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La scomparsa di Josef Mengele: Olivier Guez sulla “mediocrità del male”

23 aprile 2018
Olivier Guez, autore di La scomparsa di Josef Mengele

Olivier Guez parla della sua rigorosa ricerca per ricostruire la latitanza argentina dell’efferato criminale nazista in La scomparsa di Josef Mengele, edito da Neri Pozza

Sono molte le storie che hanno caratterizzato la raccapricciante figura di Josef Mengele durante la sua latitanza. Quando Olivier Guez ha iniziato a scrivere La scomparsa di Josef Mengele, non sapeva «molto di più di quello che veniva raccontando in quelle leggende metropolitane che circolavano soprattutto tra gli anni ’60 e ’70».

Soprannominato «Angelo della morte», c’era chi lo dipingeva quasi come un criminale con i super poteri, chi lo vedeva membro di una setta segretissima in Uruguay, chi lo collocava in Egitto con Nasser. Anche film come Il maratoneta (1976) o I ragazzi venuti dal Brasile (1978) non tracciavano certo un ritratto preciso e veritiero di Mengele.

È lo stesso Olivier Guez a raccontarci l’inizio del suo viaggio nella macabra vita di uno dei più efferati criminali della storia, in un incontro con la scrittrice Elena Loewenthal e il giornalista Wlodek Goldkorn che si è tenuto lo scorso 12 aprile (in concomitanza con la Yom HaShoah, la “Giornata del ricordo dell’Olocausto”) al Teatro Parenti di Milano.

Un cammino iniziato con una rigorosa ricerca delle fonti per poter elaborare il ritratto psicologico di Mengele a partire dai fatti, al di là della paura che incuteva la sua figura.

«All’inizio della mia ricerca» dice lo scrittore francese «cercavo su Google il nome di Mengele e vedevo questo viso agghiacciante, con uno sguardo assolutamente terrorizzante. Mi sentivo quasi come una marionetta nelle sue mani. Poi, un po’ alla volta, sono diventato io il suo burattinaio».

La scomparsa di Josef Mengele: Olivier Guez sulla “mediocrità del male”
Josef Mengele, Argentina, 1956

Il risultato del minuzioso lavoro di ricerca di Olivier Guez è ben documentato dall’apparato bibliografico a corredo del romanzo pubblicato da Neri Pozza, sicuramente degno di un saggio di storia contemporanea. Tuttavia, solo la forma del romanzo ha permesso allo scrittore di seguire passo passo il percorso del medico nazista e, soprattutto, di portare avanti una precisa idea. 

«Se avessi scritto questo libro negli anni ’90» spiega Guez, «sarebbe stato per garantire che la storia non venisse dimenticata. E sicuramente questo è stato uno dei motivi, ma c’era dell’altro. Volevo concentrarmi sulla mediocrità di Josef Mengele».

Provenente da una famiglia molto ricca, Mengele aveva due dottorati, uno in antropologia e uno in medicina, una moglie e amava la musica classica. «Come è potuto accadere», si chiede Guez, «che una persona del genere sia finita a fare quello che ha fatto»?

Diversamente da Adolf Eichmann, il medico non credeva nell’ideologia nazista, era entrato nel partito e in seguito nelle SS per pura convenienza, per agevolare la sua carriera. 

«Parliamo di un uomo senza qualità che, a un certo punto, sprofonda nel male assoluto. Una persona priva di spina dorsale, egocentrica, di una bassezza imbarazzante. La vita familiare di Mengele non era toccata dalla sua attività. Dimostrando la propria totale indifferenza per le sue vittime, considerava quello che faceva un lavoro, era un dipendente modello della fabbrica della morte». 

Come sottolineato dallo scrittore francese, La scomparsa di Josef Mengele parla molto del presente. Si è infatti dedicato al lavoro di ricerca nel 2015 e alla stesura del romanzo nel 2016, due anni molto difficili per la Francia e per l’Europa.

«Un periodo in cui ci sono stati massacri, segnato dall’ascesa dell’islamismo e dei populisti di destra e di sinistra, caratterizzato dalla crisi dei migranti. Se guardiamo quello che accade intorno a noi, in Turchia, negli Stati Uniti, in Russia, vediamo una situazione impensabile da immaginare. Tutto questo spaventa l’Europa. Per questo bisogna fare attenzione, perché da una situazione come questa è semplice scivolare nel male. In questo senso è interessante considerare la storia di Mengele, che incarna perfettamente la follia suicida e totalmente autodistruttiva dell’Europa di quel periodo».

Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele, Neri Pozza
Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele, Neri Pozza