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La scomparsa di Josef Mengele: al cinema l’adattamento del romanzo di Olivier Guez

29 Gennaio 2026
La scomparsa di Josef Mengele: al cinema l’adattamento del romanzo di Olivier Guez

Kirill Serebrennikov porta sul grande schermo La Scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez pubblicato da Neri Pozza.

L’adattamento del romanzo La Scomparsa di Josef Mengele di Olivier Guez, premio Renaudot 2017 ed edito da Neri Pozza, disponibile ora nella nuova edizione BEAT, arriva nelle sale italiane dal 29 gennaio. Diretto da Kirill Serebrennikov e presentato in Cannes Première 2025, il film esplora la fuga del medico nazista di Auschwitz in Sud America, fedele alla ricostruzione storica e documentata del libro.​

Il romanzo di Guez traccia la traiettoria di Mengele dall’indomani della Seconda Guerra Mondiale: da Buenos Aires al Paraguay e Brasile, dove l’Angelo della Morte organizza la sua «metodica sparizione» per sfuggire a ogni processo. Non solo cronaca di un fuggitivo, ma indagine sul personaggio, che Serebrennikov amplifica sullo schermo affidandosi in parte anche all’interpretazione di August Diehl nel ruolo di Mengele. Guez costruisce il romanzo su una documentazione storica rigorosa, lasciando spazio all’immaginazione su alcuni dettagli, come l’incontro tra Mengele e il figlio Rolf.

Serebrennikov ha scoperto La Scomparsa di Josef Mengele in lingua inglese, prima della traduzione russa, e ne è rimasto colpito: «Che fine fanno i criminali di guerra una volta finita la guerra? Esiste una giustizia divina? Queste persone vengono raggiunte dal loro passato? La questione del karma, del castigo, della giustizia, tutto questo mi ha sempre interessato». Il regista ha scritto la sceneggiatura in autonomia, poi sottoposta all’autore: «Per me era importante che approvasse questa sceneggiatura perché padroneggia molto bene l’argomento, ha indagato a lungo». Guez ha accolto l’adattamento con entusiasmo: «È un grande regista con una vera ambizione estetica. Ero curioso di sapere come si sarebbe appropriato della storia, sapendo che aveva questa conoscenza intima di cosa significhi l’isolamento essendo stato agli arresti domiciliari».

Il film adotta il punto di vista di Mengele, accompagnando il pubblico nella sua mente senza concedere empatia. Serebrennikov richiama Hannah Arendt: «Sviluppando l’idea della banalità del Male, ci ha fatto misurare fino a che punto i mostri non siano diversi dal comune mortale». Il personaggio «ha la sua visione delle cose. Nella sua testa, non si considera affatto l’incarnazione del Male assoluto. “C’erano tanti altri medici ad Auschwitz, perché dovrei essere io l’emblema del Male?”, si chiede. Ha una risposta a tutto». Il regista chiarisce però: «Non c’è compassione possibile per Mengele. Non bisogna compatire».
Il film mostra anche tutte le persone che hanno aiutato Mengele durante la sua latitanza in Argentina e poi in Brasile. Serebrennikov richiama una frase di Sartre, «L’inferno sono gli altri», per spiegare questa scelta: «L’inferno non è solo Mengele. Era importante per me mostrare tutte le persone intorno, quelli che lo nascondevano […]. Alcuni di loro condividevano questa ideologia nazista, altri ne approfittavano per denaro».

E poi c’è la questione di come trasformare questa storia in immagini. La scelta visiva è netta: il bianco e nero accompagna la fuga, mentre il colore ritorna nei flashback ad Auschwitz. «Per Mengele, l’epoca di Auschwitz corrisponde ai suoi anni migliori: giovane, ha una moglie, un figlio, una carriera. Questo mostra la totale inversione in cui vive il personaggio», spiega Serebrennikov. Guez condivide questa lettura: «Il film è molto fedele al libro e allo stesso tempo totalmente la visione di Kirill. Amo la sua scelta del bianco e nero, che contrasta con il colore per le sequenze ad Auschwitz».

August Diehl ha accettato il ruolo di Mengele con esitazione: «Ho esitato a lungo. Mi sono detto perché offrire una tale tribuna a quest’uomo? Ciò che mi ha convinto è stato l’incontro con Kirill». Adottando il suo punto di vista, il film ne fa emergere l’aspetto forse più perturbante ai nostri occhi, come nota l’attore: «È un mostro, uno di quei mostri che non spariscono mai veramente. La nozione di banalità del male di Hannah Arendt è essenziale per capirlo. Non ha mai espresso rimorsi».

Il film arriva nelle sale il 29 gennaio. Il romanzo di Guez è disponibile in libreria nella nuova edizione BEAT.