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Un inutile delitto

Jill Dawson

Richard John Bingham, VII conte di Lucan, potrebbe essere un personaggio uscito da romanzo. Nato nel 1934, era un nobile anglo-irlandese e giocatore d’azzardo professionista noto per i gusti costosi. Possedeva un’Aston Martin e venne persino preso in considerazione per interpretare il ruolo di James Bond negli adattamenti cinematografici dei romanzi di Ian Fleming. 

Ma come spesso succede nei romanzo, ecco la svolta a tinte fosche. Nel 1963 sposò Veronica Lucan, dalla quale ebbe tre figli. Divorziarono una decina di anni dopo e, nel tentativo di recuperare la custodia del figli, Lord Lucan cominciò a spiare l’ex moglie. La sera del 7 novembre 1974 la bambinaia dei figli, Sandra Rivett, venne trovata nel seminterrato della casa della casa di famiglia di Lucan, percossa a morte. Anche a moglie fu vittima di aggressione e identificò in Lord Lucan il suo assalitore. L’uomo, accusato dell’omicidio di Sandra Rivett, sparì nel nulla e le segnalazioni di presunti avvistamenti per tutto il paese cominciarono a moltiplicarsi, riempiendo le pagine dei giornali. Ancora oggi, nessuno sa che fine abbia fatto Lord Lucan.

Questa non è la trama del romanzo che vi consigliamo oggi, è la vera storia di uno dei casi cronaca più noti e discussi del Regno UnitoJill Dawson, autrice tra le più interessanti dell’odierna letteratura inglese, si è ispirata a questa vicenda scandagliata in lungo e il largo nel corso dei decenni, per concentrasi su un’altra: la storia non raccontata della vittima, Sandra Rivett, rendendole finalmente quella giustizia che la stampa non le riservò mai.

Invece di scrivere un saggio, tuttavia, ha scelto la forma del romanzo, cambiando i nomi e alcuni particolari, per potersi identificare con i personaggi e mettere a fuoco i contorni di questo caso intricatissimo che nasconde più di una zona d’ombra. È nato così Un inutile delitto, appena pubblicato da Carbonio Editore

Sandra Rivett ha ispirato il personaggio di Mandy River, ragazza di umili origini si trasferisce dalla provincia a Londra e inizia a lavorare per una famiglia di aristocratici, i Morven, nell’esclusivo quartiere di Belgravia. È l’amica Rosemary, bambinaia come Mandy al servizio di un’altra famiglia, a narrarci gli eventi che hanno portato alla morte della ragazza, in un racconto in cui emergono strani presagi, silenzi colpevoli, segreti inconfessabili.

È un thriller atipico quello che ci regala Dawson nelle intense pagine di Un inutile delitto, più interessato a scavare nel contesto sociale in cui è avvenuto il crimine e delineare la personalità dei personaggi, che indagare sul crimine stesso. Soprattutto, a parlaci della vita di Mandy e Rosemary e delle complesse dinamiche che si instaurano tra persone che lavorano in un ambiente tanto intimo quanto quello di una casa di famiglia, trovandosi in quel particolare ruolo a metà tra spettatori e protagonisti delle tensioni familiari.

Così, Jill Dawson, attingendo alla propria esperienza personale come ragazza alla pari presso una famiglia dello Yorkshire negli anni ’80, prova a demitizzare questa triste vicenda e restituirle un po’ di quell’umanità perduta in tutti questi anni di titoli sensazionalismi sui tabloid.