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Giorno della Memoria, la lezione del passato in dieci libri

24 gennaio 2019
Giorno della Memoria, la lezione del passato in dieci libri

Una selezione di saggi, romanzi e volumi illustrati per adulti e ragazzi da leggere nel Giorno della Memoria, per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945 le truppe dell’Armata Rossa aprirono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, liberando circa 7000 sopravvissuti. Fu allora che, grazie a quelle testimonianze, il genocidio programmato di ebrei, rom, sinti, omosessuali, disabili, oppositori politici fu rivelato compiutamente e per la prima volta al mondo intero. È questa la data scelta per celebrare il Giorno della Memoria, per commemorare le vittime della Shoah e non dimenticare le conseguenze di una follia collettiva in grado di dilagare come un contagio. E, speriamo, riconoscere nel presente i segni di quella che Hannah Arendt chiamava, semplicemente, “banalità del male”, perché non succeda mai più.

Per il Giorno della Memoria, quindi, abbiamo deciso di consigliarvi dieci libri – tra saggi, romanzi e volumi illustrati per adulti e ragazzi – per preservare il ricordo di un passato che deve rimanere scolpito nelle nostre menti, come un monito, anche quando non ci saranno più testimoni oculari di questa pagina vergognosa di Storia.

Saggistica

Si comincia sempre dall’istruzione: strumento di propaganda del regime fascista, certo, ma anche mezzo per resistere. Massimo Castoldi ci racconta dodici storie di insegnanti determinati, tra il 1921 e il 1945, a trasmettere ai bambini ideali di solidarietà e fratellanza, contro la violenza e il razzismo della propaganda nazionalista. Il suo Insegnare libertà. Storie di maestri antifascisti (Donzelli) porta alla luce le diverse modalità di questa “resistenza dei maestri”, opposizione silenziosa ma cruciale, che portò molti di essi ad affrontare la violenza fascista e, in seguito, nazista. Castoldi, filologo, critico letterario e docente dell’Università degli Studi di Pavia, è anche responsabile dell’attività didattica della Fondazione Memoria della Deportazione, la quale, in occasione del Giorno della Memoria, organizzerà una commemorazione istituzionale alle ore 11.00 presso il Comune di Milano e un incontro dedicato agli Internati Militari Italiani, alle ore 18.00 presso la Sala conferenze della Fondazione Memoria, entrambi il il 29 gennaio.

A differenza delle storie di questi dodici insegnanti, quella di Anna Frank è nota a tutti noi, diventata una sorta di simbolo della mostruosità dell’Olocausto, attraverso il punto di vista potentissimo di una ragazzina che racconta l’orrore che irrompe nella sua dimensione quotidiana. Cynthia Ozick, però, si chiede Di chi è Anna Frank?. Lo fa in un saggio del 1997 pubblicato sulle pagine del New Yorker, nel quale analizza la storia editoriale del famoso diario alla luce di una retorica che ne ha evidenziato principalmente gli elementi edificanti del testo. Un esempio su tutti, la famosa frase “A dispetto di tutto quanto credo ancora che la gente abbia davvero un buon cuore”. Secondo Ozick, il desiderio di rendere la tragedia più sopportabile, ha depotenziato il messaggio del Diario di Anna Frank. Un tradimento della storia di una ragazzina morta a soli 15 anni che, per la scrittrice, equivale a una negazione. Di chi è Anna Frank?, appena pubblicato da La nave di Teseo, è un saggio che può non mettere tutti d’accordo, ma risulta fondamentale per riflettere sulle responsabilità dell’editoria, della critica letteraria e del lettore nel preservare la memoria della Shoah.

Ricordare l’Olocausto significa anche dare voce alle vittime dimenticate del nazifascismo. In Gli uomini con il triangolo rosa (Sonda), viene raccontata la storia di Heinz Heger e di quelle migliaia di altre persone rinchiuse nei lager con lo stesso marchio cucito sulla casacca. Nel 1939, infatti, viene arrestato a Vienna perché omosessuale e deportato nel campo di concentramento di Sachsenhausen e, in seguito, a Flossenbürg. In realtà, Heinz Heger è lo pseudonimo dietro cui si celano Josef Kohout, vero protagonista della vicenda narrata, e l’amico Hans Neumann, che ha scritto questa biografia. Un libro dolente, ma necessario, che contiene anche un saggio dello storico Giovanni Dall’Orto sulla condizione degli omosessuali in Italia nel periodo fascista. E proprio quel triangolo rosa – il cui unico esemplare conservato apparteneva proprio a Kohout ed è oggi allo United States Holocaust Memorial Museum di Washington – è stato reclamato negli anni ‘70 dallo stesso movimento LGBT, come simbolo di rivendicazione di identità e, allo stesso tempo, memento per le atrocità subite.

Chiudiamo la sezione dedicata ai saggi da leggere durante il Giorno della Memoria con un’altra biografia. Il protagonista è Gino Bartali, l’autore è il giornalista e politologo Alberto Toscano. Non tutti, probabilmente, sanno che il leggendario ciclista, tra il 1943 e il 1944, durante i suoi allenamenti, percorse centinaia di chilometri nel tratto che separava Firenze da Assisi, nascondendo documenti falsi grazie ai quali furono salvati dalla deportazione centinaia di rifugiati ebrei. In Gino Bartali. Una bici contro il fascismo (Baldini+Castoldi) si parla di questo aspetto della vita del grande campione, della sua avversione al regime e alle leggi razziali e del suo impegno attivo nella rete clandestina nata nel 1943 per nascondere moltissimi ebrei. Per questo oggi il nome di Bartali è scritto sul Muro dei Giusti del Memoriale di Yad Vashem a Gerusalemme. Un esempio di resistenza civile da tenere bene a mente, soprattutto in tempi bui.

