
Mario Avagliano
Giuliano Vassalli attraversa quasi tutto il Novecento italiano. Partigiano, giurista, ministro della Giustizia e presidente della Corte costituzionale, è uno dei protagonisti della Repubblica, sempre guidato da una profonda autonomia politica, intellettuale e morale. Da giovane vive dall’interno il fascismo, ma ne prende presto le distanze, dando vita a un nucleo antifascista e partecipando poi alla fondazione del Psiup clandestino. Durante l’occupazione tedesca è uno dei dirigenti della Resistenza socialista a Roma, organizza reti di spionaggio in collegamento con gli Alleati, contribuisce alla spettacolare evasione di Pertini e Saragat dal carcere di Regina Coeli e conosce le torture di via Tasso. Non è un intellettuale che osserva gli eventi: è un uomo che li vive. Da quell’esperienza nasce una concezione del diritto fondata sul rifiuto dell’arbitrio e sulla tutela della dignità della persona. Nel dopoguerra partecipa al dibattito sul processo di Norimberga, alla scissione di Palazzo Barberini fino alla stagione riformista di Craxi. Da penalista è tra i protagonisti di celebri processi, dal caso Montesi allo scandalo Lockheed. Da politico tenta di salvare Moro dalle Brigate Rosse e di difendere Tortora dalle ingiuste accuse. Da ministro della Giustizia promuove la riforma del processo penale del 1988. Attraverso documenti d’archivio, testimonianze e gli scritti dello stesso Vassalli, Avagliano ricostruisce con rigore storico e vivacità narrativa il ritratto di un protagonista della nostra storia. Ma questo libro è anche il racconto di una domanda che attraversa un’intera epoca: che cosa significava, nell’Italia delle ideologie, essere un socialista autonomo?