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Letture d’estate, letture d’autrice

3 agosto 2019
Letture d'estate. Photo by Ben White on Unsplash

Grandi classici da riscoprire, romanzi contemporanei sorprendenti e racconti d’autrice: libri belli da leggere in vacanza

È ormai arrivato il momento di riabilitare l’espressione “letture da spiaggia”. Perché, chi ha detto che sotto l’ombrellone – o al lago, in montagna, in città, insomma un po’ dove piace trascorrere le vacanze – debbano arrivare solo libri poco impegnativi, di svago. Soprattutto, cosa significa “svagarsi” per un lettore forte? Sicuramente, avere tempo di godersi un buon romanzo in completa tranquillità, prendendosi il proprio tempo per recuperare titoli trascurati o scoprire novità sorprendenti. Leggere libri belli. Ma belli per davvero, perché il tempo da dedicare alle cose che amiamo è limitato.

Ecco, quindi, che dai cataloghi degli editori PDE arriva una selezione di libri scritti da autrici da scoprire o riscoprire. L’ultima puntata di Letture d’estate, rubrica stagionale dove vi consigliamo i libri leggere in vacanza, è dedicata ai grandi classici riportati in libreria in nuove edizioni o a straordinarie opere contemporanee in grado di raccontare il mondo frenetico intorno a noi, nello stesso momento in cui noi abbiamo la possibilità di rallentare un po’ e guardarlo con occhi diversi.

Classici da riscoprire

Nell’aprire una finestra sulla letteratura del passato, partiamo dalla Belle Époque, Parigi e l’opera di una delle più rilevanti e innovative personalità della prima metà del XX secolo. Sidonie-Gabrielle Colette. Per tutti, semplicemente, Colette. Creatrice della spregiudicata Claudine nel 1900, personaggio dalla spiccata sensualità e indipendenza, protagonista di una fortunata serie di romanzi, Colette si è imposta nel mondo dell’editoria francese passo dopo passo, romanzo dopo romanzo. Attrice di teatro e autrice prolifica, ha sempre scritto di figure femminili libere e anticonformiste, come, d’altronde, lo era lei.

Se non avete mai letto niente di Colette, Passigli ha appena portato nelle librerie  un elegantissimo cofanetto che raccoglie tre romanzi brevi di questa straordinaria scrittrice simbolo dell’autodeterminazione femminile.

Mitsou (1919), da lei stessa definito con grande ironia “operetta”, è il racconto della Grande Guerra vista dalle quinte del music-hall, a metà tra pièce teatrale e novella epistolare. Il romanzo suscitò la sincera commozione e l’apprezzamento di Marcel Proust. In Luna di pioggia (1940) i ricordi di Colette si intrecciano con la storia presente di due anziane sorelle, Rosita e Delia, che vivono nel vecchio appartamento abitato dalla scrittrice anni prima. In Camera di albergo (1940) torniamo nel mondo sfavillante del music-hall, ma parecchi anni dopo. Colette riflette con grande acume e maturità su vizi e virtù della società della Belle Époque, attraverso la storia, le bugie e i segreti di una coppia borghese apparentemente ordinaria incontrata durante una vacanza.

Colette, Cofanetto 3 volumi, Passigli Editori
Colette, Cofanetto 3 volumi, Passigli Editori

Ivy Compton-Burnett è sicuramente un’altra grande autrice da riscoprire in questo assolato agosto. Più donne che uomini (1933), uno dei suoi romanzi più apprezzati, apre infatti la nuova pubblicazione di Fazi Editore delle opere della scrittrice inglese. In principio c’è la tremenda Josephine Napier, algida e sprezzante preside di una scuola femminile. Tutti vivono sotto il suo tallone, tanto le allieve e le docenti, quanto le poche, pallide figure maschili che abitano quell’universo tutto al femminile. Il marito Simon, schiacciato dalla personalità della moglie, il figliastro Gabriel e suo padre, Jonathan, fratello di Josephine e amante segreto dello sfaccendato giovane Felix. È il tranquillo, desolato quadro del capolavoro di Ivy Compton-Burnett. Ma come sempre nei suoi libri, tra un servizio da tè Wedgwood e una stampa con scene di caccia, le insidie e i pericoli sono degni della giungla malese. Ne avremo un assaggio con l’arrivo della governante Elizabeth, che divide con la preside un passato di amicizia e sorda rivalità, e con la morte improvvisa del povero Simon.