Narrativa

Memoria e identità sono al centro del nuovo libro di Irvin D. Yalom. Protagonista di Chiamerò la polizia (Neri Pozza) è Bob Berger, ex compagno di studi dello psichiatra statunitense, deciso finalmente ad affrontare i demoni di un passato sempre tenuto nascosto, fin dal suo arrivo negli Stati Uniti a 17 anni come profugo. Sfuggito ai nazisti fingendosi cristiano, non aveva mai rivelato di essere sopravvissuto alla Shoah. Con l’aiuto dell’amico Yalom, Berger comincerà un processo di guarigione dalla paura e dal senso di colpa scaturito dal tentativo di spingere nei recessi più oscuri della mente una tragedia che non si può dimenticare, ma semplicemente affrontare ed esorcizzare, per poter andare avanti.

La vincitrice del Premio Strega Giovani 2018 Lia Levi, invece, ci racconta tre tragiche storie molto diverse tra loro, ma legate dal filo invisibile delle Leggi razziali fasciste promulgate nel 1938, in grado di sconvolgere non solo i mondi dei tre protagonisti, ma anche le nostre coscienze. Una bambina, il cui tranquillo mondo borghese viene capovolto, un professore di lettere che deve superare l’allontanamento di un figlio e, infine, le difficoltà di una madre, rimasta vedova dopo il suicidio del marito, con una bambina da crescere. Sono questi i protagonisti di Trilogia della memoria (e/o), che riunisce finalmente in un solo volume Una bambina e basta (Premio Elsa Morante opera prima), L’Albergo della Magnolia (premio Moravia 2002), e L’amore mio non può, da cui Manuela Kustermann ha tratto un monologo teatrale nel 2008.

Infine, in occasione del Giorno della Memoria, Passigli ripropone un classico della letteratura sulla Shoah, Il Requiem di Terezin di Josef Bor. Lo scrittore venne internato nella città ceca di Terezín, quando la città fu trasformata in un campo di concentramento. Terezín era una sorta di campo modello usato come facciata, nel quale erano permesse attività artistiche e sportive, dal quale passavano prigionieri che via via venivano trasferiti ad Auschwitz. Qui, Bor fu testimone di una delle più grandi ribellioni della storia dei lager. Ad organizzarla fu il direttore d’orchestra Rafael Schächter, che, insieme a musicisti e cantanti ebrei, eseguì il Requiem di Verdi davanti a una platea formata da alte cariche delle SS e lo stesso Adolf Eichmann. L’anno era il 1944 e quel Requiem non era rivolto alle vittime, ma agli stessi carnefici nazisti, le cui armate si stavano ritirando. Un libro lucido e crudo che mescola il tema del ricordo a quello della musica, espressione artistica come gesto di libertà.

Illustrati

In La vita che desideri, graphic novel di Francesco Memo (testi) e Barbara Borlini (illustrazioni), sono racchiusi trent’anni di storia italiana, dalla Prima alla Seconda Guerra Mondiale, guardati dal punto di vista di chi si è sempre sentito lontano dall’ideale machista imposto dalla cultura dominante e dal regime fascista. Protagonista è Giulio, del quale seguiamo la vita scandita da tutti i grandi avvenimenti del ‘900. Lo incontriamo nel 1914, quando viene mandato a combattere sul Carso. Lo ritroviamo maitre d’hotel sul Lago Maggiore nel 1935, dove conosce Giorgio e se ne innamora. Infine, nel 1943, dopo aver ritrovato Giorgio, viene coinvolto in una rete di spionaggio partigiano. Nelle immagini illustrate da Borlini, ogni fase della vita di Giulio è contraddistinta da una scelta cromatica predominante: giallo, rosso, verde, quasi a sottolineare le diverse fasi emotive di una presa di coscienza di sé, in continuo conflitto con la drammatica realtà all’esterno. E attraverso una toccante storia d’amore omosessuale, La vita che desideri (Tunué) riflette sulla violenza della Storia che irrompe nel quotidiano, ma anche sulla necessità di non conformarsi e resistere.

Passiamo alla letteratura per bambini dai 6 anni con due volumi illustrati sulla Shoah che condividono, in qualche modo, lo stesso apparato simbolico. Quello della stella gialla a sei punte appuntata sugli abiti dei deportati ebrei è un’immagine drammatica, strappata al suo contesto religioso e trasformata in strumento di persecuzione. Tuttavia, oggi, le milioni di stelle di stoffa rimaste sono spesso le uniche testimoni del destino di chi le indossava. Sono loro le protagoniste di Fu stella (Lapis), scritto da Matteo Corradini e illustrato da Vittoria Facchini. Dieci stelle che raccontano ai piccoli lettori dieci storie di persone come loro, per avvicinarli gradualmente al tema doloroso della Shoah. Ne Il ladro di stelle (Valentina), invece, il piccolo David ne ha una cucita sul cappotto. Anche l’amico Andrea, che non ne capisce il vero significato, ne vorrebbe una. Un giorno decide di rubarla e appuntarsela addosso. Al centro del libro illustrato di Sebastiano Ruiz Mignone e Giulia Rosa Cardia c’è la sincera amicizia di due bambini, al di fuori delle logiche del pregiudizio e della discriminazione, per i quali le stelle, quelle che brillano in cielo e che amano disegnare insieme, e quelle appuntate sugli abiti, sono tutte, semplicemente, stelle.