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Gaia degli alberi

Alessandra Spada

La Terra è un pianeta meraviglioso, questo lo sappiamo tutti. E forse, quando eravamo bambini, i nostri occhi riuscivano ad ammirare con vero stupore tutta questa bellezza che oggi, anche senza volerlo, presi dalla frenesia della quotidianità, tendiamo a dare un po’ per scontata. Quanto siamo consapevoli del fatto che questo spettacolo incredibile che ci offre da millenni madre Natura sia sempre più compromesso dall’inquinamento e più soggetto alle devastazioni conseguenti ai cambiamenti climatici? Ci rendiamo davvero conto di quello che sta succedendo? Cosa ci direbbero oggi la natura, il mare e gli alberi se ci potessero parlare?

Alessandra Spada rende possibile questo incontro/confronto tra esseri umani e natura in Gaia degli alberi, da poco pubblicato da Solferino. Un dialogo che avviene grazie all’intervento di pochi eletti: quattro fanciulle molto diverse, che vivono in zone differenti della Svizzera, ma che hanno in comune la stessa capacità di sentire gli alberi e comprendere quello che essi dicono.

In questo romanzo di avventure fuori dal comune, dove la fantasia si intreccia magicamente con la scienza, e purtroppo, per alcuni aspetti, anche con la realtà dei nostri giorni, il nostro pianeta è in pericolo poiché gli alberi e le piante non riescono più a comunicare tra loro per garantire il suo equilibrio, che essi regolano da millenni. La frammentazione della rete verde che un tempo copriva la Terra è stata causata dalla mano dell’uomo: «Gli umani ci chiamano foresta / ma noi non ci chiamiamo. / Loro danno un nome che divide, distingue / l’altro da sé, separa gli individui dal tutto. / Ma noi siamo il tutto. / Ormai gli umani hanno poche memorie, / quella concentrata nel piccolo cervello / ha sopraffatto le altre, / non sentono più la memoria della pelle, / dei visceri, / delle ossa, dei capelli e delle unghie. / E dimenticano che siamo una cosa sola. / Affidati alla memoria piccola, si aggirano / smarriti a gran velocità, / ansiosi di dimostrare / nel breve tempo delle loro vite / di essere unici e indipendenti. / Individui. / Convinti di conquistare la libertà, / distruggono la rete che ci tiene tutti in vita//».

Queste quattro ragazze di quattordici anni condividono anche il fatto di essersi date, sin da piccole, un soprannome, anche se la cosa davvero sorprendente è quella di avere ricevuto lo stesso nome di battesimo: Gaia. Un nome profetico, che nella religione greca rappresentava la dea primordiale della Terra, l’origine stessa della vita e la massima espressione della sua inesauribile forza creatrice. Gaia è la natura, Gaia oggi è in pericolo e va aiutata.

Gaia, un nome magico per le giovani eroine, un nome che le conduce allo stesso destino e a un incontro inevitabile: «Quattro cuori che battono all’unisono, quattro respiri che si accordano. Fing, Ris, Edme e Derb si stavano riconoscendo. Sospese tra loro, cinque parole: Io parlo con gli alberi. Non contava più chi le avesse pronunciate, tutte e quattro le avevano riconosciute, ci si erano riconosciute. E questa era una scoperta che meritava un momento di ascolto. Il segreto di ciascuna era il segreto di tutte. Eccole lì, quattro ragazzine, molto diverse tra loro, ma con lo stesso dono speciale. Un bosso, una betulla, un larice, una piccola quercia. Si guardavano in cerchio, come in un gioco di specchi, il fisico un po’ squadrato di Derb e i suoi capelli neri cortissimi, accanto a quello minuto di Fing con i suoi incredibili capelli verdi, l’altezza svettante di Edme e la sua treccia biondissima lungo la schiena, la testa di ricci scuri di Ris. Un bosso, una betulla, un larice, una quercia».

Secondo un’antica leggenda, sono loro le persone speciali che possono cambiare le sorti del mondo, ma per riuscirci devono convincere la propria specie a cambiare rotta. La stessa leggenda narra di un tempo in cui «boschi e umani vivevano in simbiosi e comunicavano prosperando in armonia. – racconta uno dei personaggi nel romanzo – I giganti verdi proteggevano con le loro chiome una fitta comunità, in cui la distinzione tra animali e vegetali non era altro che il risultato di un bivio preso dal cammino dell’evoluzione. All’origine la foresta era un solo grande organismo di cui uomini, piante e animali facevano parte allo stesso modo. Quando gli umani erano comparsi sul pianeta, le piante, che esistevano già da centinaia di migliaia di anni, li avevano considerati buffi esserini indifesi, incapaci di produrre il proprio nutrimento e di trasformare l’energia del sole, costretti a muoversi continuamente e a uccidere per sopravvivere. Senza neanche la corazza o la pelliccia che proteggeva gli altri animali, gli umani erano in balia degli eventi atmosferici e dell’ambiente che li circondava. La foresta li aveva accolti, protetti e nutriti, convinta che anche loro avrebbero trovato un ruolo nella comunità del bosco. Era certa che avrebbero condiviso gioie e fatiche, come funghi, insetti e uccelli. Gli alberi avevano tanto da offrire, cibo, riparo, combustibile, materiale da costruzione… si trattava solo di capire cosa avrebbero potuto dare gli uomini in cambio, ma non sarebbe stato difficile trovare un equilibrio».

Per ricreare l’armonia perduta con la natura, queste quattro ragazze speciali devono ricostruire la rete verde che un tempo copriva la Terra. E per farlo devono prima riconnettere tra loro le foreste e poi insegnare agli umani come ascoltare le piante. Anche se la verità, la più importante a emergere da questo romanzo, è un’altra: chi davvero ha bisogno di essere salvata è la specie umana e non la natura: «Ah, eccovi. / Vi aspettavamo. / È ora. / – dicono gli alberi a Fing, Ris, Edme e Derb – Vi abbiamo chiamate da quando eravate dei semini. / Abbiamo aspettato che metteste corteccia. / Ma non avete più tanto tempo. / La vostra specie ha sbagliato direzione. / E fra poco non potremo nulla / per salvarli. / Noi sopravvivremo. / Lo facciamo da prima dei grandi ghiacci. / Possiamo ritirarci / nelle radici / nei semi. / Siamo pronte. / Alcune di noi sono stanche / Di resistere / per far respirare voi umani. / Senza la nostra rete / noi fatichiamo / voi soffocate. / Contiamo su di voi / per rammendare la rete//».