Sonečka, invece, edito da Adelphi, è la storia di un amore immenso e totalizzante. Il «più grande amore femminile» della leggendaria poetessa Marina Cvetaeva. In questo libro, scritto nel 1937 dall’esilio in Francia, Cvetaeva celebra il suo legame con l’attrice Sof’ja Gollidej, detta Sonečka. Nel farlo, naturalmente, parla anche della tragedia in una nazione intera.

È il 1919, uno degli anni più difficili della guerra civile in Russia. Ma anche l’anno in cui la scrittrice conosce Sonecka, impegnata nella  messa in scena delle Notti bianche di Dostoevskij. Sonečka è capricciosa e sentimentale, Marina il suo opposto. Fra le due donne nasce una «amicizia frenetica, reciproca deificazione di anime», durata poco meno di un anno, perché Sonečka verrà obbligata a lasciare Mosca per seguire il suo «destino di donna».

Scritto nel 1937 dall’esilio in Francia, quando Cvetaeva era stata definitivamente proscritta dalla colonia émigrée parigina, Sonecka è un toccante grido d’amore, un epitaffio dalla straordinaria luminosità e al tempo stesso un congedo, che mescola la lingua quotidiana con lo stile sublime tipico della sua poesia. Un capolavoro.

Voci contemporanee

Con La bambina dell’Hotel Metropole, pubblicato da Francesco Brioschi Editore, siamo ancora in Russia, ma nel 1941. Le armate naziste avanzano veloci verso il cuore del Paese. E la piccola Ljudmila è costretta a lasciare Mosca per la più sicura Kujbišev. La aspettano mesi e anni di stenti, poco cibo, pochissimo cherosene, freddo e fame. E alla miseria si aggiunge l’esclusione.

I famigliari di Ljudmila sono nemici del popolo, praticamente degli appestati ideologici. Ma lei reagisce, si crea una vita di avventure, ribellioni e lettura, tantissima lettura. Cresce e la lettura diventa scrittura, la ribellione adolescenziale diventa anticonformismo. La piccola Ljudmila diventa Ljudmila Petruševskaja, scrittrice celebrata e tradotta in tutto il mondo, l’autrice di questo avvincente romanzo autobiografico, insignito del prestigioso Premio Bunin nel 2008.

Tayari Jones, vincitrice del Women’s Prize for Fiction con Un matrimonio americano (Neri Pozza), ci riporta nel presente con una storia emblematica dei tempi che stiamo vivendo. Al centro della storia un terribile errore giudiziario che colpisce duramente la vita di una coppia afroamericana di classe media di Atlanta. Roy e Celestial sono sposati da più di un anno, tra gli stessi alti e bassi che condividono molte coppie.

Roy viene dalla classe operaia della Louisiana. Ha lottato per emergere, finito il college, e ha un buon lavoro. Celestial è un’artista emergente. Un’accusa di stupro arriva a sconvolgere le loro vite. Roy è innocente, ma troppo spesso questo non conta nulla quando ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato e hai la pelle scura.

Il libro di Tayari Jones, però, non si concentra sulla terribile vicenda giudiziaria, ma sugli strascichi che una simile ingiustizia lascia sulle vittime. Raccogliendo le stesse istanze del movimento Black Lives Matter, racconta – con una narrativa potente e sincera – la dimensione più intima e personale di questa vicenda che coinvolge due persone che si amano e che a un certo punto si scoprono lontanissime a causa di un sistema iniquo basato sul pregiudizio e sull’incarcerazione di massa. 

Anche il romanzo di Claudia Durastanti, finalista al Premio Strega 2019, offre diversi spunti per una riflessione sociale e politica sul presente a partire da una dimensione intima ed emotiva. Perché quella raccontata in La Straniera (La nave di Teseo) è la storia della vita, in continuo movimento, di Durastanti. Inizia a Brooklyn, dove è nata. Continua con il trasferimento in un piccolo paesino lucano a sei anni e a Roma per frequentare l’università. Finisce a Londra, oggi.

