
Christiane Klapisch Zuber
Alla fine del XIII secolo, numerosi Comuni italiani cercarono di imbrigliare la violenza e l’indisciplina di alcune famiglie aristocratiche e di bandirle dall’attività politica.
A Firenze, l’esclusione di questi lignaggi dichiarati magnatizi fu più volte confermata fino all’età medicea e le misure eccezionali destinate a prevenire e punire i misfatti di questi Grandi furono reiterate e talvolta inasprite. Parallelamente, nel corso del Trecento, il gruppo dirigente del Comune reintegrò nel Popolo – ossia tra i cittadini politicamente attivi – singoli individui o interi gruppi familiari precedentemente estromessi.
Il libro ripercorre le tappe e le modalità di questi “ritorni” che suscitarono delle resistenze e furono il risultato di compromessi tra élite mercantile al potere e magnati. Nel corso di circa un secolo, il Comune fiorentino sperimentò delle strategie di controllo sul comportamento criminale e fazioso dei magnati. In primo luogo, cercò di sfruttare il forte senso di solidarietà familiare nel tentativo di ritorcerlo contro di loro, offrendo anche le possibili vie di fuga dagli stretti vincoli del lignaggio. Poi intervenne anche sui principali segni della loro identità come il nome e le arme, sottoponendoli a uno stretto controllo di natura politica e collocando così l’antico antagonismo tra Popolo e Grandi alle radici dello Stato moderno.