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Strumenti e documenti

21 aprile 2023 | feltrinelli
Strumenti e documenti

Una nuova collana di Passigli Editori per interpretare il passato e leggere il presente.

Guardare al passato solo con gli occhi del presente è un errore nel quale incorriamo spesso. Per guardare invece al presente con gli occhi del passato, servono i mezzi: servono gli strumenti. È proprio con questo nome, “Strumenti”, che nasce la nuova collana di Passigli Editori.

La casa editrice viene fondata nel 1981 da Stefano Passigli, discendente di uno dei più importanti editori fiorentini dell’Ottocento: David Passigli. In questi quarant’anni di attività, la proposta della casa editrice ha spaziato fra la narrativa e la poesia, sempre con l’intento di mostrare l’imperituro valore dei classici, resi accessibili con volumi agili e dai prezzi competitivi. Ma ha affrontato anche tanta saggistica politica e sociale di rilievo.

Ora una nuova collana, caratterizzata da una veste grafica semplice quanto distintiva, ma soprattutto da nomi importanti in copertina: come Émile Zola, Giovanni Gentile e Benedetto Croce, Giorgio Amendola e Luigi Longo.

Chiediamo direttamente all’editore, Stefano Passigli, come e da dove nasce la collana “Strumenti”.

Nasce dalle mie esigenze di studioso. Sono il fondatore della Passigli Editori, ma in realtà nasco politologo. Ho ereditato a suo tempo la cattedra di Giovanni Sartori di Scienze della Politica a Firenze, quindi sono abituato al lavoro scientifico, un lavoro che porta a ricercare le fonti, a volte difficili da trovare. Se una volta avevamo l’abitudine di andare in biblioteca, ora ci rivolgiamo piuttosto alla rete e al web, dove però le fonti non sono sempre attendibili. Anzi il web è spesso pieno di errori, e se usato in maniera selvaggia, gli errori si moltiplicano, si consolidano. Di fronte a questa problematica ho visto che ci sono molti testi, documenti, articoli, trovabili solo su riviste, quindi andando in biblioteca sostanzialmente: perdendo cioè molto tempo e tornando alle vecchie abitudini. Sono libri che non si trovano certo in libreria, ma sono fondamentali, sono libri di cui spesso si parla senza però averli mai letti. Da qui nasce l’idea di una collana dove si ritrovino questi testi importanti, che verranno però interpretati attraverso le introduzioni di firme altrettanto importanti e resi disponibili agevolmente in una collana a basso prezzo, di poche pagine, in libreria.

Quali sono i primi titoli?

Tanto per dare un’idea di cosa sarà la collana, i primi titoli sono Il manifesto degli intellettuali fascisti, steso da Giovanni Gentile e firmato da metà della cultura italiana, e Il manifesto degli intellettuali antifascisti, steso da Benedetto Croce e firmato dall’altra metà. La maggior parte di queste persone è ormai poco nota ai giovani, quindi nel testo ci saranno anche delle brevi biografie di alcuni di loro. È molto significativo il fatto che ci fossero Luigi Pirandello da una parte e Dino Campana dall’altra, oppure da una parte Emilio Cecchi, per parlare di grandi critici letterari, e dall’altra Ugo Ojetti. È la cultura italiana spaccata a metà, in poche parole. Ai due manifesti il libro unisce anche Il manifesto della razza e il testo delle leggi razziali, interessanti per capire la portata di quell’emanazione. L’introduzione del volume sarà affidata ad Aldo Cazzullo, autore che si sta occupando di fascismo in maniera importante in questo periodo.

Un altro titolo che uscirà inizialmente sarà il famoso J’accuse di Émile Zola. Un testo che si può trovare volendo, ma solo comprando dei libri sulla storia della Francia e sul caso Dreyfus. Non si trova però quello che è stato il processo contro di lui, la sentenza, la sua replica. È interessante invece avere tutto in un unico volume, che in questo caso sarà curato da Benedetta Craveri.

