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C’era una volta “Lettera al re” di Tonke Dragt

14 aprile 2020

Dove vi consigliamo di riscoprire Lettera al re, romanzo che ha ispirato la serie Netflix, e vi raccontiamo l’incredibile storia dell’autrice, Tonke Dragt

«Questa è una storia di molto tempo fa». Sì, proprio questa che stiamo per raccontarvi. Prendiamo in prestito l’incipit di Lettera al re di Tonke Dragt, la cui nuova edizione è stata appena pubblicata da Donzelli Editore in occasione dell’uscita della serie tv di Netflix ispirata al romanzo, per narrarvi la storia di questo grande “classico riscoperto”, iniziata più di mezzo secolo fa. 

Succede spesso che libri di grande importanza letteraria, per ragioni indipendenti dal loro valore, non riescano a uscire dai propri confini nazionali o si perdano tra le pieghe del tempo. Questo fino a quando non arriva qualcuno ad aprire vecchi cassetti, soffiare via la polvere dai volumi e, attraverso le diverse edizioni, traduzioni, trasposizioni, dare nuova vita a opere straordinarie. 

Lettera al re, il libro

Tra questi grandi classici, c’è anche un romanzo olandese scritto nel 1963 e considerato uno dei migliori fantasy per ragazzi mai scritti. Si intitola De brief voor de Koning – letteralmente Lettera al re – ed è conosciuto da tutti i ragazzi d’Olanda, così come la sua autrice e illustratrice, Tonke Dragt

Protagonista del romanzo è lo scudiero di sedici anni Tiuri, figlio di un campione del regno del re Dagonaut, che sta per essere nominato cavaliere. La notte prima dell’investitura, durante la veglia silenziosa imposta dalle regole della cavalleria, riceve una richiesta d’aiuto disperata da parte di una voce sconosciuta. Rompere il silenzio e rispondere significherebbe non poter più diventare cavaliere. 

Ma Tiuri non è capace di ignorare quella che sembra una questione di vita o di morte. Al di là della sua porta c’è un uomo anziano. Lo sconosciuto gli porge una lettera sigillata e lo supplica di consegnarla a un cavaliere vestito con un’armatura nera e uno scudo bianco che si trova in una locanda nella foresta.

Il giovane, così, parte per portare a termine la quest della sua vita, lasciandosi alle spalle casa e sogni. Il contenuto di quella lettera segnerà per sempre il destino del Regno.

È un medioevo fantastico, ma privo di magia, quello in cui ci accompagna Tonke Dragt in questo romanzo dal fascino antico e genuino, senza tempo come sono i vecchi racconti cavallereschi. 

Un mondo che si tinge di mille colori, fatto di cavalieri neri, rossi e grigi, fiumi verdi, azzurri e arcobaleno, che fa da sfondo a un racconto di formazione all’apparenza molto semplice – anche nell’uso della lingua – che svela via via le sue meraviglie.

Una delle illustrazioni di Lettera al Re, realizzata da Tonke Dragt

Mezzo secolo di storia editoriale

Nominato nel 1963 Kinderboek van het Jaar (Libro dell’anno per bambini), nel 2004 Lettera al re si aggiudica il Griffel der Griffels, il premio per il miglior libro per l’infanzia degli ultimi 50 anni

Tra il 1977 e il 2011 viene tradotto in 15 lingue, vendendo oltre un milione di copie. 

La prima edizione italiana di Lettera al re, tradotta da David Santoro, viene pubblicata nel 2007, grazie a Donzelli, casa editrice sempre attenta ad arricchire il suo catalogo di letteratura per l’infanzia di titoli estremamente ricercati. 

Invece, incredibile a dirsi, per vivere le avventure dello scudiero Tiuri, il mondo anglosassone deve aspettare fino al 2013, anno di pubblicazione dell’edizione in inglese di Pushkin Press, tradotta da Laura Watkinson.

È proprio la traduttrice a portare all’attenzione dell’editore Adam Freudenheim questo classico inspiegabilmente ignorato dall’editoria inglese. 

C’è un aneddoto interessante legato a questa pubblicazione in inglese, che fa capire bene quanto Lettera al Re sia un libro capace di infiammare l’immaginazione dei ragazzi. Una storia nella storia, la storia di una quest e di un altro “giovane cavaliere”. 

Freudenheim, infatti, racconta di aver fatto leggere le pagine tradotte da Watkinson ai suoi due figli, Susanna e Max, all’epoca di 10 e 8 anni, in corso d’opera. La traduttrice inviava le pagine non appena terminava i capitoli, ma ai due bambini non bastavano mai. Volevano leggere la fine del romanzo. Il giorno in cui arrivarono le ultime pagine, pare che il piccolo Max, non riuscendo a dormire in attesa di conoscere il destino di Tiuri, si sia intrufolato a notte fonda nella camera dei genitori per “rubare” e, finalmente, leggere gli ultimi capitoli. 

 

Lettera al re, la serie di Netflix

Nuove edizioni, traduzioni, vite editoriali, dicevamo. Ma il racconto della riscoperta di Lettera al Re non si conclude qui. La scoperta nel libro nel mercato editoriale inglese nel 2013 sembra aver aperto un mondo di possibilità

Già nel 2008, il libro di Dragt era stato adattato per il cinema in un film di produzione olandese dal titolo De Brief voor de Koning, diretto da Pieter Verhoeff. Vinti numerosi premi (tra cui quello per il Miglior Film all’International Film Festival for Children and Young Audience), non aveva incontrato lo stesso successo al botteghino. Uscito solo in Olanda, Germania e Belgio, incassò meno di 3 milioni di dollari.

