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Umberto Eco dieci anni dopo: un vivacissimo monumento

19 Febbraio 2026
Umberto Eco dieci anni dopo: un vivacissimo monumento

Un omaggio a dieci anni dalla scomparsa di una delle grandi voci del nostro tempo: Umberto Eco.

di Paolo Soraci

C’è stato un giorno in cui qualcuno ha inaugurato il Partenone, un giorno in cui qualcuno ha tagliato il nastro del Colosseo, in cui tanti hanno espresso la loro sorpresa alla vista della piramide di Cheope… o della Gioconda. Prima non c’erano e poi ci sono stati e da allora è come se fossero sempre stati lì. I nostri occhi, la nostra consapevolezza, la nostra cultura non riesce a immaginare che il mondo non avesse quei monumenti, che quei monumenti fossero stati un potenziale e poi un progetto e poi un cantiere e solo infine una realtà.

Col passare del tempo, a ogni giorno che si aggiunge a quello della sua scomparsa, e oggi fanno proprio dieci anni, a Umberto Eco sta succedendo lo stesso che è capitato alla piramide di Cheope e alla Gioconda, al Partenone e al Colosseo. Per i lettori più giovani Opera aperta e Il nome della rosa, Lector in fabula e Diario minimo, diventano parte ovvia, indiscutibile e perenne del loro paesaggio teorico, libri che “sono sempre stati lì”.

Invece neppure Umberto Eco è “sempre stato lì”, è stato piuttosto un inarrestabile work in progress che libro dopo libro, intuizione teorica dopo intuizione teorica ha modificato il mondo che lo circondava, passando dalla filosofia del linguaggio alla semiologia, dalla teoria della letteratura a quella delle arti, dalla critica dei mass media alla satira della cultura di massa, dall’intervento politico al romanzo, non finendo di sorprendere e spiazzare i lettori.

Chi si sarebbe immaginato che il teorico dell’opera aperta, la testa d’ariete delle neoavanguardie avrebbe sbaragliato ogni classifica di vendita “producendo” non solo un romanzo (ma non era morto?) ma addirittura un best seller? Anzi, il best seller per eccellenza, uno dei libri più venduti dell’intera storia della letteratura italiana, capace di appassionare tanto i fans della letteratura di genere quanto i cultori delle opere di Charles Sanders Pierce e di John Langshaw Austin, fondando – dall’alto delle predette classifiche – pure il postmoderno in letteratura.

Chi nell’italico, prudentissimo mondo accademico avrebbe osato mettere a fianco del fondativo Il problema estetico in San Tommaso l’umile, pragmatico Come si fa una tesi di laurea? E chi mentre dava alle stampe l’eversivo Il superuomo di massa si sarebbe divertito a mescolare satira e fantascienza – con i più le illustrazioni del Metal Hurlant Philippe Druillet – nel dimenticato Stelle & stellette edito dalle dimenticatissime edizioni Quadragono? E volendo esagerare, com’è che l’autore di Semiotica e filosofia del linguaggio (1984) e a seguire di Arte e bellezza nell’estetica medievale, trova nel 1985 il tempo e l’energia per battezzare e tenere con cadenza settimanale fino al 2016 “La bustina di minerva”, celebre rubrica dell’Espresso?

Abbiamo messo insieme davvero pochi esempi, visto che a Il nome della rosa sono seguiti, a partire dall’incommensurabile Il pendolo di Foucault, altri sei romanzi tutti di grande successo e tutti diversissimi l’uno dall’altro. Per non parlare dell’attività di divulgatore, di curiosissimo autore di “varia”, inaugurata nel remoto 1961 con un sorprendente Shaker che parla proprio di cocktail, di negroni e martini, scritto a quattro mani, cosa ancor più sorprendente, con il serissimo musicologo Roberto Leydi e continuata fino al fortunato trittico di repertori illustrati di Storia della bellezza, Storia della bruttezza, Vertigine della lista.

A spulciare nella sterminata bibliografia echiana si incontrano innumerevoli sigle editoriali, da Mondadori a Laterza, da Einaudi a Franco Maria Ricci, da Isedi a La Nuova Italia, ma due sono i marchi che dai libri di Umberto Eco sono stati segnati in maniera determinante e che hanno avuto una importanza decisiva nella vicenda intellettuale dello scrittore alessandrino: Bompiani prima e La nave di Teseo poi.

In Bompiani non solo Eco ha pubblicato la parte di gran lunga decisiva della sua opera, ma ci ha lavorato da editor per anni, creando libri e collane. E in quanto a La nave di Teseo, Eco ne è stato il fondatore assieme a Elisabetta Sgarbi, a Eugenio Lio, a Mario Andreose, partecipando a tutte le fasi e a tutti gli aspetti della gestazione di questa nuova creatura, comprese le riunioni con quella che sarebbe stata, dal primo giorno, la struttura promozionale cui affidare i libri in uscita, PDE.

Per questo, coincidendo di fatto il doppio decennale della morte dello scrittore e della nascita della casa editrice, La nave di Teseo ha dato il via a una intensa attività celebrativa, che enumera convegni, incontri, presentazioni, ad Alessandria e Milano, a Bologna e Roma, pubblicazioni di e su Umberto Eco – dai ricordi di Roberto Cotroneo raccolti in Umberto, a L’umana sete di prefazioni, che propone i testi “liminari” scritti da Eco dal 1956 al 2015. Non manca neppure la titolazione di una via, anzi, di una Passeggiata nei giardini prossimi al Castello Sforzesco antistanti a quella che per tanti anni è stato il suo indirizzo milanese.