Il terzo titolo è Il sessantotto. Su questo fenomeno, personificato dal movimento studentesco, ci fu una forte polemica all’interno del Partito Comunista dell’epoca: tra Luigi Longo, allora segretario, e Giorgio Amendola. Sulle colonne di Rinascita, Longo sosteneva che i giovani del Sessantotto dovessero essere accolti nel PCI, e che il PCI dovesse tutelarli perché in fondo criticavano la società capitalista dell’epoca. Amendola, invece, vedeva quei giovani studenti come i figli di una borghesia che nulla aveva da spartire con la classe operaia, come borghesi che giocano alla rivoluzione, figli quella malattia che Lenin aveva chiamato ‘’infantilismo rivoluzionario’’. Questi contrasti ideologici porteranno a una forma di contestazione sempre più violenta, prefigurando insomma quella violenza che poi si concretizzò con le Brigate Rosse. In questo caso il testo è affidato a Gianni Cuperlo, l’ultimo segretario della Federazione Giovanile Comunista.

Poi pubblicheremo Il manifesto di Ventotene, che configura un’Europa molto diversa e molto più avanzata dell’”Europa politica” che poi si è realizzata, o meglio che non si è realizzata. Il punto è che anche se si realizzasse, l’”Europa politica” sarebbe un’Europa economicamente e socialmente meno avanzata dell’Europa di Ventotene di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

Usciranno inoltre L’egemonia culturale di Antonio Gramsci con un’introduzione di Norberto Bobbio – un suo scritto inedito –, e i due grandi discorsi di Gabriele D’Annunzio che danno il via alle “Radiose giornate di maggio” e che porteranno alla Grande guerra, e il discorso sulla “Vittoria mutilata” che apre la via all’impresa di Fiume e alla discussione sul fascismo-non fascismo di D’Annunzio. Una questione su cui sto lavorando molto, anche perché ho altre idee in proposito per la collana.

I primi titoli della collana sono testi di difficile reperibilità, spesso introvabili per studiosi che ambiscono a una ricerca bibliografica corretta. Ma come raggiungere un pubblico il più largo possibile, se vogliamo, anche giovanile?

Questo è un po’ il problema di tutti gli editori. Perché oramai molte librerie indipendenti, cioè quelle che sostenevano maggiormente gli editori di catalogo, si sono ridotte in maniera drastica e entrando spesso in circuiti di franchising che rispondono a logiche centralizzate. Un fattore che ha penalizzato non poco gli editori di catalogo e di cultura. In questo senso la collana farà forse un po’ di fatica all’inizio, ma sono fiducioso nel vederla emergere pian piano.

Spesso guardiamo ai classici del pensiero solo con gli occhi del presente, e non con gli occhi del passato, quindi con il suo giudizio, il suo “vantaggio temporale”, il suo bagaglio. La collana come affronta questa sfida e cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

La collana affronta la questione attraverso introduzioni, prefazioni e curatele di grande qualità, che hanno il compito di situare quel documento nel suo tempo, ma al tempo stesso di sottolinearne la validità ancora oggi. Il J’accuse di Zola per esempio, è molto legato a un’epoca, ma mostra che la Francia di allora era molto diversa da quella attuale. Il caso Dreyfus fu un punto di svolta, che la trasformò da paese tradizionale a paese in cui si scontravano culture diverse: dai legittimisti ai borbonici, dai bonapartisti ai repubblicani. Solo dopo l’affaire Dreyfus, che prese dieci anni abbondanti, e gli investimenti nella scuola pubblica fatti dai governi dell’epoca, la Francia è diventata il paese che conosciamo, cioè un paese dove lo spirito repubblicano e laico è oramai dominante. Il J’accuse testimonia un punto di svolta importante, anche perché l’antisemitismo persiste in molti paesi europei – e anche nella stessa Francia –, quindi è un documento che vale la pena riesaminare anche con gli occhi dell’oggi. Lo stesso vale per Il manifesto degli intellettuali fascisti e antifascisti, Il manifesto della razza, Il manifesto di Ventotene, Il sessantotto, che manifesta il disagio giovanile del movimento, e così via. Sono tutti temi ancora attuali, quindi l’ottica con la quale li interpretiamo è quella del presente che giudica il passato, certo, ma un passato documentato: documenti del passato ancora utili per la riflessione sul presente.

Trovate il podcast della nostra intervista nel quindicesimo episodio di INDIE – Libri per lettori indipendenti.