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L’ultimo turno di guardia

Alberto Rollo

Alberto Rollo ci ha preso proprio gusto a sorprendere i lettori. Una vita a fare da levatrice alle parole altrui nelle vesti di uno dei più autorevoli editor della patria editoria, con felici digressioni come traduttore e critico letterario, finché nel 2016 non è arrivato l’esordio come romanziere (per un ragazzo del ’51 un esordio discretamente tardivo) con il bellissimo Un’educazione milanese, giustamente celebrato dalla critica, amato dal pubblico e finalista al Premio Strega.

All’annuncio dell’editore Manni che stava per uscire “il nuovo Rollo”, tutti si aspettavano quindi un altro romanzo, magari il sequel dell’Educazione, con l’atteso approdo agli anni della militanza politico-cultural-editoriale, per la gioia del piccolo mondo assai pettegolo degli addetti ai lavori e aspiranti tali. Storie, aneddoti, incontri e scontri non gli sarebbero certo mancati.

E invece, Alberto Rollo spiazza tutti ancora una volta e si presenta in libreria con un libro di poesia. Anzi, con un poemetto. Intendiamoci, L’ultimo turno di guardia non tradisce la vocazione narrativa dell’autore, nelle sue novanta pagine nessuna tentazione lirica; piuttosto, si “mette in scena” una situazione, si confrontano due personaggi, si oggettiva una voce che non necessariamente ci viene da riportare all’autore.

Insomma, se nel romanzo non c’è dubbio, il protagonista di quel viaggio formativo è l’autore medesimo, non è così detto per la voce che sonora e petrosa interpella il suo carceriere / infermiere / alter ego nella torre in cui è da tempo e probabilmente per sempre rinchiusa. Torre che non sappiamo sia prigione o ospedale. Reclusione che sospettiamo di malattia e vecchiezza, ma sempre sotto l’ala di una colpa inespiabile. Lo stesso paziente-recluso sembra incerto rispetto al suo status. E in definitiva poco interessato a sciogliere l’enigma, data per certo l’ineluttabilità della sua pena, quale che sia.

E allora, certo, Kafka e il Castello, ma riportato alle architetture barocche della sua Praga, e anche Borges, o meglio il suo più romanzesco sodale Adolfo Bioy Casares, e il Beckett a due di Godot e di Finale di partita, che da appassionato dantista avrebbe apprezzato la petrosa cadenza dei versi di Alberto Rollo, il ritmo scandito, la metrica in evidenza, che impone letture ad alta voce, il lessico preciso, concreto quanto la sintassi vacilla tra deliquio e vaticinio, duro di una assoluta predilezione per le dentali, una cascata di t e d che di verso in verso trafigge il lettore (“il mattino ti avrà senza vantaggio”; “Tu, tristo impiastro…”; “i telefona, telefona strazianti”).

Alberto Rollo ha lavorato a L’ultimo turno di guardia dal 1994 al 2019. Fanno venticinque anni di scrittura, rilettura, ripensamenti, riscritture, cancellazioni, appunti, rapide accensioni e lunghe smemoratezze.

Così doveva essere. La grande poesia è avara di righe e generosa di tempo.

L'ultimo turno di guardia

Alberto Rollo
Manni
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Genere:
Narrativa moderna e contemporanea
Listino:
€ 12.00
Collana:
Pretesti
Data Uscita:
07/10/2020
Pagine:
104
Lingua:
Italiano
EAN:
9788836170333