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Novanta minuti per morire: intervista a Marco Bellinazzo 

15 Gennaio 2026
Novanta minuti per morire: intervista a Marco Bellinazzo 

In occasione del Noir in Festival, Marco Bellinazzo racconta l’origine e i risvolti di La colpa è di chi muore, romanzo ibrido che si addentra nel lato oscuro del mondo del calcio.

di Luca Bonifacio

Il calcio è senza dubbio lo sport più amato e seguito nel nostro paese. È la croce e la delizia – a seconda ovviamente del risultato – di milioni di tifose e tifosi che la domenica si recano allo stadio o seguono dalla TV la partita della squadra del cuore. È uno sport fatto di tocchi di classe, tattiche, numeri dieci, errori dal dischetto, astri nascenti, glorie al tramonto, gol all’ultimo minuto, polemiche e gioie che resteranno impresse a vita. Ma anche dietro alle più grandi passioni si nascondono lati, dinamiche, meccanismi oscuri e perversi capaci di inquinare, avvelenare, uccidere ciò che dovrebbe restare solo un gioco: o più precisamente chi lo gioca.

Basti immaginare l’esistenza di un traffico di giovani ragazzi africani che, con la promessa di calcare i palcoscenici più importanti del calcio giocato, vengono invece inseriti in un circuito criminale costruito a scopi di lucro, pagando quella promessa – nel caso non venisse mantenuta attraverso le prestazioni – con altrettante attività illecite, perfino con la morte. Non è frutto di una fantasia. È la regola di un sistema che ha preso la forma di un romanzo firmato da Marco Bellinazzo, al suo esordio nel genere noir con La colpa è di chi muore, edito da Fandango Libri, che l’autore ci ha raccontato in occasione della trentacinquesima edizione del Noir in Festival, la rassegna milanese dedicata alla giallistica più importante del panorama internazionale e italiano tra film, libri, televisione e new media.

La colpa è di chi muore è infatti un romanzo ibrido, che attinge dalla realtà mescolando la forma narrativa con quella del thriller, la cronaca sportiva con quella nera, un romanzo «nato dalla consapevolezza che esiste un fenomeno misconosciuto, quello della tratta dei giovani calciatori africani, in cui mi sono imbattuto per la mia attività giornalistica» ha detto Marco Bellinazzo ai nostri microfoni, nell’intervista che potete vedere e sentire qui sotto. «È un fenomeno che però non riuscivo a costruire attraverso la forma del saggio, date le complessità nel dimostrare tutti i vari passaggi di questa tratta. Quindi da lì è nata l’idea di provare a raccontare questo fenomeno all’interno di un meccanismo noir. Un meccanismo complicato, con le sue regole, ma che mi ha permesso di ricostruire questo fenomeno tragico dal suo interno, andando alla radice di un sistema che continua a mietere vittime, non solo in Africa ma anche in Europa. Devo dire che l’idea di dare un volto a questo sistema, attraverso un meccanismo narrativo e di fiction, forse è stata la cosa più giusta. Perché parlare solo di numeri per descrivere questo fenomeno aiuta fino a certo punto. Serviva invece far capire quanto dolore questa tratta possa provocare nella vita di questi ragazzi, delle loro famiglie e delle loro comunità».

Il libro pone al centro un tema complesso, feroce, delicato. Parla di calcio e di un sistema collaudato, oliato e insanguinato dai soldi, ma aprendo uno squarcio più profondo anche sul dato sociale, indagando confini di più ampio spettro: tra talento e destino, valore della vita e valore sportivo, aspirazioni e compromessi, promesse e fallimenti, realtà e finzione, menzogna e verità. Una storia che parte da un sogno per diventare una tragedia umana, la cui indagine Marco Bellinazzo la affida nelle mani del suo protagonista, Dante Millesi, ex promessa del calcio ora firma elegante di Calcio & Dintorni, figura disillusa ma audace, triste ma inarreso, un «perdente adombrato dalla fallibilità» che tuttavia non ha perso il gusto, in quanto giornalista, di combattere con l’utopia di una professione libera – in parallelo a quello di allenatore a tempo perso per una squadra di ragazzi dai destini infelici -, fatta di amore per le parole, pietà umana, giustizia, verità: «Quando ci si pone l’obiettivo di scrivere un libro per raccontare una storia vera – continua Bellinazzo – forse non si ha bene l’idea di dove la sua stesura approdi. E di tutte le complessità che pone davanti, una delle più delicate è raccontare tanti aspetti della propria professione, come il rapporto tra la libertà di stampa e il potere, ad esempio. Perché credo che il fil rouge di questo libro abbia a che fare con il rapporto più crudele, costruito dal genere umano, tra il talento e la libertà da un lato, potere e avidità dall’altro. Del resto quando il talento si scontra con il potere sono spesso i più deboli a perire. E forse il calcio è l’unico luogo in cui la rivoluzione per cui il più debole può battere il più forte è possibile».

Il calcio spicca così non solo come metafora, ma come «specchio del nostro vivere contemporaneo» sottolinea Bellinazzo. Perché è proprio in questo labile confine che si gioca la partita più importante e ci dice chi siamo e per cosa sia giusto combattere: «Il mio obiettivo era di far conoscere attraverso il genere noir, che ha accesso a un pubblico più ampio di quello dei saggi di economia calcistica che ho scritto in questi anni, una storia crudele, che impone a ciascuno di noi di riflettere sul modello di calcio, sport che abbiamo costruito per i nostri figli. Il mio ringraziamento e il mio augurio a chi sta leggendo e promuovendo questo libro è di continuare a farlo proprio in questa chiave, mettendo un granello in questo ingranaggio perfetto che inconsapevolmente abbiamo costruito, per cercare di fermarlo».
E allora, in attesa di veder dato alle stampe il sequel di questa torbida vicenda e dell’indagine di Dante Millesi, qui sopra vi racconta La colpa è di chi muore direttamente il suo autore, Marco Bellinazzo. Se non lo avete ancora letto, lo trovate ovviamente in tutte le vostre librerie di fiducia.