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Arriva il Zacapa Noir Festival

23 luglio 2019

Il nome Zacapa è sinonimo di rum di eccelsa qualità. Da settembre, a Milano, lo sarà anche di noir e thriller!

Avete presente il nome Zacapa? È quello di un rum di estrema bontà, un distillato che arriva dalle montagne del Guatemala, derivato da puro succo di canna da zucchero, il “miel virgen”, invecchiato a 2300 metri, nella Casa sopra le nuvole in botti che già hanno ospitato bourbon, sherry, vino Pedro Ximénez, a volte persino cognac francese.

Insomma una meraviglia che poco ha a che vedere con i truci liquoracci che buoni e cattivi, guardie e ladri, detective e gangster tendono a trangugiare nei più classici hard boiled. A bere bene è solo qualche vilain d’alto bordo nei romanzi di S. S. Van Dine.

Bene, da oggi, forse, buoni e cattivi continueranno a bere i loro whisky e rum da quattro soldi, ma almeno gli autori non avranno più scuse: il 10 settembre, a Milano, prende il via la prima edizione dello Zacapa Noir Festival. Diciannove incontri, fino all’8 giugno 2020 con i più rinomati, quotati, amati e letti autori di noir e thriller, con qualche divagazione fuori dal genere. Italiani e stranieri, singoli, a coppie, intervistati da altri autori o da giornalisti e critici. Qui il programma completo della manifestazione, che si terrà nei locali del MEMO Restaurant, ex cinema teatro in zona Vittoria, via Monte Ortigara 30, dove d’abitudine non solo si mangia ottimamente, ma si ascolta musica dal vivo, specie jazz.

Ogni serata inizierà quindi alle 20.30 con una cena degustazione (40 euro il prezzo della serata) cui seguirà l’incontro letterario. Perciò, in pace si mangerà e in pace si parlerà di letteratura con gli autori, magari sorseggiando uno dei cocktail inventati dai bartender di Zacapa ispirati dai diversi ospiti e dalle loro opere.

Per chi proprio non potesse partecipare, nessuna paura, tutti gli incontri diventeranno dei podcast scaricabili sul sito zacapanoirfestival.it, sulla pagina Facebook di Zacapa Italia e sulla piattaforma spreaker.com.

Gli autori sono tanti, come vedete da programma completo, ma noi vogliamo segnalarvene cinque, che ci sono cari anche perché pubblicati da editori promossi da PDE. Eccoli:

10 settembre – Jeffery Deaver intervistato da Carlo Lucarelli. Per Solferino è da poco uscito il suo Promesse, che raccoglie due indagini di Lincoln Rhyme e Amelia Sachs. Nel primo racconto Lincoln e Amelia sono in luna di miele sul Lago di Como, ma questo non impedisce certo loro di inciampare (anche in luna di miele!) in un delitto. Nel secondo vengono coinvolti nel caso di un aereo inabissato nell’Oceano Atlantico al largo della Florida.

2 ottobre – a parlare di riscritture, reinvenzioni, omaggi a grandi predecessori, personaggi presi con rispetto, e con amore “portati oltre” i loro inventori, si misurano David Lagercrantz e Carlos Zanón, intervistati da Paolo Roversi. Lagercrantz ha raccolto la sfida di proseguire la trilogia di Stig Larsson, Carlos Zanón in compenso ha dovuto misurarsi con l’eredità di Manuel Vázquez Montalbán. Impresa riuscitissima, concordano tutti i lettori di Carvalho. Problemi di identità (uscito da SEM), con un Pepe Carvalho diviso tra Barcellona e Madrid, completamente perso dietro la moglie di un politico e alle prese con tre casi differenti: la scomparsa di una prostituta, l’omicidio di una nonna e della sua nipotina e la vicenda di un ragazzino vittima di bullismo. A discutere di omaggi e riscritture, fedeltà e autonomia ci sarà un altro “autore PDE”, visto che anche Paolo Roversi ha pubblicato, con SEM, il suo thriller Addicted: sindromi e dipendenze tra le più nefaste, uno chassis narrativo nel più puro Agatha Christie, con pazienti e terapeuti reclusi in una clinica remota e piena di telecamere, dove le morti si succedono una dopo l’altra.

8 aprile – È la volta di Hannah Tinti, che col suo Le dodici vite di Samuel Hawley (Nutrimenti) ci ha regalato un post western, un thriller, una storia di famiglia, ma soprattutto un’avventura che ci porta in un’America brutale, con la sensibilità di un racconto di formazione. Protagonisti del romanzo sono Samuel Hawley, ex criminale segnato da dodici cicatrici, che rappresentano dodici errori della sua vita, e la figlia adolescente Loo. Con loro il lettore attraversa l’America fino al Massachusetts, dove i due provano a lasciarsi alle spalle il passato e a esplorare il profondo ma complesso legame padre-figlia. A discutere con l’autrice, un’altra scrittrice di provata sensibilità come la finalista al Premio Strega 2019 Nadia Terranova.

27 maggio – con il suo Un matrimonio americano, Tayari Jones ha forse scritto un noir? Il libro (pubblicato da Neri Pozza) è talmente bello, letterariamente intenso, dolente, che francamente ce ne infischiamo (per citare Via col vento!), come se ne sono infischiati gli organizzatori dello Zacapa Noir Festival e, ne siamo, certi, se ne infischieranno i lettori / spettatori. La storia della coppia di borghesi afroamericani in viaggio nel sud degli Stati Uniti che si ritrovano gettati in un incubo razzista degno degli anni cinquanta potremmo tranquillamente rubricarla come noir sociale. Ma il romanzo non si ferma lì. Quali conseguenze avrà sulla giovane coppia la condanna di Roy? Leggete il libro, avrete di che discuterne con Tayari Jones e il suo intervistatore Francesco Costa.