
Matteo Mancini, Antonino Favara
Scrittore, giornalista, critico ed educatore, Carlo Lorenzini, in arte Carlo Collodi, ripercorre la sua vita dialogando con il più famoso dei suoi figli: Pinocchio. Nella Firenze della prima metà dell’Ottocento, Carlo cresce con spirito ribelle in una famiglia numerosa, segnata da dolorosi lutti. Nemmeno la disciplina del seminario riesce a contenere la vivacità del giovane Collodi, il quale abbandona presto quella via per immergersi nella tumultuosa Firenze, dove si districa tra il lavoro in libreria e l’arruolamento volontario nella Prima e nella Seconda Guerra d’Indipendenza. Carlo capisce presto che la scrittura è lo strumento prediletto per osservare il mondo e incalzarlo. Si dimostra un’ottima penna, senza perdere la sua irriverenza quando c’è da stroncare una pièce teatrale o colpire con la satira i potenti. In questo periodo nasce lo pseudonimo Collodi, dal nome del paese d’origine della madre. Nel 1881 pubblica sul Giornale per i Bambini le prime avventure di Pinocchio, un burattino poco obbediente: il personaggio è subito un successo di pubblico e diventerà un simbolo universale di crescita e cambiamento. Il viaggio nei ricordi, accompagnato dalle domande del suo burattino, porta Collodi a rivivere le esperienze che hanno influenzato la sua penna. E per la prima volta può fermarsi accanto a Pinocchio e comprendere quanto la sua creazione abbia finito per diventare parte di sé.