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Zero, uno. Donne digitali e tecnocultura

Sadie Plant

Nel 1833 un’adolescente di nome Ada Byron – nota in seguito come Lovelace, figlia del poeta Lord Byron e della matematica Anne Isabella Milbanke – conobbe la macchina analitica, che  diventò per lei «come un amico». Si trattava di un calcolatore su cui il matematico e filosofo britannico Charles Babbage aveva lavorato per molti anni. Un dispositivo futuristico dallo straordinario potete di calcolo per l’epoca, che venne considerato il primo prototipo di un computer meccanico.

Ada prese appunti per Babbage, lo aiutò a elaborare le informazioni e in seguito ebbe un ruolo attivo nello sviluppo teorico della macchina analitica. Scrisse, infatti, un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli, considerato il primo programma informatico della storia. Questo fece di lei la prima programmatrice di computer del mondo.

Ada Lovelace è la musa ispiratrice di questo strano e affascinante oggetto editoriale intitolato Zero, uno. Donne digitali e tecnocultura, scritto da Sadie Plant nel 1997 e arrivato per la prima volta nelle librerie italiane nella traduzione di Assunta Martinese grazie a Luiss University Press.

Può un libro scritto ventiquattro anni fa, che parla di tecnologia, filosofia e genere, essere tutt’ora rivoluzionario? Può, quando l’autrice del saggio è una delle teoriche più influenti del pensiero cyberfemminista.

Nel 1995 Plant fondò, insieme a Nick Land, la Cybernetic Culture Research Unit (CCRU), leggendario collettivo di teorici culturali formatosi all’interno – ma forse è meglio dire “ai margini” – dell’Università di Warwick, in cui i confini tra attività accademica tradizionale, scienza, fantascienza e musica smettevano di avere senso in una frenetica ricerca interdisciplinare avvolta da una vaga aura di misticismo. Tra i membri della CCRU c’erano anche Mark Fisher, Kodwo Eshun e Ray Brassier.

Zero, uno di Sadie Plant nasce in questo periodo di sperimentazione e fermento connesso all’esplosione dell’immaginario cyberpunk, di cui William Gibson era l’esponente letterario più noto. 

E proprio il lavoro di Gibson è tra le ispirazioni della trattazione/narrazione di Plant, insieme al pensiero della filosofa, linguista e teorica femminista Luce Irigaray e agli studi di Foucault, Derrida e Deleuze.

Ma Zero, uno non è un comune saggio di filosofia, è un testo stratificato, ma straordinariamente scorrevole da leggere. Una narrazione che guarda al passato e al presente per immaginare il futuro. Un’opera densissima di stimoli che traccia connessioni, per evidenziare le affinità tra donne e macchine e per riflettere sul potenziale liberatorio della tecnologia digitale.

Da Ada Lovelace, Sadie Plant imposta un percorso che è allo stesso una riflessione a partire dalla rivoluzionaria invenzione femminile della tessitura, “filo conduttore” di Zero, uno.  Dai tessuti ai programmi per computer, dalla prima ‘tessitrice’ all’androide: Plant interpreta le reti informatiche come la versione digitale di questa pratica tradizionalmente femminile. Secondo Plant, dunque, potrebbero trovare nuova forza nel contesto reticolare delle nuove tecnologie.

D’altronde, «il cyberfemminismo ci insegna a “tessere incantesimi” attraverso la tecnoscienza femminista che ha a che fare con gli uno e gli zero» scrive il gruppo di ricerca Ippolita nella bella prefazione all’edizione di Zero, uno pubblicata da Luiss University Press, che contiene anche un saggio del critico musicale Simon Reynolds.

In un libro illuminante che parla in maniera avveniristica di gerarchie culturali e sociali, Plant conduce un’indagine affascinante  e provocatoria sul rapporto naturale delle donne con la tecnologia, che secondo la filosofa innescherà una nuova rivoluzione di genere. Potete leggerne un estratto qui e poi correre in libreria.

Zero, uno. Donne digitali e tecnocultura

Sadie Plant
POLA LUISS
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Genere:
Scienze sociali
Listino:
€ 20.00
Collana:
Attualità
Data Uscita:
29/04/2021
Pagine:
0
Lingua:
Italiano
EAN:
9788861056053