
Ernesto Anderle
Questo libro si apre con una domanda, apparentemente semplice, che blocca l’autore: perché disegno? E, prima ancora, perché l’essere umano ha cominciato a farlo? Per cercare una risposta ricontatta un vecchio professore, che gli racconta dei primi uomini che si spingevano nel buio delle grotte per lasciare un’immagine sulle pareti, e poi continua a indagare: parla con amici, artisti, con i suoi editori, segue coincidenze che sembrano segnali. Ogni incontro aggiunge un punto a una mappa sempre più strana: l’arte, l’istinto, il successo, la paura, la morte, la follia, il bisogno di ricontattare qualcosa dentro di noi e darle una forma che ancora non sappiamo dire. Intanto Dado ha trentacinque anni, fa un lavoro che detesta e vorrebbe scrivere ciò che sente. Ma per trovare la propria voce dovrà allontanarsi dalla vita che conosce e avere il coraggio di immergersi in se stesso. Le due storie finiscono così per riflettersi l’una nell’altra. Tra autobiografia e racconto surreale, Un atto di coraggio cerca l’origine del gesto creativo e il punto misterioso in cui una vita diventa immagine, racconto, segno, per scoprire che, forse, per trovare ciò che abbiamo davvero da dire bisogna prima avere il coraggio di perdersi.