Indietro

Un flâneur a Berlino

17 novembre 2020

Dopo l’URSS Gian Piero Piretto si cimenta con la storia e la vita della capitale tedesca. E conquista i lettori, anche in diretta.

Con Quando c’era l’URSS ci aveva introdotti nella “vita intima” dell’impero sovietico. In uno dei più bei libri di storia della cultura degli ultimi anni, aveva riportato alla luce la quotidianità di un popolo da sotto la crosta delle contrapposte propagande e dei contrapposti luoghi comuni. Dalla presa del Palazzo d’Inverno a Gorbaciov, da Brest alle rive del mar di Barents, ci aveva raccontato sogni e sfide, slanci e delusioni, conquiste e declino dell’URSS attraverso la grafica, i film, la vita materiale, i parchi, il design, la propaganda.

Passati due anni, con Vagabondare a Berlino. Itinerari eccentrici tra presente e passato (sempre Raffaello Cortina Editore, lo presenteremo in diretta streaming sulla pagina Facebook di PDE e di numerosi librai giovedì 26 novembre alle 18.00 assieme a Anna Zafesova) Gian Piero Piretto torna a raccontare un mondo e una cultura attraverso una costellazione di storie e luoghi. Ma questa volta lo fa mettendosi in gioco in prima persona: si presenta al proscenio, pronuncia il suo personalissimo “Ich bin ein Berliner” e da lì parte per farci scoprire la città in cui, lui italiano e slavista, ha deciso di trasferirsi e vivere. Ed è un piacere passeggiare per Berlino insieme all’autore, che mette tutti gli strumenti di cui dispone in quanto storico della cultura, al servizio della più svagata e cordiale flânerie.

Una città a piedi

Qui infatti, Piretto si cala e ci cala nei panni di una delle principali figure della mitologia urbana. Se boschi e laghi sono popolati di ninfe ed elfi, le città sono il territorio del flâneur. Non accecato dalla routine come i residenti, non superficiale come il turista, e certo per nulla accademico nella scelta delle sue destinazioni, il flâneur attraversa la città con il giusto miscuglio di distacco e partecipazione, lontananza ed empatia, conoscenza e sorpresa, e così ne insegue la storia attraverso le storie e i destini più minuti e casuali.

I numi tutelari dell’autore e dei suoi lettori-ospiti saranno allora, certo, E.A. Poe e Charles Baudelaire, ma soprattutto un notevole drappello di scrittori autoctoni, a partire da Walter Benjamin e dal suo amico e mentore Franz Hessel, primo vero flâneur berlinese, autore del fondamentale L’arte di andare a passeggio, affiancati specie nei capitoli iniziali “Perché Berlino” e “Atmosfere e camminate berlinesi” dal gotha della teoria della modernità urbana. In pagine tanto dense quanto affascinanti, Piretto mette in reazione l’esperienza vissuta passo dopo passo, piazza dopo piazza, con la riflessione di Foucault, Baudrillard, Kracauer e di urbanisti, architetti, storici dell’arte.

Ma è con i capitoli a seguire che l’avventura ha davvero inizio, “Consumare Berlino”, “Abitare Berlino”, “Vivere Berlino” ci portano per le strade, attraverso i quartieri, su e giù per linee di metropolitana, tram, sopraelevate, da una U-Bahn a una S-Bahn, tutte puntigliosamente segnalate per linea e fermata, per la gioia dei lettori che dopo aver letto Vagabondare a Berlino (ed essere usciti dal covid 19!) a Berlino si precipiteranno per vagabondarci di persona col “Piretto” sotto il braccio.

Consumare, abitare, vivere

Come si può immaginare, sarà una Berlino molto poco turistica quella alla cui scoperta il libro ci accompagna. Protagonista appare allora la ex Berlino Est, la città “dall’altra parte”, prima capitale della DDR, poi punto di frattura del blocco comunista, a seguire mesta zona depressa da “recuperare”, sanare, a tutti gli effetti annettere alla affluente, iperperformante Germania Federale, e oggi straordinario mélange di stili, epoche, stratificazioni sociali, culturali, etniche. La Berlino che ci racconta Piretto alterna zone che sembrano ferme a prima della seconda guerra mondiale, con ville e palazzi di straordinaria eleganza, di volta in volta delabré o sontuosamente recuperati, a fianco di quartieri completamente stravolti dalla ricostruzione seguita alla Wende, la svolta del 1989/90, strade nate come vetrina dello sviluppo e del benessere socialisti degradate ad approdo per minoranze migranti – i turchi, i vietnamiti, i libanesi al centro di una serie tv di successo come 4 Blocks – e oggi rinate come quartieri alla moda, dopo l’arrivo di studenti, artisti, creativi: i pionieri urbani della gentrificazione.

