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KAWS, tra arte e cultura pop

10 luglio 2020

Alla scoperta di uno dei più apprezzati artisti della street e pop art, attraverso una monografia curata da Germano Celant e pubblicata da Silvana Editoriale

Prendete una figura familiare come quella del Topolino disneyano, icona pop per eccellenza. Invece del simpatico muso da topo, immaginatelo con la testa a forma di teschio, un paio di ossa incrociate dietro e gli occhi sbarrati da due croci. Il risultato sarà grottesco e disorientante, certamente di grande impatto.

Questo strano ibrido si chiama Companion e rappresenta l’immagine simbolo del lavoro di KAWS, al secolo Brian Donnelly, artista e designer americano che ha costruito l’intera carriera sulla reinterpretazione e dissacrazione delle icone della cultura popolare.

Companion, apparso per la prima volta sul mercato nel 1999 come statuetta in vinile prodotta dalla casa giapponese Bounty Hunter, e tutta la produzione successiva hanno reso KAWS una star globale, come dimostrano i 3 milioni di follower su Instagram. Nonché una figura divisiva nel mondo dell’arte, per il particolare approccio. 

La sua produzione, influenzata dall’arte di Claes Oldenburg e Takashi Murakami, comprende sculture di grandi dimensioni, giocattoli, prodotti di design, murales, dipinti in acrilico e serigrafie in edizione limitata. La sua arte si nutre dell’immaginario pop per indagare, con una certa ironia, l’interazione che esiste tra arte e consumismo

Quest’anno KAWS ha raggiunto un nuovo traguardo con l’allestimento di KAWS: He Eats Alone, prima mostra personale in Medio Oriente, ospitata dalla Fire Station di Doha in Qatar tra ottobre 2019 e gennaio 2020. Un’esposizione particolarmente significativa, perché curata dall’illustre critico d’arte Germano Celant, venuto a mancare il 29 aprile 2020.

Il racconto di questa importante mostra è affidato a un libro-catalogo appena pubblicato in Italia da Silvana Editoriale.

Chi è KAWS?

Brian Donnelly nasce a Jersey City nel 1974. Da adolescente frequenta la St. Anthony High School e inizia la sua attività di “graffitaro” dipingendo il proprio tag – KAWS, parola senza significato, scelta esclusivamente per l’effetto estetico creato dalle lettere affiancate – sul tetto di un edificio visibile dalla sua classe al liceo. Così, il tag KAWS comincia ad apparire su moltissimi edifici in New Jersey e a Manhattan.

Negli anni ’90 Donnelly si trasferisce a New York City, dove frequenta la School of Visual Arts, laureandosi nel 1996 e lavorando per un periodo come animatore presso lo studio Jumbo Pictures.

Questi sono gli anni in cui KAWS si fa conoscere per suoi atti di “subvertising“, sorta di opposto dell’advertising: comincia, infatti, a modificare i cartelloni pubblicitari delle pensiline degli autobus e delle cabine telefoniche, aggiungendo una serie di teschi di cartone con i caratteristi occhi a X.

Leggenda narra che sia stato il collega street artist Barry McGee a dare a KAWS il passepartout per aprire le bacheche pubblicitarie poste ai lati di fermate e cabine. 

Nel 1999 KAWS realizza il suo primo giocattolo in vinile, il già citato Companion, prodotto da Bounty Hunter, così si fa conoscere nel mondo del collezionismo, soprattutto in Giappone. Il cartoonesco scheletro-topo trova presto nuovi amici creati da KAWS a partire dalla reinterpretazione di altri personaggi molto amati di cartoni animati e show per bambini.

Tra questi BFF, chiaramente ispirato all’Elmo di Sesame Street, nelle varianti blu e rosa. Molto note sono anche le sue reinterpretazioni dei Simpsons, dei Puffi, dell’Omino Michelin e di SpongeBob.

Tra opera d’arte e prodotto di consumo

Da questo momento, la popolarità di  KAWS cresce esponenzialmente, attirando l’attenzione di rivenditori, gallerie, case d’aste e musei e avvicinando un pubblico nuovo e più giovane, fino a quel momento estraneo al mondo dell’arte. 

Comincia a collaborare con marchi come Original Fake, Undercover, Kung Faux, Comme des Garçons, Vans. Nel 2017 lavora con Nike e Uniqlo per creare delle linee di abbigliamento ispirate alla sua iconografia. Nello stesso anno, collabora con il Museum of Modern Art di New York realizzando delle action figure da collezione da 200 dollari e determinando, nel giorno del lancio, il crash del sito del Moma a causa della quantità di collegamenti. 

Intanto, le sue opere vengono incluse nelle collezioni di prestigiosi musei, tra cui il Museo di arte moderna di Fort Worth, il Brooklyn Museum of Art e il Museo d’Arte Contemporanea di San Diego, mentre importanti mostre personali sono ospitate dalla Pennsylvania Academy of Fine Art, dall’High Museum of Art, dal Modern Art Museum di Atlanta e dallo Yuz Museum di Shanghai.

Estremamente quotato tra i collezionisti, il 1° aprile 2019 una sua opera intitolata The Kaws Album (2005), reinterpretazione di Simpsons Yellow Album, a sua volta parodia della copertina per l’album dei Beatles Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (illustrazione realizzata dal fumettista Bill Morrison, che non ha resistito a commentare sarcasticamente l’accaduto), è battuta all’asta per la cifra record di 115,9 milioni di dollari di Hong Kong, circa 14,7 milioni di dollari USA.

Holiday - KAWS
Holiday

KAWS: He Eats Alone

L’imponente libro-catalogo che esplora l’intera carriera artistica dell’artista pop si intitola come la mostra, KAWS. He Eats Alone.

Composto da 322 pagine, il volume pubblicato da Silvana Editoriale documenta il grande evento espositivo di Doha che ha riunito circa 40 delle sue opere più significative, realizzate negli ultimi 20 anni. 

La selezione comprende dipinti  astratti, sculture di diverse dimensioni e materiali, grandi installazioni e oggetti di design creati a scopo commerciale (scarpe da ginnastica, skateboard e giocattoli), nonché una monumentale scultura gonfiabile lunga 40 metri, allestita presso il porto di Dhow. L’opera si intitola Holiday e ritrae Companion mentre si riposa, nel tentativo di ricordare ai passanti di rilassarsi in un mondo sempre più frenetico.

Si tratta, certamente, di una monografia imprescindibile per conoscere e capire l’arte di KAWS, ma anche di uno degli ultimi progetti realizzati dal curatore di fama mondiale Germano Celant, teorico del movimento Arte Povera, collaboratore del Guggenheim di New York, della Fondazione Prada e della Biennale di Venezia, nonché Project Manager dell’opera di Christo The Floating Piers.

Arricchito da ben 300 illustrazioni a colori, il libro contiene un lungo e approfondito saggio scritto da Celant e numerosi apparati bibliografici, essenziali per comprendere le mille sfaccettature di un artista che trae ispirazione sia dall’arte tradizionale che dall’immaginario pop, rimanendo sospeso tra i due mondi. 

He Eats Alone
La copertina del libro-catalogo