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Al di là del muro. La Stasi e il terrorismo

Gianluca Falanga

Ve lo ricordate Le vite degli altri, il bel film di Florian Henckel von Dommersmark che vinse l’Oscar come miglior film straniero nel 2007? Raccontava a perfezione, usando una singola storia individuale, la pervasività ansiogena della Stasi, il potentissimo servizio di spionaggio della Repubblica Democratica Tedesca, il più potente e ramificato servizio di spionaggio dell’Est Europa dopo il KGB, ma forse il più ramificato servizio di spionaggio di tutto il mondo in termini di numero di agenti per abitanti. Nuova Argos ha chiesto a uno dei massimi esperti dell’argomento, il germanista Gianluca Falanga, che già importanti lavori ha dedicato alla storia della Stasi e alle peculiari caratteristiche, di analizzare le attività di spionaggio verso l’esterno dei servizi tedeschi orientali. In Al di là del muro. La Stasi e il terrorismo, si parla soprattutto delle attività per destabilizzare la Germania Occidentale tramite la “adozione” della Rote Armee Fraktion, la RAF di Andreas Baader e Ulrike Meinhoff, e dei rapporti con il terrorismo internazionale, specie le diverse formazioni palestinesi in lotta per l’egemonia in contrapposizione ad Arafat e al suo gruppo dirigente.

L’assunto di base, che vale per la DDR e la Stasi come per tutti i servizi segreti di tutti gli stati totalitari, è la constatazione del rapporto di proporzione tra l’intrinseca debolezza dei regimi autoritari e la forza estrinseca dei loro apparati di sicurezza interna.