
Sergio Luzzatto
27 luglio 1794: Robespierre è caduto, ma la Rivoluzione continua. E i deputati della Convenzione sono chiamati all'ennesima prova: fare i conti con il Terrore, convivere con gli effetti politici e morali di quanto avevano compiuto durante il terribile «anno II» del calendario repubblicano. In generale, nei quindici mesi che separano il 9 termidoro dall'avvento del Direttorio, è la Francia intera a dover decidere chi sia carnefice, chi vittima, e che cosa rimanga del sogno di una sovranità popolare. Nella ricostruzione di Sergio Luzzatto, quello del Termidoro è un tempo inquieto e febbrile, in cui la Rivoluzione tenta di uscire dal cerchio infernale della violenza, ma senza riuscirvi del tutto. Gli artefici del Terrore si ritrovano sul banco degli imputati, mentre gli scampati al Terrore reclamano giustizia – o vendetta. A Parigi, i giovani eleganti bastonano i giacobini al Palais-Royal e impongono la loro voce nei caffè e nei teatri. Presto, però, la fame riporta sulla scena i sanculotti dei sobborghi. Le insurrezioni di germinale e pratile vengono represse, la costituzione dell'anno III restringe gli spazi della democrazia, e la Convenzione agli sgoccioli cerca in nuove istituzioni repubblicane una definitiva via d'uscita dall'emergenza rivoluzionaria. Senonché responsabilità e memoria si confondono; la distinzione fra vittime e carnefici si fa instabile; rappresentanza, consenso, sovranità restano parole drammaticamente contese. L'«autunno» del titolo di questo libro ormai classico non rimanda quindi, genericamente, al declino di una Rivoluzione sfiorita. Indica nel Termidoro una stagione a sé stante, nel corso della quale i rivoluzionari francesi imparano a loro spese quanto sia difficile sopravvivere a sé stessi. A oltre trent'anni dalla prima edizione, una Postfazione inedita ritorna su tale scommessa interpretativa alla luce della storiografia più recente.