Ma nel raccontare se stessa e la sua esperienza, Durastanti ci parla della sua famiglia divisa tra due continenti e dei suoi genitori affetti da sordità, in particolare della madre. Soprattutto, ci mostra cosa voglia dire “comunicare” quando si è cresciuti in un crocevia di linguaggi e voci diverse. Proprio per questo, scegliendo un registro elegante ed estremamente letterario per ripercorrere e organizzare luoghi e ricordi per creare una mappa di sé, Claudia Durastanti sembra in grado di guardare il mondo da una prospettiva unica e con una lucidità fuori dal comune. Questo è evidente nei brevi inserti saggistici che alterna al racconto biografico, ai quali affida le sue acute riflessioni sul mondo in cui viviamo.

Passiamo così da un romanzo alla scoperta delle proprie radici a un altro in cui è il “sistema” a negare la possibilità di averne. Parliamo di Panopticon, potente esordio di Jenni Fagan riportato in libreria da Carbonio (editore anche del successivo libro di Fagan, Pellegrini del sole, 2017), i cui diritti cinematografici sono stati acquistati recentemente dalla Sixteen Films di Ken Loach.

In Scozia, se a quindici anni sei passata da una famiglia in affido all’altra, sballottata tra genitori adottivi e assistenti sociali, sei diventata una disadattata e infine hai mandato in coma una poliziotta, c’è poco da fare, ti mandano al Panopticon. Sì, proprio il carcere ideale circolare progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham, basato sull’impossibilità dei prigionieri di capire se siano in quel momento controllati o meno. Poi sta a te perderti del tutto o imparare a sopravvivere, magari rendendoti invisibile e inventandoti una meravigliosa realtà parallela.

Come fa Anais Hendrix, la protagonista dell’inquietante e distopico romanzo di Fagan. Molti pensano che questa giovane scrittrice di Edimburgo sia l’erede di Irvine Welsh. Non a torto, visto che l’autore di Trainspotting ha speso parole di grande apprezzamento per questo libro destinato a diventare un cult.

Racconti

Romanzi, romanzi, sempre romanzi. I racconti, bisogna ammetterlo, sono passati un po’ di moda. Ed è un peccato, perché, in alcuni casi, la forma breve non solo risulta più incisiva, diretta e più incline alla sperimentazione, ma anche molto adatta alle diverse esigenze del lettore. Eccovi, allora, due raccolte di racconti che magari non sono riuscite a finire nel vostro radar di lettori durante l’anno.

Dopo lo splendido Bestiario sentimentale, Guadalupe Nettel torna in libreria con una nuova raccolta, Petali e altri racconti scomodi (La nuova Frontiera). Un titolo che sembra quasi un manifesto programmatico, per una delle scrittrici meno convenzionali del panorama contemporaneo. In questo nuovo lavoro, si concentra sulle anomalie.

C’è un fotografo che ritrae solo palpebre di donne, un anziano marito che scopre una maggior affinità con i cactus rispetto a quella provata con la moglie, una modella che si nutre con i suoi capelli e un collezionista di odori di bagni pubblici. Outsider che si rifugiano tra i chiaroscuri del quotidiano. Antieroi ossessivi, maniacali, eccentrici, grotteschi, Semplicemente, troppo umani. Personaggi che celano, dietro la deviazione dai canoni imposti, una bellezza unica, inaspettata e autentica come quella di questi racconti a loro dedicati.

Tosta e brava, la giovane Lesley Nneka Arimah è nata a Londra, cresciuta in Nigeria, trasferitasi a New York. Affida il suo esordio a una raccolta di racconti, Quando un uomo cade dal cielo, premiata con il Kirkus Prize, il Commonwealth Short Story Prize per l’Africa, il premio The Bridge e il National Magazine Award for Fiction. Tanti premi prestigiosi e gli elogi di tutta la critica, per un libro che SEM Società Editrice Milanese ha prontamente tradotto per il pubblico italiano.

I suoi racconti parlano di famiglie, madri e figlie, amanti e coniugi, classi, questioni razziali, guerre. E tanti sono i temi, tanti sono i tagli e i generi che Arimah adotta per raccontare le sue storie, dal realismo più crudo al racconto fantastico. Ma la voce è una, ed è forte. È la voce di Arimah, che, ci scommettiamo, sentiremo ancora a lungo.