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Coloro che salvarono l’arte dalla guerra

20 maggio 2021

Le loro storie sono raccolte in Identity Men, curato da Alberto Meomartini e Andrea Villa e pubblicato da Skira. Ve ne parleranno gli autori in diretta il 27 maggio

La Storia, si sa, è fatta di storie. Alcune di queste sono spesso sommerse, in attesa di essere riscoperte. Identity Men, volume appena pubblicato da Skira, nasce proprio per riportare alla luce le storie dimenticate di tutte le persone che hanno difeso il patrimonio culturale italiano, anche rischiando la propria vita, durante la seconda guerra mondiale. 

Donne e uomini che hanno contribuito a salvare e recuperare migliaia di opere d’arte in Italia, ma anche in altre nazioni europee occupate dalle armate naziste.

I curatori Alberto Meomartini, consigliere di amministrazione del Teatro alla Scala e dell’Università Bocconi, e Andrea Villa, giornalista e storico, si sono impegnati in un lavoro meticoloso di raccolta della documentazione, ricostruendo fatti e biografie dei protagonisti e delle protagoniste di questa grande epopea. Il risultato è un saggio densissimo di informazioni, corredato da un’interessante selezione di fotografie d’epoca. 

Di tutto questo parleranno gli autori in diretta sulle pagine di Skira, PDE e delle librerie aderenti a #PDESocialClub il 27 maggio alle ore 18.00. A dialogare con Meomartini e Villa ci saranno Elisabetta Salvini, dottoressa di ricerca in Storia contemporanea, e lo scrittore e storico Carlo Greppi. 

Clicca qui per sapere di più sull’evento. Nella foto, i rappresentanti della MFAA riportano a Cracovia la Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, 1946

Non solo i Monuments Men

Il nome Monuments Men non vi sarà certo nuovo. È il titolo di un film del 2014 prodotto, diretto e interpretato da George Clooney e tratto dall’omonimo libro di Robert Edsel, che raccontava l’incredibile vicenda dei membri del programma Monuments, Fine Arts, and Archives. Si trattava di una task force di esperti, noti appunto come Monuments Men, organizzata dagli Alleati durante la seconda guerra mondiale, allo scopo di proteggere i beni culturali e le opere d’arte nelle zone di guerra. 

I Monuments Men seguirono quindi l’avanzata delle truppe angloamericane lungo la Penisola e nel corso della loro missione entrarono in contatto con italiane e italiani, per la maggior parte funzionari pubblici, che condividevano lo stesso obiettivo.

Identity Men parte quindi dal racconto di questa vicenda, seguendo una sorta di itinerario storico alla scoperta di tutte le personalità che hanno avuto un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra identità culturale. Dai Monuments Men agli Identity Men italiani, da Sir Leonard Woolley a Ettore Modigliani, da Fernanda Wittgens a Gian Alberto Dell’Acqua. 

«Colpisce che a tutela del patrimonio identitario si siano impegnate in quegli anni persone che ricoprivano ruoli e responsabilità diversi» scrivono i curatori. «Funzionari dello stato fascista che temevano le conseguenze dell’avanzata in Italia degli Alleati e dell’arrivo della guerra; impiegati che opponendosi al regime cercavano di ostacolare le razzie spudorate degli occupanti tedeschi e anche dei fascisti; studiosi anglosassoni spinti dall’amore per la storia dell’arte italiana; militari alleati, americani in primis, che vedevano il loro impegno in Italia anche e soprattutto come una missione in difesa di una civiltà libera che promuoveva lo sviluppo dell’arte; alti prelati della Santa Sede che consideravano i monumenti, anche quelli non religiosi, come segno della “civiltà cristiana”; e infine tante donne, ausiliarie delle forze armate angloamericane o funzionarie delle soprintendenze e dell’amministrazione pubblica italiane, che a lungo sono state ignorate dalla storiografia ufficiale».

Identity Men è dunque un libro fatto di nomi, volti, voci ed esperienze. Di storie, dicevamo in apertura – umane, professionali e personali, spesso avventurose – che si intrecciarono con la grande Storia fino a sovrapporsi. Una lettura che ci spinge a riflettere sul concetto di un’identità portatrice di inclusione e collaborazione.

 

In apertura, il “Monuments Man” Deane Keller accanto alla Primavera di Botticelli riportata a Firenze nel 1945 dal deposito nel castello di Montegufoni.