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Adelphi e PDE. L’inizio di un cammino

18 gennaio 2019

Bolaño, Severino, Simenon. Eccoli qui i primi titoli Adelphi promossi da PDE

Il cammino comune della casa editrice milanese Adelphi e di PDE era iniziato a metà ottobre dello scorso anno, con la presentazione ai promotori dei titoli in uscita tra gennaio e marzo del 2019. I promotori hanno fatto i loro giri. I librai – indipendenti e di catena, fisici e online – sono stati contattati, visitati, convinti. Gli obiettivi sono stati raggiunti. E da oggi i primi tre titoli sono in libreria, su tavoli e scaffali, in vetrine e home pages, da oggi sta a loro convincere i lettori.

Le prime tre uscite sono affidate a nomi di indiscussa rinomanza, di grande pubblico, e di immediata “adelphità”.

La pista di ghiaccio è il romanzo d’esordio, 1993, di Roberto Bolaño, un thriller, come sempre nel caso del grande cileno, assai sui generis, nel quale meccanismi perfetti ed efferati, sense of humor (nerissimo, va da sé) e un funambolico senso della lingua concorrono a esaltare e dinamitare in un’unica mossa ogni norma e ogni buon uso del genere. E quindi: un campeggio sulla Costa Brava, un esule messicano, una clandestina armata di coltello, una campionessa di pattinaggio e un assessore socialista che per amore le fa costruire, coi soldi dei contribuenti, una pista di pattinaggio. Amori intrecciati, confessioni incrociate e un cadavere che muove tutta la vicenda.

Roberto Bolaño, La pista di ghiaccio, Adelphi
Roberto Bolaño, La pista di ghiaccio, Adelphi

Altre atmosfere e tutta un’altra concezione del noir, d’altra parte stiamo parlando di Georges Simenon, per Le Marie del porto. In compenso, anche questo in romanzo, non maigrettiano e molto normanno, gli amori incrociati si sprecano: amanti che si innamorano della sorella dell’amata, rivali che cercano di liberarsi della concorrenza in modi decisamente spicci, incastri e incroci di coppie in una sarabanda di tradimenti, “acque chete” decise a tutto pur di sfuggire all’avvilente noia della provincia. Insomma, Simenon al suo meglio. Al punto che nel ’49 Marcel Carné ne trasse un film (in Italia arrivò come  La vergine scaltra, e abbiamo detto tutto) con le scene disegnate dal grande fauve Maurice de Vlaminck, i dialoghi scritti dai due ex surrealisti Georges Ribemont-Dessaignes e Jacques Prévert e per protagonista l’incommensurabile Jean Gabin.

Georges Simenon, Le Marie del porto, Adelphi
Georges Simenon, Le Marie del porto, Adelphi

Altro impegno, va da sé, ma quanta sostanza, nel sostanziosissimo nuovo saggio di Emanuele Severino, Testimoniando il destino. I temi sono quelli tipici della riflessione del nostro massimo filosofo: il sapere e il suo statuto, l’illusione di una “stabile conoscenza della verità”, in un tempo che, si tratti di filosofia come di scienza,  ha voltato le spalle a questa possibilità, a questo “sogno”. Qui però, Severino  approfondisce alcuni temi centrali, come l’interpretazione, il rapporto tra destino e scienza, l’essenza linguistica del sapere originario, il senso ultimo dell’esser uomo e la storia infinita dell’uomo, il senso della salvezza.

Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Adelphi
Emanuele Severino, Testimoniando il destino, Adelphi

Settimana prossima altre due uscite: un classico e una “stravaganza”. Se infatti Danze e leggende dell’antica Cina è uno dei monumenti che Marcel Granet ha eretto alla cultura cinese – in questo caso oltretutto, guardando alla Cina arcaica, popolata di animali fantastici, sciamani danzanti, fondatori di dinastie poi millenarie – , La rivoluzione sconosciuta firmata come curatore da Guido Ceronetti ci porterà sulle strade della Marsigliese e della Carmagnola, raccontando il 1789 attraverso una scelta di citazioni di contemporanei e di posteri, da William Blake a Céline, da Hölderlin a Bataille e Leopardi. E cosa c’entrano le Centurie di Nostradamus? C’entrano, c’entrano…