Torna INDIETalk: Nicola Gardini ci parla di Con una penna in mano, pubblicato da Raffaello Cortina Editore.
La scrittura a mano è in crisi, sempre più sostituita dalla digitazione. In Con una penna in mano. Il piacere necessario di scrivere, uscito per Raffaello Cortina Editore, Nicola Gardini ne propone una difesa che va oltre i vantaggi cognitivi dimostrati dalle neuroscienze: scrivere a mano ha anche un valore estetico ed etico. È lui il protagonista del nuovo appuntamento con INDIETalk, il nostro format di interviste online.
Nella nostra video-intervista, che potete vedere qui sotto, Gardini racconta il legame tra scrittura e disegno. Gli studi sull’infanzia descrivono come lo scarabocchio diventi disegno e poi scrittura alfabetica, ma a lui interessa il percorso inverso, cioè come noi adulti, quando scriviamo, conserviamo la memoria di quel gesto libero. Lo si vede nei manoscritti di Proust, Dostoevskij e Kafka, dove i disegni non illustrano ma creano ritmo.
Scrivere a mano mette in moto muscoli e nervi che durante la digitazione restano inerti, mentre il tasto si limita a richiamare un segno già formato. «Con la scrittura a mano calcolo, misuro, decido il ritmo, decido la velocità, cioè partecipo veramente al fare. Questa è la cosa essenziale che io difendo», ci dice.
Nel libro entrano anche i ricordi personali. Nelle pagine di Con una penna in mano troviamo il nonno contadino che non sapeva scrivere. E ancora, la madre che, dopo aver ricevuto in regalo un quaderno e una stilografica, ha cominciato a tenere un diario per il piacere di guardare la propria pagina ordinata.
Gardini, che insegna letteratura italiana a Oxford ed è poeta, romanziere, saggista e traduttore, non si dichiara nemico del digitale: la tastiera, dice, è un’alleata. Ma le idee e il gesto passano dalla mano, dal corpo.