Tuttavia, nel 2018, forse anche in seguito alla pubblicazione in inglese, il colosso dello streaming Netflix si accorge di Lettera al Re. Inizia così la produzione di una serie originale composta da sei episodi e ispirata al libro di Tonke Dragt, affidando le redini del progetto allo showrunner Will Davies

Le riprese iniziano nel luglio 2018 in Nuova Zelanda, per poi spostarsi in Repubblica Ceca. Il 20 marzo 2020 Lettera al Re debutta su Netflix, disponibile per oltre 190 paesi di tutto il mondo. 

A interpretare Tiuri c’è il giovane Amir Wilson, mentre Ruby Ashbourne Serkis dà il volto alla co-protagonista Lavinia, figlia del governatore di Mistrinaut. Nel cast troviamo anche Andy Serkis, padre dell’attrice e iconico caratterista noto per aver dato vita a diversi personaggi in motion capture entrati nell’immaginario collettivo, tra cui Gollum in Il signore degli anelli. In Lettera al Re interpreta proprio il padre di Lavinia, in un gioco tra realtà e finzione scenica. 

E se questi personaggi sono presenti anche nel libro di Dragt, si possono notare alcune sostanziali differenze tra serie e romanzo. 

Nell’adattamento, ad esempio, Tiuri è stato adottato da un illustre cavaliere dopo essere scampato al genocidio che ha devastato il suo paese natale, Eviellan. Lo scudiero si muove in un mondo in cui esiste la magia e il suo viaggio sarà un po’ diverso rispetto a quello del Tiuri letterario. 

Il creatore Will Davies ci ha tenuto particolarmente a realizzare un prodotto da affiancare al libro, che non fosse immediatamente sovrapponibile. In altre parole, a regalare ai fan un’esperienza di visione diversa rispetto a quella della lettura, rimanendo fedele allo spirito di Lettera al Re, con il coinvolgimento diretto di Tonke Dragt

Tonke Dragt riceve il Kinderboek van het Jaar nel 1963

Chi è Tonke Dragt?

«Sono nata per raccontare fiabe» ha detto una volta Tonke Dragt al Guardian, in occasione della pubblicazione del suo libro in lingua inglese. 

Oggi è una signora con 90 primavere alle spalle. Ha passato tutta la vita a creare storie fantastiche e crediamo che sia arrivato il momento di raccontare la sua. 

Nata in Indonesia nel 1930 – a Giacarta quando ancora si chiamava Batavia ed era parte delle Indie olandesi –  Antonia Johanna Willemina Gragt è la figlia maggiore di un funzionario del governo olandese. Da bambina è soprannominata Tonneke, parola olandese che potrebbe essere tradotta con “paffutella”, ma a lei non piace molto perché in realtà è alta e magra. Diventa così Tonke, e il soprannome piace a tutti.   

Tonke cresce in una famiglia di aspiranti scrittori e lettori accaniti, vivendo circondata dai libri. Questo fino a quando, in seguito all’invasione delle Indie olandesi da parte del Giappone, nel 1942 viene deportata nel campo di concentramento di Cideng insieme alla madre e alle due sorelle all’età di 12 anni. Il padre, invece, viene fatto prigioniero di guerra e internato in un altro campo giapponese. 

E qui – dove non c’è nulla, mancano il cibo, i libri, la libertà – Tonke scopre di poter creare le proprie storie. Per vincere la paura, per farsi forza, per aiutare gli altri.  

«Lì, per i miei amici, ho scritto storie di eroi prigionieri che potevano fuggire» rivela la scrittrice al Guardian

Ma nel campo non c’è nemmeno la carta su cui scrivere. Allora Tonke scrive e disegna ovunque: sulla sabbia, sui muri, sui fogli ricavati da ritagli macerati di carta igienica.

A 13 anni, usando proprio quei fogli, Tonke completa addirittura un romanzo dal titolo De jacht op de touwkleurige (“La caccia alla tunica”), sotto lo pseudonimo di Tito Drasta. Il suo secondo libro incompiuto, De Florentijnse ring ispirerà il suo romanzo di debutto, Verhalen van de tweelingbroers (“Storie di fratelli gemelli”), uscito in Olanda nel 1961. 

Nel 1945, la fine della guerra riunisce la famiglia Dragt, che si trasferisce nei Paesi Bassi. Tonke non tornerà mai più in Indonesia. 

In Olanda, Dragt comincia a lavorare come insegnante d’arte. Per tenere a bada i bambini nelle classi gremite a causa del baby boom, continua a raccontare le sue storie. 

Nell’intervista, rivela: «Una volta ho raccontato la storia di un ragazzo che ha aperto la porta a una richiesta d’aiuto. Ho inventato il nome sul momento. Gli ho consegnato una lettera, senza avere la minima idea di cosa ci fosse scritto. Era l’ultimo giorno di lezioni e tutti i bambini hanno ascoltato a bocca aperta. Poi, durante le vacanze, ho iniziato a scriverla. Era Lettera al re». 

Il resto, come si suol dire, è storia. Dragt viene apprezzata da critica e pubblico, vince numerosi premi, scrive una ventina di romanzi di successo e si fa conoscere anche come illustratrice di libri per l’infanzia. 

Tutt’oggi, a 90 anni, non ha smesso di ispirare l’immaginario fantastico di moltissimi ragazzi. Ci auguriamo che con l’uscita della nuova serie di Netflix, le “fiabe” di Tonke Dragt possano raggiungere tanti nuovi lettori.

La copertina della nuova edizione di Lettera al re