Ognuno dei tre capitoli è organizzato per percorsi. E allora “Consumare Berlino” manterrà fede al suo titolo portandoci a scoprire come e dove si compra, come e dove si mangia, dove e come si fa la spesa. Niente stellati, niente superchef, niente “eccellenze” ma molte scoperte e una straordinaria quotidianità, dalle visite ai grandi centri commerciali ex DDR (di nuovo, la gara un po’ patetica a dimostrarsi “all’altezza” del più consumistico degli occidenti) al vero e proprio canto d’amore allo Späti, i negozietti che vendono di tutto, ma soprattutto birra, aperti a tutte le ore, amatissima istituzione berlinese, dal KaDeWe immortalato da Christiane F. e cantato da David Bowie al grande mercato dei vietnamiti sorto nelle ex fabbriche di Lichtenberg.

“Abitare Berlino” ci racconta le infinite storie urbane nate dalla forma stessa della città, dei quartieri, degli isolati. L’epica proletaria delle Mietkasernen, giganteschi falansteri di appartamenti in affitto sorti a fine Ottocento; la parabola di Pankow, nato come insediamento industriale, diventato quartiere borghese e poi compound residenziale per la nomenklatura DDR; la lunghissima, larghissima, monumentale Karl-Marx-Allee, nata Stalin Allee, con la sua alternanza di modernismo e raggelanti Plattenbauten, gli edifici a pannelli prefabbricati, economici e di rapida costruzione, ma nati irrimediabilmente tristi e invecchiati peggio; e la sorpresa di Marzahn, borgo rurale incistato nella metropoli, tra un casermone e una linea ferroviaria; e le meraviglie della Funkhaus Berlin, la radio della DDR, con i suoi studi dall’acustica perfetta ora rinati come centro polivalente, tra studi di registrazione, sale per concerti dal vivo, locali di tendenza, laboratori e atelier per artisti.

“Vivere Berlino” apre con la dichiarazione con cui, il 18 settembre 2019, il Parlamento Europeo ha condannato i regimi totalitari del 900, mettendo assai sbrigativamente sullo stesso piano nazismo e comunismo. Gian Piero Piretto parte da lì per analizzare due importanti lasciti architettonici berlinesi, l’Olympiastadion realizzato da Albert Speer per le Olimpiadi del 1936 e il Sowjetisches Ehrenmal, il memoriale dell’Armata Rossa edificato nel parco di Treptow nel 1947, e attraverso una esemplare lettura dei due monumenti, rimette in discussione la superficialità dei vincitori ultimi. Per restare in tema di superficialità, il trittico si conclude con il paragrafo dedicato al Check Point Charlie e al kitsch della Memoria.

La Storia, le storie

Ma non ci sono solo gli ingombranti retaggi della grande storia. Piretto inanella una serie di storie meravigliose, come quelle legate alle stazioni fantasma della metropolitana negli anni del Muro, o come la vicenda di Charlotte von Mahlsdorf, nata Lothar Berfelde, che, mentre il Terzo Reich si sgretolava sotto le bombe alleate, uccise suo padre con un mattarello perché da nazista qual era non tollerava che suo figlio amasse indossare abiti da donna. Diventata Charlotte, creerà e dirigerà per anni stravaganti musei nella zona Est, un po’ tollerata e un po’ perseguitata dal regime, di volta in volta esaltata come icona di liberazione gay o accusata di lavorare per la Stasi.

Come usuale con Gian Piero Piretto, il libro berlinese è una gioia per gli occhi, per eleganza grafica e ricchezza iconografica: fotografie della città, di case, oggetti, monumenti vivono in simbiosi con la parola scritta e diventano elemento conoscitivo irrinunciabile. Rispetto però alle opere precedenti, Vagabondare ha in più una salva di illustrazioni realizzate ad hoc da Manuele Fior, uno dei più prestigiosi illustratori e autori di graphic novel italiani.

Non sappiamo quando si potrà tornare a viaggiare, quando finalmente il Covid 19 smetterà di costringerci in casa, sappiamo però per certo che tutti coloro che avranno letto Vagabondare a Berlino correranno a comprare un biglietto aereo o ferroviario per la capitale tedesca. E metteranno la loro copia del libro di Gian Piero Piretto in cima ai bagagli già pronti.