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Naufraghi senza volto, Cristina Cattaneo parla dell’impegno di dare un nome ai corpi

20 dicembre 2018

Cristina Cattaneo, autrice di Naufraghi senza volto, parla dell’importanza di identificare le vittime del Mediterraneo

Dare un nome ai morti senza nome, i naufraghi senza volto. Smettere di considerarli cifre astratte e restituire loro l’umanità e identità troppo spesso negata. Trovare pezzi di vita nelle loro tasche e nei loro zaini. Ogni indizio è fondamentale per capire il paese d’origine delle decine di migliaia di cadaveri di migranti che il Mediterraneo restituisce alle spiagge europee: una tessera della biblioteca, la pagella di un bambino, un libro, una fotografia, un pezzo di stoffa, la maglia di un calciatore.

Nel libro Naufraghi senza volto, dare un nome alle vittime del Mediterraneo (Raffaello Cortina Editore) Cristina Cattaneo, docente di Medicina Legale dell’Università degli Studi di Milano e direttore del LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense), parla proprio dell’impegno fondamentale di identificare questi corpi. Un compito portato avanti ogni giorno da antropologi, patologi e medici forensi italiani, attraverso un difficile e intenso lavoro di catalogazione, con l’obiettivo di restituire i diritti a queste persone.

«Il corpo di un migrante deve avere la stessa dignità del corpo di qualunque altro» spiega Cristina Cattaneo nel video realizzato da Raffaello Cortina Editore in collaborazione con Freeda. «Naufraghi senza volto parla di una grave violazione dei diritti umani che sta avvenendo sotto i nostri occhi, per la quale nessuno fa niente».

Qui sotto potete vedere il video, in cui Cattaneo parla di Naufraghi senza volto e del suo impegno di medico legale, antropologa forense e paleopatologa.

Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto, Raffaello Cortina Editore
Cristina Cattaneo, Naufraghi senza volto, Raffaello Cortina Editore