
Alessandro Angeli
Storie di fughe e ritorni, per la maggior parte attinte dalla cronaca. “La sposa bianca” narra del bell'Antonio di Gela, riprendendo e rielaborando l'articolo apparso su Repubblica di Palermo l'8 dicembre 2007, la “Giostra dei camminanti” la cacciata degli zingari dal campo rom di Ponticelli (Napoli) per il presunto rapimento di una bambina, mentre “I ragni in testa” è una delle tante storie di caporalato, ormai consuetudine del lavoro nero nel Mezzogiorno. “Metaponto” invece è il racconto di uno studente meridionale emigrato al nord in cerca di fortuna. “Lotto Zero” è soprattutto il racconto di una non terra, di uno spazio "ideale" disumanizzato dove è impossibile sostare se non si partecipa al lento processo di disgregazione etica e sociale che l'azione criminale impone, radicamento consolidato soprattutto nelle zone urbane più povere e disgregate delle città meridionali. Il nome preso in prestito dalla toponomastica sottolinea l'incontrastata opera di cementificazione italiana che come un cancro si è propagata dai rioni popolari fino ai paesaggi naturali più suggestivi per installarsi definitivamente nelle coscienze delle persone.