvero impressione. E non tanto perché su di loro – anche su di loro, purtroppo non solo – misuriamo la nostra caducità, ma perché su di loro – soprattutto su di loro – misuriamo l’allontanarsi del mondo che ci “ha fatti”, nel bene e soprattutto nel male, e con esso dei modi di conoscerlo e interrogarlo.

In Italia Milan Kundera è arrivato nel 1969, un anno dopo la Rivoluzione di Praga, con Lo scherzo, il suo esordio romanzesco dato alle stampe nel ’67 a pochi mesi dall’avvio del processo riformatore e dell’invasione. I lettori italiani impararono ad amarlo poco per volta, per aggiunte progressive. Dopo il debutto, e qualche anno di silenzio, arrivarono i racconti degli Amori ridicoli, e poi di nuovo i romanzi, in cui spirito libertino, arditezza strutturale e vocazione saggistica giocavano di rimessa conquistando fasce crescenti di lettori. Fino al passaggio alla sigla Adelphi e al concomitante, straordinario e paradossale successo favorito dalla televisione. Il romanzo più famoso di Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, inaugurò infatti nel 1985 Fabula, la nuova collana della casa editrice milanese dedicata alla narrativa contemporanea. L’interesse di un pubblico colto era assicurato, la fama dell’autore solida e la “certificazione” Adelphi già all’epoca garantiva un surplus di attenzione. Ma, a pochi mesi dalla pubblicazione, parte una trasmissione destinata a rimanere nella storia della TV, l’esilarante, intelligentissima e popolarissima Quelli della notte, parto della geniale fantasia di Renzo Arbore. Tra un balletto, una gag e uno sketch, Roberto D’Agostino avvia un vero e proprio tormentone, citando e agitando sera dopo sera una copia del romanzo di Kundera.

Effetto valanga, successo, classifica, tripudio. L’insostenibile leggerezza dell’essere diventa un best seller per passare senza soluzione di continuità al rango di long seller e quindi di classico. E Milan Kundera conquista per sempre il pubblico italiano, consolidando, titolo dopo titolo, una relazione intensa con i lettori, che si estende dai romanzi – da L’immortalità a La festa dell’insignificanza, non trascurando il recupero, a volte con nuove traduzioni, dei testi precedenti al sodalizio con Adelphi – alla saggistica, inaugurata dall’amatissimo, immarcescibile L’arte del romanzo del 1986 e giunta all’ultimo, drammaticamente attuale, Un Occidente prigioniero, del 2022, pubblicato mentre carri armati non più sovietici, ora solo russi, avanzano sferraglianti e decisi alla revanche verso la capitale Ucraina. Il libro raccoglie due testi: il secondo è un intervento del 1983 che ricorda come l’Europa abbia rinunciato a suo tempo a difendere pezzi di se stessa come la Polonia, l’Ungheria e la Cecoslovacchia; il primo è il discorso che un giovane Milan Kundera pronunciò come intervento di apertura al IV Congresso dell’Unione degli Scrittori che si tenne in Cecoslovacchia nel 1967, a poche settimane dall’avvio della Primavera di Praga.

Un Occidente prigioniero dunque, in una circolarità molto adelphiana, chiude la vicenda letteraria di Kundera tornando là dove era iniziata: allo stesso momento storico, biografico, esistenziale e politico de Lo scherzo.

Altri testi arriveranno, altri libri porteranno la firma e la sostanza di Milan Kundera. Ma per ora qui ci fermiamo, consapevoli che un altro pezzo di ‘900 ci ha lasciati. E che quella lucidità, quella passione, quell’ironia erano fondamentali anche per inoltrarsi in un millennio non meno corrusco di quello che abbiamo salutato ventitré anni fa.